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Operazione Strade Sicure, novità sulle condizioni dei militari

Ecco alcune novità emerse a seguito dell’incontro della Commissione Difesa del capo di Stato Maggiore della difesa, generale Enzo Vecciarelli, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni del personale militare impiegato nell’operazione “Strade Sicure”.

Il trattamento economico

«Dallo scorso anno sono state avanzate proposte per risolvere le criticità relative al trattamento economico dei militari. Una prima alternativa prevede la corresponsione di una indennità omnicomprensiva commisurando gli importi all’indennità di ordine pubblico in sede e fuori sede maggiorata del valore corrispondente a due ore di compenso per lavoro straordinario notturno. Tale ipotesi postulerebbe la contestuale disattivazione dell’orario di servizio. Quindi un significativo contenimento dei giorni di recupero maturati. Ciò a fronte di un impatto finanziario annuale stimato in 48 milioni di euro. Il personale godrebbe così di un adeguato beneficio economico senza far venire meno il necessario periodo di riposo psicofisico. Una seconda soluzione prevede la possibilità di elevare il volume massimo di ore di straordinario pro capite da remunerare da 14,5 a 38 ore con un impatto finanziario annuale stimato in 33 milioni di euro. Entrambe le alternative presuppongono finanziamenti dedicati in quanto non altrimenti assorbibili dallo scarno bilancio della Difesa. Tali ipotesi di provvedimenti correttivi non hanno trovato al momento accoglimento da parte del Mef», afferma il Capo di Stato Maggiore E.Vecciarelli.

Il recupero psicofisico

«Ipotizzata l’adozione di un sistema di turnazione giornaliera che garantisca maggiore recupero psicofisico personale già durante il periodo di impiego in operazione. Inoltre ci sarebbe la riduzione del numero dei siti fissi da presidiare. Questo consentirebbe di valorizzare il profilo di impiego del personale in maniera più prossima alle capacità operative. Annullato così, al contempo il numero delle ore di straordinario non remunerate e contenendo il numero dei giorni di assenza alle sole festività non fruite».

«Tale ipotesi -prosegue Vacciarelli- operativamente valida sul piano tecnico operativo risulterebbe tuttavia non ottimale sul piano motivazionale. Il personale impiegato fuori sede sarebbe costretto a permanere in recupero nella sede di impiego ovvero a farsi carico degli oneri del pendolarismo».

«Tale modifica delle modalità operative e di turnazione soggiace al vaglio di un tavolo tecnico interministeriale che coinvolge il competente Dipartimento di pubblica sicurezza», conclude Vecciarelli.

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Redazione

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