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Operazione antimafia: arrestate 20 persone legate a “cosa nostra”

Nell’ambito di un’operazione antimafia, denominata “Malupassu”, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, su delega della Procura Distrettuale etnea, eseguono, su tutto il territorio nazionale, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 20 persone. Gli individui sono, dunque, ritenuti tutti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione nonché traffico e spaccio di sostanze stupefacenti ed altri reati. Inoltre, l’organizzazione mafiosa, legata a “cosa nostra”  era rappresentata dalla famiglia “Santapaola-Ercolano”, e guidata dallo storico boss Pietro Puglisi seppur detenuto in carcere.

L’operatività, infatti, dell’associazione di tipo mafioso denominata “Santapaola- Ercolano”, si è accertata in molteplici sentenze che si sono succedute nel corso degli anni, che ne hanno consentito una progressiva disarticolazione.

Pietro Puglisi al 41 bis, gestiva gli affari della famiglia

Le indagini in oggetto, hanno consentito di accertare la struttura dei singoli gruppi del clan mafioso, e, nella fattispecie, di quello operante nel territorio di Mascalucia, sotto la direzione dei familiari dello storico boss
ergastolano Puglisi Pietro, oggi detenuto con il regime di cui all’art. 41 bis o.p. Ma non è tutto; infatti, dalle indagini è emerso che la gestione delle illecite attività del gruppo di Mascalucia veniva diretto senza soluzione di  dall’ergastolano.

Dopo la scarcerazione, di Puglisi Salvatore, figlio di Pietro, nell’anno 2017, egli divenne subito responsabile del gruppo di “Mascalucia” riaffermando il controllo del territorio e la posizione di vertice che aveva prima dell’arresto. L’indagine, inoltre, traeva origine dalla denuncia sporta presso gli uffici della Compagnia di Gravina di Catania nel febbraio del 2017, per tentata estorsione dai fratelli Carmeni Giovanni e Salvatore, titolari della ditta di costruzioni “CARMEDIL s.r.l.”, i quali indicavano di aver rinvenuto presso un proprio cantiere edile un biglietto manoscritto a carattere intimidatorio, riportante l’inequivocabile richiesta del pagamento di una somma di denaro, pena la distruzione dello stesso cantiere.

Il clan di Mascalucia legato alla famiglia “Santapaola-Ercolano”

Dopo l’inizio di accurate indagini, tradizionali e tecniche, la procura di Catania ha potuto individuare la linea gerarchica e i rapporti di potere, all’interno dell’organizzazione criminale, facente capo al clan mafioso
“Santapaola-Ercolano”; guidata dall’ergastolano PUGLISI Pietro che esercitava l’azione di comando dal carcere per il tramite dei figli Salvatore e Giuseppe. Inoltre, l’attività ha consentito nell’anno 2018 di sottoporre a
fermo di indiziato di delitto ben 7 elementi di vertice del gruppo; i quali, infatti, avevano palesato propositi omicidiari nei confronti di un esponente della “famiglia” per un contrasto a seguito di una attività estorsiva.

L’attività info-investigativa, pertanto, ha consentito di dimostrare, che il clan imponeva la sua forza e dominio del territorio anche con il traffico di marijuana e hashish, con l’intento di acquisire, in modo diretto o indiretto, la gestione o  l’assoggettamento di attività economiche e altro per realizzare profitti o vantaggi ingiusti.
Tuttavia una nota di merito va senza dubbio al personale in divisa capace di infondere fiducia in molti commercianti e imprenditori, vittime di estorsione da parte del gruppo mafioso di Mascalucia, che hanno
trovato il coraggio di ammettere i fatti.

 

G.G.

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Redazione

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