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Opera Diocesana: la lettera anonima del figlio di un ex dipendente

Riceviamo e pubblichiamo:

“Dopo gli ultimi avvenimenti che hanno investito l’Oda mi permetto di scrivere queste due righe perché forse non avete capito quello che ci state facendo e quello che ci avete fatto in 15 anni.

Sono il figlio di uno dei 600 dipendenti ODA, che ogni mattina si alza e va a svolgere il proprio lavoro da circa 30 anni.

Un bel giorno di circa 15 anni fa inizia il nostro calvario, iniziano i ritardi nel pagamento del nostro stipendio, prima un mese, poi 3, poi 6/7 mesi senza percepire un euro. Non capivo bene cose stesse succedendo perché ero troppo piccolo, ma vedevo la mia famiglia sgretolarsi lentamente, vedevo mio padre sempre più silenzioso e sempre più nervoso, vedevo mia madre sempre più disperata, ed io non capivo ma mio fratello più grande di me sapeva e capiva ma mi rassicurava.

Di quei anni ricordo le innumerevoli volte che mio padre con gli occhi lucidi mi diceva no, rifiutava tutte le mie richieste e non capivo…non capivo perché gli chiedevo un paio di scarpe che avevo visto in televisione e mi rispondeva che non era possibile, non capivo perché nella maggior parte delle volte non mi mandavano al compleanno dei miei compagnetti di classe, non capivo perché il mio di compleanno non poteva essere festeggiato come quello di tutti gli altri miei amici, non capivo perché la mattina prima di andare a scuola mia madre ci preparava un panino a casa e lo divideva tra me e mio fratello.

Poi pian piano ho cominciato a capire cosa stava succedendo, non avevamo soldi, mio padre tutte le mattine si alzava per andare a lavorare ma non percepiva niente. Enormi furono i problemi di quegli anni bollette arretrate, finanziarie non pagate, mutuo insoluto, frigorifero sempre vuoto e tutti i giorni c’era sempre un dilemma: ”Come dobbiamo fare?”.

Mio fratello 5 anni più grande di me per andare all’università ha dovuto trovarsi un lavoro perché non potevamo permettercelo, durante il giorno studiava e la notte lavorava. Poi venne il mio turno e mio padre fece sacrifici enormi per farmi studiare e laureare. Ricordo il suo orgoglio quel giorno ma ricordo anche l’impotenza di non avermi potuto festeggiare, una semplice bottiglia di prosecco comprata all’ Eurospin e poi tutti a casa.

Ho iniziato a lavorare subito mi prestavo a fare qualsiasi cosa, avevo bisogno di soldi per aiutare la mia famiglia, già perché all’Oda le cose andavano sempre peggio, non sapevamo mai se ci avrebbero pagato ma soprattutto quando, eravamo sempre indietro di 5/6 stipendi, sempre senza soldi con il conto in rosso, con le finanziarie che ci chiamavano tutti i giorni minacciandoci, la banca che per le ultime rate di mutuo non pagate ci manda l’operatore giudiziario che voleva buttarci fuori di casa. Non mi importava dovevo fare di più, dovevo lavorare di più, dovevo fare più soldi e così ho iniziato a fare 3 lavori contemporaneamente senza fermarmi, senza dormire, dovevo salvare mio padre, dovevo salvare la mia famiglia. Così iniziai a pagare le bollette, a pagare il piano di rientro del mutuo, a fare la spesa, a dargli i soldi per la benzina ma non capivo perché mio padre mi guardava sempre con quegli occhi lucidi. Poi capii il perché, si sentiva umiliato perché non era riuscito a darci il meglio, pur lavorando non era riuscito a mandare avanti la sua famiglia, ma ero io suo figlio a mantenerlo.

Poi 2 anni fa arrivò il Dottore Alberto Marsella, un ligure a risollevare le sorti dell’Oda, non ci credeva nessuno, ormai eravamo destinati al baratro più totale. Ed invece proprio quel ligure ci ha ridato un po’ di sollievo, ci ha ridato la dignità che avevamo perso da tempo. Ci sembrava un miracolo, ogni mese lo stipendio dopo non so quanto tempo, ogni mese finalmente non eravamo più con l’acqua alla gola. Riuscivi a gestire la tua vita in maniera tranquilla, ed io avevo rivisto un po’ di serenità negli occhi di mio padre, finalmente tutto era tornato alla normalità dopo 15 anni di sofferenze.

Poi lunedi 06/03/2017 arriva Monsignore Gristina e sceglie di commissariare L’ODA nominando l’Avv. Landi con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, con un comunicato con tanto di sigillo e di firma ci mette a conoscenza che “A norma del Codice di diritto canonico, in forza del quale al Vescovo diocesano appartiene il dovere dell’alta sorveglianza anche sugli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti”. Ora perdonate la mia franchezza ma si è riscoperto dopo 15 anni di mala gestione responsabile dell’Oda? Dov’è stato quando i dipendenti scioperavano davanti alla Cattedrale? Dov’è stato durante i sit-in? Dov’è stato quando circa 15 dipendenti si sono incatenati dentro la cattedrale? Dov’è stato 15 anni??? Forse in un altro pianeta?

Noi poveri dipendenti e le loro famiglie stiamo assistendo ad un scempio, ad una lotta a chi deve prendersi l’Oda, da un lato Monsignore Gristina con il suo commissario e dall’altro l’ammistratore Delegato Alberto Marsella, che sicuramente non sarà uno stinco di Santo ma almeno ci ha ridato la nostra dignità persa da 15 anni. Da giorni i soldi per pagare lo stipendio di febbraio e il restante 50% della tredicesima 2016 sono bloccati in banca e noi poveri plebei attendiamo, messi in un angolo ad aspettare qualche notizie, niente nemmeno un comunicato che ci dica quando verremo pagati, negli istituti arrivano solo comunicati della lotta all’ultimo scontro, per quanto ci riguarda è indifferente chi governi l’Oda, noi vogliamo il nostro stipendio, quello per cui tutte le mattine ci alziamo e veniamo a lavorare.

Adesso mi viene spontaneo porgere alcune domande:

Che colpa abbiamo noi di quello che sta succedendo? Che colpa abbiano noi di quello che succede ai vertici dell’Oda? Che colpa abbiamo noi se chi c’è stato non ha saputo gestire in maniera adeguata?

NON POSSIAMO ESSERE NOI POVERA GENTE A PAGARNE LE CONSEGUENZE, PERCHE’ DI CONSEGUENZE NE ABBIAMO PAGATE E NE STIAMO ANCORA PAGANDO.

Mi rivolgo a voi a chi c’è stato, a chi c’è e a chi ci sarà:

Ridateci la nostra dignità e serenità, non potete trattarci da “STUPIDI” perché non lo siamo! C’è gente che ha perso tutto per quello che ci hanno fatto in questi 15 anni, c’è gente che ha perso la casa, che si è visto sequestrare le macchine ed è stato costretto a venire a piedi, c’è gente che paga innumerevoli debiti accumulati dopo i ritardi dello stipendio. Voi non potete toglierci di nuovo la nostra dignità, credo che 15 anni sono stati più che sufficienti.

A lei Dottor Marsella posso solo ringraziarla perché nel suo piccolo ha fatto grandi cose e le esprimo tutta la mia solidarietà per quello che sta succedendo.

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Redazione

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