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Oltre il tempo: la pluri lezione di Lorenzo Marotta

L'autore siciliano pubblicato nella collana Emersioni di Castelvecchi Editore, forma e filosofa con la delicatezza di un mentore

È uno dei miei interessi primari ma anche lavoro e lavorio, quello di leggere, confrontarmi con il testo e andando oltre, anche con l’autore del testo. Forse troppo inflazionata è l’idea che i molti presentano il loro libro come romanzo di formazione. Certo, dietro c’è un procedimento di editori, agenti, uffici stampa, per sponsorizzare al meglio il libro, ma non sempre a me è parso, almeno nel 90% dei casi, che ciò che viene presentato come “formazione” lo sia davvero. Oltre il tempo di Lorenzo Marotta, raffinato scrittore e studioso, nonché cronista per la stampa nazionale in area culturale, lo è invece senza alcun pulviscolo di dubbio.

Oltre la formazione

Lorenzo Marotta in una foto del suo profilo Facebook
Lorenzo Marotta in una foto del suo profilo Facebook

Edito nella collana Emersioni, da Castelvecchi Editore (già la dice lunga esser pubblicato a questi livelli), Oltre il tempo, uscito lo scorso maggio, presenta anche un doppio taglio filantropico e filosofico, che nella scrittura dell’autore si apre ai lettori tutti, che, detto sinceramente (io non conosco Lorenzo se non su alcuni social e per averne letto articoli) possono farne tesoro in maniera retroattiva, per darsi delle risposte, attraverso i contenuti che leggono, a domande che insorgono naturalmente nella vita di ognuno. Da qui, anche una fortissima impronta ontologica.

 

 

 

 

 

Oltre il romanzo

Oltre il tempo - cover
Oltre il tempo – cover

Dunque, Oltre il tempo è un romanzo e non un saggio, che però consegna gli insegnamenti tipici di quest’ultima tipologia, col godimento di leggere e immergersi nella narrazione (Lorenzo scrive benissimo tra l’altro e fa breccia anche con l’idea alta di quando si vuol esaltare un “prodotto” fine e si dice “è poesia pura”).

 

 

 

 

 

 

 

Chi è il protagonista?

Antonio Di Grado che ha curato la prefazione di Oltre il tempo, in una foto dal profilo Facebook di Patrizia Cesari
Antonio Di Grado che ha curato la prefazione di Oltre il tempo, in una foto dal profilo Facebook di Patrizia Cesari

Sono tanti i personaggi, forse qualcuno lo intravediamo come protagonista, altri come comparse, altri ancora come camei di passaggio, se ci azzardiamo a pensare che l’autore possa essersi descritto in uno di questi ma l’assoluto invece, e qui la bellezza di ciò che per tempo ho letto e escavato, che riceve l’avallo di uno dei più noti italianisti del nostro Stivale, Antonio Di Grado, che apre in prefazione: il protagonista è il tempo, andare oltre nella retroazione e ripercorrere incipit di vissuti per proseguirli in nuova veste? O superare quell’oltre trovandosi innanzi a diverse opzioni che sono figlie tutte di una medesima matrice, dunque il liceo dove crebbero e si formarono, amori, sogni e intenti di figli di diversi background sociali?

 

 

 

 

La mia commozione

È un libro che mi ha molto commosso Oltre il tempo, ma anche ferito, che mi ha tolto la rabbia verso mio padre, per la scelta della scuola che mi fece fare, per poi perdere anni all’Università; degli amici che oggi diremmo bulli, che scherzavano e non lo capivo. Un libro terapeutico, perché come in overture ho scritto è: formazione, filantropia, filosofia e ontologia.

 

 

Una domanda all’autore

Lorenzo Marotta
Lorenzo Marotta

La lode a Lorenzo Marotta, del quale ho già ordinato i precedenti romanzi, è dovuta. Mi sono spinto grazie ai social a contattarlo, riuscendo a rubargli una risposta alla seguente domanda: «Lorenzo scrivi di te in questa goccia di platino della quale l’editoria italiana può andare fiera?»

Pacatamente mi ha risposto che «Ogni autore scrive di sé, senza scrivere necessariamente di se stesso. Nella scrittura, che è sempre un percorso misterioso, confluiscono le nostre esperienze di vita. Letture, incontri, malattie, cadute, luoghi eccetera. Ed anche la visione della vita che si ha, compresi i dubbi, le inquietudini, la ricerca di senso».

 

 

Non è finita qui

Non creo illusioni, ma forse non è finito qui lo studio sulla pars costruens di questo autore siciliano, come me, che ho scoperto un po’ in ritardo e che fortemente consiglio.

 

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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