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Oggi appello per il commercialista “guardone”

AGGIORNAMENTO – Iniziata la discussione delle parti civili. Il sostituto procuratore generale Sabrina Gambino chiede conferma sentenza di primo grado

Nel novembre 2014, fu condannato, in primo grado, ad un anno di reclusione pena sospesa, provvisionale di 1.500 euro per ciascuna delle sei parti civili: oggi, sarà il momento dell’Appello per il commercialista Vincenzo La Rosa (difeso dall’avv. Antonio Fiumefreddo), accusato di avere spiato, con una penna con telecamera, alcune collaboratrici del suo studio professionale. La Pubblica Accusa, allora, aveva chiesto quattro anni.

Stamattina, i giudici della terza sezione della Corte d’Appello saranno chiamati a giudicare in secondo grado. La Pubblica Accusa sarà rappresentata dal sostituto procuratore generale Sabrina Gambino.
Commercialista stimato, felicemente sposato, con il vizietto del voyeurismo, fu denunciato dalle sei collaboratrici dello studio professionale. Non è uno scherzo, né il sottotitolo di un film hard: è la squallida sintesi di una vicenda, scoppiata nell’ottobre del 2009, finita in un’aula di tribunale.

Da una parte il professionista, il commercialista e consulente del lavoro Vincenzo La Rosa, 44 anni (difeso dall’avv. Antonio Fiumefreddo e dall’avv. Barbara Ronsivalle) accusato di “interferenze illecite nella vita privata” (615 bis codice penale) con l’aggravante dell’abuso di relazioni d’ufficio e dall’altra sei donne (assistite dai legali Luca Mirone, Francesco Antille e Maria Platania) che lo hanno denunciato, costituendosi parte civile: le avrebbe spiato, in bagno, servendosi di una penna con telecamera.

Nel filmato ritrovato dagli agenti del commissariato “Borgo-Ognina” sono, comunque, solo tre le donne riprese. Lo strumento era stato piazzato in uno scaffale del bagno dello studio, che fungeva anche da archivio. Le sei donne si sono dimesse dal loro impiego, ma ancora non hanno cominciato la causa di lavoro contro il commercialista.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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