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Quella bella chiesetta abusiva all’oasi del Simeto

Se la sono costruita autonomamente la chiesetta al villaggio Ippocampo di Mare dell’oasi del Simeto, sono stati apposti i sigilli e poi “loro” li hanno tolti.

Uno steccato in legno; una piccola costruzione di neanche 10 metri quadri, non in cemento ma sempre in legno, che custodisce il mezzo busto di una madonnina e del suo bambinello all’ombra di due alberi.

Le hanno dato un nome “La Madonna dell’Arco” e accanto hanno posto una lapide di legno con la scritta “la sosta della Misericordia”.

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Settimane addietro personale di sorveglianza dell’Ufficio riserve naturali della Provincia ne aveva precluso l’accesso a l’aveva sequestrata circondando l’area con il nastro a strisce bianco e rosso ma qualcuno lo ha rimosso, togliendo anche il cartello con la scritta Riserva Natuarale Oasi del Simeto.

La piccola cappella, molto frequentata dai numerosi residenti, è stata realizzata nella zona B che rientra nel perimetro del sito di interesse comunitario “Foce del fiume Simeto e lago Gornalunga” e nella zona di protezione speciale  “Biviere di Lentini, tratto del fiume Simeto e area antistante la foce”.esterni

In verità però si tratta della più bella e dolce costruzione realizzata nell’oasi. Per farla è stato livellato il terreno con l’ennesimo taglio di quelle fronde speciali che costituiscono la flora tipica dell’oasi e che custodisce quella fauna che rende unica la riserva; tolto questo, che certo non è poco, l’impatto con la natura è minimo perchè il filantropo – pare si tratti dell’iniziativa di un singolo che ha finanziato e realizzato l’opera donandola ai residenti – ha voluto usare il legno.

L’oasi del Simeto è stata traviata dalle costruzioni. Oggi circa tremila costruzioni abusive sono presenti nelle aree di riserva e, soprattutto, di pre-riserva. Con Decreto del 14 marzo 1984 viene formalmente istituita la riserva, e riconosciuta in gran parte come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS), ma le costruzioni sono presenti già dagli anni ’70, in alcuni casi sono anche antecedenti. Nonostante le aree della foce del Simeto fossero inserite sin dal 1969 nel Parco Territoriale Urbano del Comune di Catania, l’abusivismo edilizio non viene contrastato adeguatamente e continua anche dopo l’istituzione della riserva naturale avvenuta nel 1984.

Da anni si parla di demolizione massiccia ma obiettivamente sembra difficile che si possano abbattere tutte queste case ormai abitate da più di un trentennio. La cronaca invece è piena di fatti che raccontano dell’autonoma iniziativa di privati, ad esempio nel 2015 veniva sequestrato un bar gestito abusivamente da un sorvegliato speciale con annessi un emporio, un negozio di generi alimentari ed una una pizzeria che utilizzavano l’acqua di un pozzo.

Oggi c’è la cappella in legno, sorta dove non dovrebbe sorgere, per servire migliaia di residenti. Bisogna sequestrarla e demolirla mentre restano ancora in piedi quei palazzi in cemento alti 3 piani?

 

 

 

 

 

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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