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Nuovo Dpcm: coprifuoco nazionale alle 22:00. La Sicilia in bilico

La firma è arrivata nella notte: il nuovo DPCM sarà valido dal 5 novembre fino al 3 dicembre con disposizioni nazionali come il coprifuoco alle 22 e la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori. Norme che non differiscono molto dalle bozze divulgate dalla stampa in questi giorni, ma con una conquista in più: parrucchieri e centri estetici aperti anche nelle zone rosse.

La grande novità è rappresentata dalla divisione del territorio nazionale in tre fasce: rossa, arancione e verde. La collocazione di ogni Regione nell’area di pertinenza, però, è ancora avvolta nel mistero e si saprà nelle prossime 24 ore. Se per alcune regioni non ci sono dubbi, come Lombardia e Piemonte, la Sicilia è ancora in bilico tra arancione e verde.

Inizia così il “toto area”

L’orientamento di stanotte inserirebbe l’Isola tra le regioni a rischio intermedio con un indice Rt che si aggira sull’1,42 poco più basso dall’1,5 che se superato, potrebbe far scattare subito il temutissimo “scenario 4”.

Se così fosse in Sicilia rimarrebbero aperti i negozi. Scatta però la chiusura di bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie. Rimane valida per le attività di ristorazione la modalità di asporto e consegna a domicilio non oltre le 22. Permane il divieto di consumare sul posto o nelle vicinanze del locale. Esclusi dal provvedimento gli autogrill, i punti di ristoro degli ospedali e gli aeroporti.

Inoltre, è disposto il divieto di ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici e privati in un comune diverso da quello di residenza salvo esigenze di lavoro, studio, salute e necessità quale usufruire dei servizi non sospesi e non presenti nel proprio comune. Didattica a distanza obbligatoria per le scuole superiori, mentre rimangono aperti parrucchieri e centri benessere. Sospese mostre e chiusi i musei. Infine, scatta la chiusura nel weekend per i centri commerciali quando rimarranno aperti solo alimentari, farmacie, edicole e tabacchini.

Provvedimenti di certo più leggeri rispetto alle zone considerate rosse che vivranno un secondo lockdown come quello di marzo: serrate per i negozi ritenuti non essenziali e il ritorno della tanto odiata autocertificazione.

E.G.

 

 

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Redazione

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