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Nuova udienza per via Guardia della Carvana

Malgrado Catania e la sua proverbiale indifferenza (una sola persona presente in aula, oltre agli interessati al processo),  prosegue l’iter giudiziario di una vicenda grave, emblematica del sistema dominante.

E’ entrato, infatti, nel vivo, davanti al giudice monocratico Giuseppina Montuori della prima sezione del Tribunale di Catania, riguardante alcune vicende legate alla realizzazione della nuova sede del tribunale del lavoro, in via Guardia della Carvana. Un’opera legata al nome dell’imprenditore Domenico Toscano e alla società “Domus Enterprice”, ma anche –ma il processo non ne tratta- all’oneroso contratto di locazione di circa 800 mila euro l’anno stipulato dal comune di Catania.

Imputati sono l’imprenditore Domenico Toscano, il legale rappresentante della società “Domus Enterprice” Carmelo Russo e il progettista Giuseppe Garilli. I tre sono imputati di violazioni edilizia (testo unico 380/01, 44 lett. B), falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica utilità (art. 481 codice penale) e di truffa (articolo 640). Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Carmelo Peluso, Gigi Latino, Tommaso Tamburino e Salvatore Trombetta. Parte civile è solo il comune di Catania, con il prof. Giovanni Grasso.

Nel corso dell’udienza, come già avvenuto il 17 marzo scorso, per il prof. Grasso era presente l’avv. Angelica Montalbano.

E’ scritto nel decreto di rinvio a giudizio che “…perché in concorso tra loro, il primo (Russo, ndr) nella qualità di legale rappresentante della società committente “Domus Enterprice”, il secondo quale progettista per la medesima ditta, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso dapprima in assenza di variante e concessione edilizia o permesso di costruire (già rilasciato il 17.5.2005 n. 07/0383) con semplice D.I.A. eseguivano lavori di cambio di destinazione d’uso (da residenza ad uffici) con aumento del volume urbanistico e lieve modifica dei prospetti, in un secondo luogo, dopo la naturale scadenza del titolo concessorio, di seguito a D.I.A., in assenza di regolare e valido titolo, eseguivano ulteriori lavori di cambio di destinazione d’uso dei locali di via Guardia della Carvana n.25 come al permesso di costruire. In Catania D.I.A. del 01.08.2008 e 11.09.2009.”Ancora: “…perché nelle qualità predette, il secondo in particolare quale progettista incaricato dichiaravano falsamente che i lavori per i quali erano presentante le D.I.A. del 01.08.2008 e 11.09.09 erano interventi che non incidevano nei parametri urbanistici sulle volumetrie senza cambio di destinazioni d’uso e comunque le opere edilizie realizzate di seguito alle due D.I.A. erano rispondenti alla normativa vigente. In Catania dichiarazioni prodotte il 01.08.09 e l’11.09.09″Ancora terzo capo d’imputazione: “…perché in concorso tra loro nelle predette qualità con i raggiri esposti nel capo che precede ovvero con le false attestazioni prodotte a corredo della D.I.A. del 01.08.2008 e 11.09.2009 inducendo in errore il responsabile dell’U.T. del Comune di Catania circa la natura e consistenza dei lavori edilizi da eseguire presso i locali di via Guardia della Carvana n.25 in specie non descrivendo compiutamente che tratta vasi mutamento di destinazione d’uso e variazione di parametri urbanistici, richiedenti permesso di costruire e non D.I.A., procuravano a sé l’ingiusto profitto consistente nel versare un importo inferiore di oneri concessori con corrispondente danno per il Comune, nonché nell’ottenere i successivi certificati dagli organi competenti ai fini della agibilità e conformità urbanistica e sanitaria prodroniche alla stipula di contratto di locazione con il Comune di Catania al fine di adibire i predetti locali alle sedi giudiziarie del Tribunale e Corte D’Appello lavoro per i quali percepiscono quali locatari l’importo di Euro 656.688. Tempo e luogo come sopra”.

Nel corso dell’ultima udienza sono stati sentiti alcuni testi dell’Accusa: due investigatori, il commissario della Forestale Maurizio Mazzocca, il maresciallo Gaetano Lecce, verbalizzanti. Poi, è stata la volta dell’architetto Maria Luisa Areddia, all’epoca dei fatti dirigente del servizio attuazione della pianificazione del comune, che ha ripercorso l’iter, talora piuttosto travagliato, della pratica edilizia dell’immobile di via Guardia della Carvana. Numerose sono state le domande di Pm Valentina Vanadia e avvocati difensori e di parte civile.

In particolare, di annullamento non se ne parlò più alla luce della ulteriore documentazione presentata dalla società ed a seguito del sopralluogo dei competenti uffici dell’urbanistica che verificarono la piena rispondenza con i dati progettuali e concessori.

Successivamente, è stata sentita Carmela Cosenza, funzionario comunale che ha risposto in merito al certificato di agibilità dell’immobile. Ha risposto alle domande delle parti anche l’avvocato Marco Petino, all’epoca direttore del Patrimonio del comune di Catania, in particolare sui quesiti riguardanti le ricerche effettuate per trovare i nuovi locali in sostituzione della vecchia sede di via Verona e l’indicazione perentoria per l’immobile di via Guardia della Carvana arrivata dalla commissione manutenzioni di Palazzo di Giustizia e in merito al canone di locazione, per il quale –ha spiegato l’avv. Petino- l’ultima parola è stata dell’Agenzia del Territorio. E’ stato, infine, acquisito il verbale di sommarie informazioni di Vito Rapisarda, già tecnico della divisione Ragioneria e acquisti del comune.

Il procedimento ha conosciuto anche un errore tecnico: in un primo momento la Procura aveva disposto la citazione diretta degli imputati. Ma il giudice Eliana Trapasso successivamente fece notare che per il tipo di reati contestati è previsto il passaggio dal Gip! Di qui, la necessità che il procedimento tornasse…indietro, al Pm. Insomma, si è perso del tempo. Per una svista.

Il 17 marzo scorso è stato sentito, in qualità di teste, l’avv. Ignazio Maccarrone, una delle pochissime voci (assieme all’Anf dell’avv. Vito Pirrone) che hanno contrastato l’incredibile vicenda legata alla nuova sede del tribunale sezione lavoro (un tempo alloggiata in via Verona). Presente in aula anche il consulente tecnico del Pm, l’Ing. Carmelo La Piana: il suo elaborato sulla vicenda è stato acquisito al dibattimento, senza necessità della sua audizione.

In relazione a questo, c’è da dire che alla “Domus Enterprice” sono successivamente subentrate nel contratto la “Leocam società immobiliare srl“, la “Femacar Immobiliare srl” e la “Leonhouse Immobiliare srl“.

Di fatto, il tribunale lavoro (lo è ancora oggi) sarebbe finito ospitato in un seminterrato originariamente (prima del cambio di destinazione d’uso) adibito per deposito, locali di sgombero.

Eppure, in un primo momento l’amministrazione comunale aveva espresso la volontà di rescindere il contratto di locazione: ma nei fatti non si andò oltre una presa in considerazione in tema di annullamento. L’ intesa –“a peso d’oro”- rimase in vita e il tribunale è finito da via Verona a via Guardia della Carvana. Prossima udienza il 16 giugno prossimo.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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