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Cronache

Nucleare, arriva il “no” da parte della Regione

Non ci sarà nessun deposito di rifiuti radioattivi in Sicilia. 

Il “no” da parte della Regione Siciliana è stato formalizzato oggi: l’assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro, ha sottoscritto gli atti conclusivi del team di esperti – del quale hanno fatto parte tutti gli Enti competenti sulla vicenda – che dimostrano la incompatibilità dei 4 siti siciliani ritenuti dal governo nazionale potenzialmente idonei a ospitare il deposito unico dei rifiuti radioattivi. 

 Le quattro relazioni, una volta firmate, verranno inviate alla Sogin, società che per conto della presidenza del Consiglio dei ministri si è occupata di elaborare la Cnapi – Carta nazionale aree potenzialmente idonee.
Il 3 luglio scadranno i termini della consultazione pubblica che dovrà valutare tecnicamente le controdeduzioni sulla idoneità – a cui la Regione Siciliana si oppone – dei siti individuati da Roma.

 

«Non permetteremo mai che la Sicilia diventi la sede nazionale dei rifiuti radioattivi. Il nostro è un no secco, senza margini di ragionamento, perché siamo contrari per principio e abbiamo dati oggettivi che dimostrano che il nostro territorio è inadeguato a ospitare questo sito», ribadisce Cordaro.

Il governo Musumeci aveva istituito un tavolo di lavoro ad hoc per la questione: il prodotto di sei mesi di accertamenti è una documentazione che respinge, sotto il profilo ambientale, urbanistico, culturale, sismico, la possibile di diventare un deposito di rifiuti nucleari.

I siti sarebbero troppo vicini ai centri abitati

«Il nostro sito – ha detto l’assessore comunale alle Politiche agricole di Trapani, Giuseppe Pellegrino – si trova a pochi metri dall’autostrada e dai centri abitati di Fulgatore, Baglio Nuovo e Dattilo. E per di più, ha una forte vocazione vitivinicola, con la produzione della Doc Erice».

Anche a Butera la situazione non cambia: “Abbiamo già subito un danno economico – denuncia il sindaco Filippo Balbo – perché molte imprese che volevano investire qui hanno fatto un passo indietro.  Nei 150 ettari designati ci sono numerosi e importanti vigneti e cantine vitivinicole, un’area in cui avviene la produzione e lo stoccaggio del 90 per cento dei frutteti, in particolare della pesca di Delia Igp, con mandorleti, ulivi e ortaggi».

La zona di Calatafimi-Segesta, invece, sarebbe ad 800 metri da Sasi, un’area altamente sismica con importanti problemi di ricaduta idrogeologica, e a due passi dal Parco archeologico di Segesta.

 Il quarto sito, tra Petralia Sottana e Castellana Sicula, si trova all’interno del Parco delle Madonie dove si lamentano strade fatiscenti. Ma non solo: ospitare rifiuti nucleari vanificherebbe tutti gli sforzi fatti dalle amministrazioni dei due Comuni per rendere il Parco delle Madonie più attraente per i turisti.

E.G.

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Redazione

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