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Nubendi, le regole del “Sistema” di Nino Romeo

Quando si lavora per molti anni, decenni verrebbe da pensare, su un testo prima di metterlo in scena si corre il rischio sempre in agguato risulti già vecchio ancora prima della prima. Così non è per Nubendi di Nino Romeo che chiude la sua Trilogia della Famiglia in scena al Piccolo Teatro di Catania dal 7 al 9 aprile.

Nino-Romeo-1-670x501Forse per il discreto fascino del vintage, forse perché tocca temi esistenziali sempre contemporanei nello stile del bel teatro, ormai classico purtroppo, dell’avanguardia italiana della seconda metà del novecento, Nubendi si è rivelato perfettamente contemporaneo, cucendo sui personaggi il teatro “d’avanguardia, moderno, post e post-postmoderno”.

Un rincorrersi nello spazio e nel tempo di vecchi e giovani, tra fama e intimità, di servi e padroni in un avvicendarsi di ruoli consolidato da generazioni in cui un Sistema preciso viene rivoluzionato all’occorrenza, purché le regole restino sempre le stesse e i ruoli, seppur temporanei, siano ben definiti e dignitosi. E’ questo l’ambiente in cui i personaggi si muovono e vivono, è così che la pasticceria più famosa della città diventa metafora parodistica e tagliente di un microcosmo in cui la vita si consuma e si rinnova quasi come in una spirale onirica dalla quale sembra impossibile uscire una volta entrati.

17554561_1515858611780192_7199335348386923473_nStrepitosa Graziana Maniscalco che incarna Tilla, in cerca della propria individualità, della memoria del proprio tempo e non di altri, del proprio senso delle cose in convinzioni tanto precarie da non permettere l’intromissione di altre logiche se non la sua tanto che, si direbbe, sfiori la follia lucida cara al teatro novecentesco. La Maniscalco, tanto accurata quanto naturale, ha affascinato il pubblico dando vita ad un personaggio difficile da sostenere dall’inizio alla fine senza scivolare nel banale, pericolo superato egregiamente.

Angelo Tosto diventa Tello, un celeberrimo ritrattista, affascinato da Tilla ma della quale a volte non riesce a coglierne le sottigliezze. Tosto, perfettamente in grado di rendere le giuste sfumature al suo personaggio, ne è diventato esso stesso il ritratto quasi perfetto.

Imprescindibili alla scena, dalla presenza discreta e perfettamente ingranata da una regia minuziosa come un orologio, Nicola Costa e Ludovica Calabrese hanno saputo trasmettere quella serenità professionale vagamente inquietante finalizzata al, forse prevedibile, colpo di scena. Il Costa, perfetto in una sorta di delirio di onnipotenza che porta l’inconfondibile cifra interpretativa dell’apprezzato attore, perfettamente controbilanciato da Ludovica Calabrese dall’ironia devastante, sono i perfetti protagonisti/non protagonisti di questa tragicommedia moderna.

Bravi Valeria la Bua e Pietro Cucuzza, forse espressione voluta di un teatro che cambia sia nell’interpretazione che nel tema, capaci di fornire una nuova chiave di lettura di un teatro, in perenne necessità di cambiamento.

Meritatissimi i quasi quattro minuti di applausi e le tre chiamate alla ribalta rivolti, non solo agli attori ma anche all’autore e regista Nino Romeo.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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