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“Novecento”, ultima tappa a Carini

Ultimo appuntamento con il tour estivo di “Novecento”, monologo culto di Alessandro Baricco,

Domani, venerdì 6 agosto, alle ore 21.30 all’Anfiteatro Villa Belvedere di Carini (PA) l’ultimo appuntamento del tour estivo di “Novecento”.

Il testo culto di Alessandro Baricco, portato in scena nei più bei teatri all’aperto di Sicilia con il musicista Pierpaolo Petta, ha registrato il tutto esaurito a ogni replica.

Palermo, Patti, Marsala, Modica, Caltanissetta, Cattolica Eraclea e infine ultima tappa a Carini, per tornare poi il prossimo inverno al Teatro Agricantus di Palermo e a seguire la tourné in giro per l’Italia.

Nella scenografia minimal firmata da Carlo De Meo Sergio Vespertino, in scena al fianco di Pierpaolo Petta che firma le musiche originali, vestirà i panni del personaggio più iconico e amato di Alessandro Baricco, il pianista sull’Oceano appunto,

Una produzione voluta da Vito Meccio e firmata dalla Cooperativa Agricantus di Palermo con il sostegno della Regione Siciliana.

Quella di Danny Boodman T.D. Lemon, il leggendario pianista jazz che non ha mai messo piede sulla terraferma e che decide di vivere in simbiosi con il Virginian, il piroscafo che viaggiava tra l’America e il Vecchio Continente e sul quale è cresciuto, è ormai considerato un grande classico, capace di affascinare ed emozionare il pubblico di ogni età.

«Del testo “Novecento” di Alessandro Baricco apprezzo l’idea del mare, l’idea di vivere in un luogo instabile e definito, limitato. Una vita sospesa, una situazione liquida che ha un suo fascino – dice Sergio Vespertino – . La fragilità d’animo di Danny Boodman T.D. Lemon mi ha davvero incuriosito, tanto da conquistarmi: quell’impatto con l’immenso dopo aver vissuto per tutta una vita in un luogo confinato, in quella che per molti può essere percepita come una prigione, ma che per il protagonista è tutto il suo mondo. Rispetto ad altre messe in scena ho prediletto il monologo finale che a mio avviso riesce a mettere in evidenza anche altre fragilità dell’animo umano, che vanno oltre al concetto di spazio e di immenso. Tra le pieghe del testo ho trovato altre fragilità e anche una chiave di lettura diversa, più sottile, utile a svincolarsi da alcune debolezze umane. In scena porto il mio romanticismo malinconico, anche se il monologo viene alleggerito dalla mia personalizzazione che dona allo spettacolo quella convivialità che mi è congeniale».

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Redazione

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