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Notre Dame in fiamme, testimoni catanesi raccontano – VIDEO

Notre Dame, la cattedrale più importante di Parigi è andata in fiamme ieri pomeriggio. Crollati il tetto e la guglia, mentre migliaia di persone provenienti da tutto il mondo osservavano il triste spettacolo. Tra queste, anche catanesi.

Il terribile incendio

Secondo quanto riportato da La Repubblica, l’incendio di Notre Dame sarebbe divampato nel pomeriggio, da un’impalcatura. Nella cattedrale, infatti, si stavano tenendo dei lavori di restauro. La prima segnalazione ai vigili del fuoco sarebbe delle ore 18.50.
Nonostante il loro intervento, le fiamme hanno distrutto il tetto e la guglia, che sono crollati. Successivamente, a essere colpita anche una torre della facciata. Il lavoro dei pompieri ha impedito, però, che la distruzione fosse portata a compimento.

La notizia è stata immediatamente diffusa a mezzo stampa e attraverso i social. Il mondo intero ha pianto la cattedrale gotica, costruita già dal 1163, sotto il regno di Luigi VII il Giovane.
Sulle possibili cause dell’incendio si sta ancora indagando.

La testimonianza oculare di Loredana Ogeri a Notre Dame

A raccontare a L’Urlo il terribile episodio, la catanese Loredana Ogeri, trasferitasi a Parigi 2 anni fa. Al momento dell’incendio, si trovava a fare shopping in centro, durante il suo giorno libero.
“Ho assistito allo scempio per puro caso. Stavo facendo delle compere, quando ho visto del fumo bianco del provenire dalla cattedrale. Avvicinandomi all’Hotel De Ville, ho notato tantissima gente. Notre Dame era in fiamme. Il tetto aveva preso fuoco, così come la guglia. A un certo punto, è crollata, mentre tutti gridavano ‘no’, commossi”, ha raccontato.

Lacrime e stupore, tra migliaia di persone inermi. “La gente piangeva, anche a me veniva da piangere. Non posso credere che a Parigi non ci sia più la cattedrale di Notre Dame. È qualcosa di incredibile. Spero riescano a salvare il salvabile”, ha continuato

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Ma, sulla natura dell’incendio, a differenza di quanto diffuso dai giornali, dichiara: “Rincasando, le tv hanno cominciato a ipotizzare il dolo“, ha dichiarato.

La testimonianza “social” di Marco Caraffa

Un altro catanese residente a Parigi da 5 anni, il drammaturgo Marco Caraffa, ha appreso la notizia su internet.
“Ho saputo dell’accaduto perché la folla ha pubblicato tantissime storie sui social network. Alle 21 c’era ancora la luce e la gente si fermava a osservare le fiamme, a riprendere ciò che stava succedendo.
Ciò che più mi ha colpito è stata la reazione delle persone che stavano ferme, come fosse stata una manifestazione. Parigi è una città caotica, vedere qualcuno fermarsi è un evento raro”, ha detto.

Da buon catanese, Marco, prova a comprendere il dolore del popolo parigino. Ma non comprende gli eccessi che si sono diffusi in queste ore: “Vedere Notre Dame in fiamme è una cosa assurda, lo capisco. Ai francesi fa male. È come se a un catanese venisse bruciato il Duomo. Però occorre discernere. Mi sconvolge vedere la gente che pubblica sui social la scritta ‘Paris’, accompagnata dal cuoricino e dalle mani giunte, come se ci fosse stato un attentato”, ha continuato.

Un commento, quello di Marco, che ci ricorda il valore della vita umana rispetto alle cose materiali. Anche gli eventi più tristi possono rappresentare un momento di riflessione. E risulta difficile accettare una “reazione social” analoga a quella riservata agli attentati terroristici della capitale, nel 2015 e nel 2017, rivendicati dall’Isis.

La testimonianza di Rosaria Sanfilippo, le preghiere e i rumors

Rosaria Sanfilippo, catanese trasferitasi a Parigi 3 anni fa per motivi di lavoro, nella notte ha visitato il luogo.
“C’è ancora un piccolo fuoco al centro della cattedrale, ogni tanto cade ancora qualche pezzo della guglia”, afferma. “Le persone sono in strada e pregano. Vedere bruciare i sacrifici dei maestri scultori è un dolore immenso”.

“Le cause non sono ancora certe – continua – ma i rumors le attribuiscono a un barbecue. Pare che il vento abbia poi trascinato piccole gemme di fuoco. L’altra ipotesi, invece, è quella di un cortocircuito“.

 

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