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A nord di Kyoto: l’Albero della Vita

Anche in Giappone, come spesso accade negli altri paesi del mondo, le meraviglie dimorano negli angoli più nascosti, ed è così che chiunque voglia godere di panorami mozzafiato e di un’esperienza unica nel suo genere godendosi l’Albero della Vita,  deve spingersi fin sulle montagne a nord di Kyoto.

Dopo appena trenta minuti di viaggio a bordo di un trenino, ci si immerge nelle verdi atmosfere di due affascinanti villaggi di montagna: Kurama e Kibune. Celebre per essere stato teatro degli addestramenti di  Yoshitsune Minamoto, il primo samurai, è nella notte dei tempi che si attribuisce una speciale sacralità a Kurama, frequentato già prima dell’avvento Buddismo e dello Scintoismo.

albero della vita

Qui, dove un tempo si svolgevano i rituali sciamanici, oggi, turisti ed abitanti del posto, visitano un santuario di legno dove si trova l’albero sacro: esso  rappresenta l’energia primordiale, la fecondità, è l’Albero della Vita. Espressione del Dio Supremo, racchiude la forza dell’Amore, della Luce e del Potere.

Il tempio del Monte Kurama è oggi luogo fondamentale del patrimonio culturale giapponese. La visita a quest’importante località continua con una sosta presso l’onsen termale da cui è consentito ammirare un panorama di straordinaria bellezza.Proseguendo nel percorso di viaggio, si scende fino al villaggio di Kibune ed è qui che, dopo avere alimentato lo spirito immersi nella sacralità del monte, è nostra facoltà alimentare il corpo presso alcuni dei ristoranti più pittoreschi di tutto il paese.

La singolarità consiste nella costruzione dei tavoli di legno, sapientemente  sospesi sulle fresche e limpide acque del fiume; i pavimenti dei locali hanno un’altezza così ridotta da sfiorare l’acqua tanto che l’installazione è appena sopra la superficie del fiume e, da siffatta caratteristica le locande prendono il nome di  “Kawadoko” che significa “il letto del fiume”.

Il villaggio è dunque costituito quasi esclusivamente dalle tipiche locande in cui è data la possibilità di gustare pietanze tipiche della gastronomia giapponese soprattutto a base di pesce d’acqua dolce. Con un occhio al risparmio, in sostituzione al kaiseki  –  pasto tradizionale che include composite e varie pietanze – è preferibile la consumazione dei “Nagashi-soumen”:  i soumen sono i capellini giapponesi di farina bianca che si mangiano freddi durante la stagione estiva. Se il risparmio è garantito, è l’abilità nell’uso dei bastoncini a richiedere un grande dispendio di energie, soprattutto per i meno esperti. Un itinerario, dunque, che unisce in uno spazio geografico non troppo esteso esigenze culturali di diversa natura, dall’ Albero della Vita alla cucina tipica dei deliziosi villaggi limitrofi a dimostrazione ulteriore dell’immensa ricchezza del mondo giapponese.

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