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“Non lese la reputazione dell’on. Firrarello: ha esercitato diritto di critica”

“…sussiste, peraltro, la ‘verità’ del fatto –che, si badi, si caratterizza in modo diverso da quanto accade nel diritto di cronaca- poiché, per quel che è la consapevolezza del cittadino comune per il quale spesso una sentenza di condanna equivale a sentenza definitiva, il Firrarello, in quanto condannato per il reato di turbata libertà degli incanti aggravata dall’uso delle modalità di cui all’arti. 416 bis c.p. e dal fine di favorire un’associazione mafiosa, ben poteva era essere ritenuto corrotto e mafioso e ben poteva essere criticato il suo operato di sindaco consistito nel dare il proprio nome alla storica piazza Spedalieri di Bronte…” Questo è uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con cui il giudice Rosario Grasso, l’11 marzo scorso, ha assolto lo “studente lavoratore” T.L., nemmeno trentenne, dall’accusa di avere offeso la reputazione dell’on. Giuseppe Firrarello. L’Urlo ne aveva già scritto, seguendo il processo.

Qual era la presunta offesa?

“Il sindaco sen. Giuseppe Firrarello, condannato nell’aprile del 2007 dalla prima sezione del Tribunale di Catania a due anni di reclusione per corruzione e turbativa d’asta e in rapporto con le famiglie Mangion e Santapaola, ottiene un milione e 350 mila euro per il rifacimento della storicissima piazza Spedalieri e dopo 18 mesi la riconsegna alla cittadina con lo splendido nome di piazza Firrarello. Ma come si fa a togliere al filosofo Nicola Spedalieri la sua piazza per darla ad un politico corrotto?” . In questo modo, secondo il capo d’imputazione, T. L. avrebbe offeso la reputazione di Firrarello.

L.T., difeso dall’avv. Emanuela Fragalà, aveva scritto (si tratta del processo cosidetto “Garibaldi”) facendo riferimento -all’interno del suo post- alle fonti da cui aveva preso l’informazione. Non solo: aveva cancellato lo scritto –presunto diffamatorio-immediatamente dopo la segnalazione della polizia postale.

Nel marzo scorso, il Tribunale di Catania, in composizione monocratica, assolse T. L., malgrado la Procura della Repubblica avesse chiesto la condanna ad una multa e la parte civile il risarcimento del danno. Discriminante del diritto di critica: questo al fondamento della decisione, dopo due anni di processo. L’on. Firrarello, allora sindaco di Bronte (nel giugno scorso è stato eletto il nuovo primo cittadino Nunzio Calanna), aveva rifiutato l’ipotesi di rimessione di querela. Alla fine, il Tribunale ha emesso sentenza di assoluzione “trattandosi di persona non punibile per aver agito nell’esercizio di un diritto.”

“…ritiene, però, il Tribunale –è scritto ancora in motivazione- che sussista nella fattispecie l’esimente del diritto di critica. Invero, il diritto di critica ha confini più ampi di quello di cronaca e specialmente gli uomini politici sono maggiormente esposti alla espressione di giudizi negativi riguardanti la loro persona ed il loro operato…”

Il giudice Grasso altresì scrive in relazione all’intitolazione della piazza che “a detta convinzione, peraltro, l’imputato pervenne, sia per l’articolo pubblicato su un sito internet in cui dall’assessore del Comune di Bronte Biuso, nel quale alla piazza, seppur in modo ironico, veniva dato, nel titolo, il nome di piazza Firrarello, sia soprattutto, perché nella stessa piazza, a conclusione dei lavori di rifacimento, era stata insolitamente ed ingiustificatamente apposta la targa “Firrarello sindaco” che ben poteva giustificare l’errore. Giova ancora osservare che sussiste anche il requisito della continenza, poiché nella fattispecie non si ravvisa una mera aggressione verbale nei confronti del Firrarello, né attacchi alla sua persona che prescindono dal fatto che in concreto lamentato…”.

Quindi: “Il L., in buona sostanza, si duole, erroneamente, ma in buona fede, del fatto che alla principale piazza di Bronte, piazza Spedalieri, sia stato dato il nome del Firrarello, soggetto ritenuto mafioso e corrotto, a causa della sentenza di condanna riportata, citata nel “profilo”. In conclusione, il L. deve essere assolto dal reato ascrittogli, essendo persona non punibile per aver agito nell’esercizio del diritto di critica…”

Resta, sullo sfondo, una vicenda da cui traspare la cultura dominante in Italia, in particolare in tema di libertà di espressione e di reazioni del mondo politico. Per fortuna, esiste ancora una sensibilità mostrata dalla magistratura sul tema del diritto di critica, che, in una democrazia appena decente, dovrebbe essere uno dei fondamenti del vivere civile.

Non a caso, in questa vicenda, da un lato c’è uno studente-lavoratore che ha scritto, in buona fede, senza doppi fini politici, riportando anche quanto detto da un consigliere comunale. Dall’altro, c’è S.E. l’on. Pino Firrarello.

Per la cronaca, nel febbraio 2014, al processo cosiddetto“Garibaldi”, Firrarello è stato assolto. Ma alla fine, in Cassazione.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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