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Non è facile essere Gay di Antonio Agosta

Il piacere della vita in due non seguendo le regole

Non è facile essere sè stessi. Non è nemmeno semplice ammetterlo agli altri. Lo sa benissimo Roberto, il protagonista di “Non è facile essere gay” di Antonio Agosta. E lo sa bene anche Eleonora, la sua fidanzata. Il nuovo Racconto da Urlo esplora l’animo umano alla ricerca del proprio Io.

Dice di sè a Catania il 06/01/1973. Ha conseguito un diploma di laurea in Giornalismo e radiofonia. È autore di cinque libri, collabora con delle testate on.line ed è autore, insieme al regista Nino Giuffrida, di un cortometraggio dal titolo: “Sono un supereroe”.

Non è facile essere Gay

“Roberto è un giovane di 25 anni, vive in provincia di Milano e insegna lettere, non di ruolo, presso un istituto alberghiero del suo paese, non segue le mode  nonostante sia bello come un attore dai film hollywoodiani. Roberto è prossimo alle nozze, porterà all’altare la sua Eleonora dopo dodici lunghi anni di fidanzamento.

Eleonora è una bella ragazza bionda, alta e occhi chiari. Sembra una turista svedese smarrita tra le colline lombarde. Roberto è insicuro del suo futuro accanto a Eleonora, perché ama Francesco, un giovane della sua stessa età, operaio edile in un’impresa maschilista e bacchettona.

Roberto e Francesco s’incontrano in modo fugace e di nascosto lontano da occhi indiscreti, come due innamorati che fuggono dai falsi pregiudizi di una società bigotta. I loro incontri avvengono in un albergo, di vecchia costruzione, in una cittadina non lontana dal loro luogo di residenza. Tutte le volte fanno l’amore come due perfetti amanti, lasciandosi alle spalle  incertezze e delusioni di un mondo ipocrita e omofobo. Poi, dopo aver fatto l’amore, che per loro è puro sesso libero, Roberto e Francesco iniziano a parlare di come sarebbe la loro vita vissuta insieme, da marito e marito. Talvolta si abbracciano e piangono come due bambini messi in castigo dai loro padri per un loro comportamento controverso. Dopo ridono di gusto, si desiderano e pianificano il loro prossimo incontro. Si salutano con un bacio in bocca non curandosi dei presenti nell’aloha dell’albergo. E come sempre si ritorna nella propria quotidianità.

Il giorno delle nozze è arrivato. Roberto indossa il tight, simbolo dell’eleganza anglosassone, voluto da sua madre Rosalba. E mentre dalla radio si ascolta un brano dalla lacrima facile, Roberto ha un attimo di incertezza. È turbato. Si mette davanti allo specchio con aria afflitta. E con le mani sul viso scoppia in un pianto improvviso. Sembra un bambino che gli hanno appena rotto un giocattolo. Inizia a spogliarsi fino a rimanere in mutande. Ha deciso: quel giorno non andrà in chiesa per sigillare una promessa che non sente assolutamente. Non sarà il suo giorno perfetto. Intanto la futura sposa arriva davanti al sagrato della chiesa. Gli invitati non capiscono il ritardo di Roberto. Tranne Eleonora, lei conosce quali sono i dubbi del suo presunto innamorato. Le ore passano troppo in fretta. Gli invitati, confusi, iniziano ad andare via.

Eleonora alza la testa e da uno sguardo al cielo, poi chiude gli occhi e fa un sorriso beffardo. Sono passati due anni da quel giorno del “Sì” mai detto sotto lo sguardo afflitto del cristo messo in croce.

Roberto e Francesco camminano mano nella mano per strada, guardano una vetrina di abiti da sposi, è loro intenzione sposarsi civilmente.

Roberto ha ottenuto una cattedra definitiva nella Capitale. Mentre Francesco lavora come muratore e pittore edile per una ditta di Frosinone. Fanno le prove di come può essere una vita in due per sempre. E, come tutte le sere d’inverno, se ne stanno in casa davanti a una stufa accesa immaginando che sia un caminetto a legna.

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Redazione

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