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NoMUOS “Sciopero sociale percorso comune”

«Sciopero sociale. C’è chi parte, c’è chi resta, c’è chi protesta». Lo striscione d’apertura della manifestazione di Niscemi riassume in maniera sintetica ed efficace l’attuale situazione nel comune nisseno, dove oggi un migliaio di persone ha sfilato per le vie della città per protestare contro l’inquinamento elettromagnetico prodotto dalla base militare statunitense di contrada Ulmo, la carenza d’acqua potabile, la paventata chiusura dell’ospedale e la crisi dell’agricoltura. Promosso da un ampio cartello di associazioni – il Coordinamento regionale dei comitati NO MUOS, il Comitato No MUOS di Niscemi, la Lipu, A pArte i NO MUOS, L’Eco della Libertà e il Comitato per l’acqua pubblica – lo sciopero sociale di oggi ha visto una scarsa partecipazione di niscemesi, l’assenza degli studenti e circa il venti per cento delle attività commerciali ferme per l’adesione alla protesta.


«Ci aspettavamo una maggiore partecipazione – ammette Elvira Cusa, attivista niscemese da impegnata nella lotta contro l’installazione del MUOS e nelle battaglie per l’acqua – ché nelle scorse settimane siamo stati molto presenti nell’opera di sensibilizzazione e informazione, diffondendo migliaia di volantini anche porta a porta. Ma va bene anche così. Lo sciopero di oggi segna l’inizio di un percorso comune che presto sfocerà in un esposto contro Caltacqua, inadempiente rispetto al contratto: ci dà il 50% del servizio ma le bollette non sono dimezzate, perciò ci siamo rivolti a un legale. Chiediamo, inoltre, che l’amministrazione comunale rescinda il contratto con Caltacqua e che l’acqua torni pubblica». Come fra l’altro sancito dal referendum nazionale del 2011.


«Si sente l’assenza delle scuole e di tanti giovani partiti alla ricerca di lavoro all’estero o allontanatisi dalla repressione cui sono stati oggetto in questi anni», rileva Marino Miceli, medico e attivista NO MUOS. «Ogni settimana partono due autobus pieni di persone, giovani ma anche sessantenni, che vanno a cercare lavoro in Germania», chiarisce Cusa. Fra gli emigrati dei mesi scorsi, anche una ventina di attivisti del Presidio NO MUOS di contrada Ulmo, luogo centrale degli ultimi due anni per le proteste contro la base militare statunitense.
«Se consideriamo che siamo partiti in trecento e siamo arrivati in mille, possiamo dire che sia andata bene – osserva Alfonso Di Stefano, del Coordinamento regionale dei comitati NO MUOS – anche alla luce degli immancabili boicottaggi messi in atto in questi giorni».
Raffrontato coi quattromila di un anno e mezzo fa, lo sciopero sociale niscemese potrebbe sembrare un flop, ma gli organizzatori sono propensi a guardare il bicchiere mezzo pieno: «Un punto di partenza» per Elvira Cusa, «l’occasione per fare un bilancio e ripartire con le attività», secondo Marino Miceli. Attività come la pulizia di viale Angelo D’Arrigo, percorso pedonale degradato sotto il Belvedere di Niscemi, terrazza naturale sulla piana di Gela. Un’attività promossa da Lipu e Cea Onlus, all’interno della giornata di sciopero sociale, a conclusione del corteo, che richiama gli scioperi al contrario organizzati dalle organizzazioni bracciantili nella seconda metà del secolo scorso per invocare il varo della riforma agraria. Una pratica di lotta “importata” in Sicilia dal sociologo Danilo Dolci, che per tale motivo fu più volte arrestato e condannato.


Archiviata la giornata di protesta, fra luci e ombre, lo sguardo è già rivolto al convegno di domani su «Gli effetti biologici delle emissioni elettromagnetiche dellaa base USA di Niscemi sulla popolazione» (promosso da un “Comitato di cittadini a difesa del Territorio”) durante il quale Fiorenzo Marinelli, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare del CNR di Bologna, illustrerà i risultati delle proprie ricerche sul campo tese a evidenziare le possibili modifiche al DNA a causa dell’esposizione alle onde elettromagnetiche. Lo studio realizzato da Marinelli e da Massimo Coraddu, consulente esterno del Dipartimento di Energetica del Politecnico di Torino, è allegato alla relazione del “verificatore” nominato dal TAR di Palermo, Marcello D’Amore, docente all’università “La Sapienza” di Roma.


Il prossimo 25 settembre, sulla scorta delle due relazioni, i giudici amministrativi decideranno se il MUOS di Niscemi dovrà essere fermato, come l’anno scorso aveva deciso un’altra sezione dello stesso Tribunale, o se potrà entrare in attività.

 

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Redazione

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