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No Muos, la protesta torna a Niscemi

Dal 2013 ad oggi, sono tornati più volte per dire no al Muos. Sono gli attivisti del movimento che si oppone alla presenza di un sistema di comunicazioni satellitari americano nella riserva naturale Sughereta Niscemi.

Il corteo del movimento No Muos sta sfilando per ribadire la necessità di restare uniti nella lotta, a distanza di 5 anni dalla grande manifestazione del 2013 quando 15.000 persone circondarono la base della marina USA. “Oggi manteniamo quella fermezza e pensiamo che sia ancora il tempo di lottare”, scrivono gli attivisti.

“Perché le antenne e le parabole della morte – sottolineano – sono ancora in funzione e continuano ad emanare radiazioni elettromagnetiche nocive, mettendo in pericolo la salute di tutto il popolo siciliano. Perché il nostro territorio da Sigonella a Niscemi, passando per il porto di Augusta, è diventato un’immensa base militare. Questo inconsciamente ci rende succubi di un sistema guerrafondaio, che ci rende primo bersaglio militare in caso di conflitto e impedisce la valorizzazione della vocazione naturale del nostro territorio, basata sul turismo e l’agricoltura. Perché i governi che si susseguono continuano ad aumentare le spese militari e a ridurre la spesa sociale: l’Italia spende ogni giorno 68 milioni di euro in militarismo. Soldi su soldi buttati su armi, aerei e navi da guerra, missili, quando poi mancano i servizi necessari alla popolazione, mancano gli ospedali, le scuole crollano, le pensioni sono al minimo e molti non hanno un tetto sopra la testa. Non è vero quindi che mancano i soldi”.

Il MUOS è abusivo” è il loro mantra. “Lo gridiamo da anni nelle strade, e lo ribadiamo all’interno dei tribunali, come accadrà questo 5 aprile quando a Caltagirone si svolgerà il processo per abusivismo, per 4 dei 7 imputati, accusati di aver edificato l’impianto del MUOS senza autorizzazioni”.

(Foto dal profilo Facebook del movimento NO MUOS)

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Redazione

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