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No alla Dad: 70 famiglie catanesi fanno ricorso al Tar contro l’ordinanza di Musumeci

L’ordinanza firmata dal governatore della Regione Siciliana, posticipava il ritorno sui banchi di migliaia di bambini siciliani al 16 gennaio per le scuole elementari e fino al 30 per le scuole superiori.

Ma oltre 70 famiglie siciliane non ci stanno. E così hanno fatto ricorso al Tar.

A promuovere il ricorso Barbara Privitera e Lucia Murabito di Catania Family Lab: «Noi abbiamo figli che non sono ancora in età scolare – dichiarano Privitera e Murabito – ma tanti genitori a noi vicini e che fanno parte della nostra community online ci hanno manifestato da subito le loro difficoltà e i dubbi sulla legittimità del provvedimento preso dal Presidente della Regione Siciliana».

«Così dopo esserci consultati con i nostri legali abbiamo deciso di procedere facendo quello che sappiamo fare meglio: rete», prosegue Barbara Privitera.

«Abbiamo raccolto le adesioni e avviato una raccolta fondi -spiega Lucia Murabito-. Siamo famiglie normali e le spese di un ricorso al Tar non sono bazzecole. Ma grazie al supporto di oltre 70 famiglie siamo riusciti nell’intento».

“Chiusura delle scuole? Colpa della cattiva organizzazione”

Due i ricorsi presentati nella giornata di ieri tramite gli avvocati Rocco Todero, Giovanni Pappalardo, Gianfranco Fidone e Giuseppe Vitale. Uno che si concentra sui procedimenti relativi alla primaria (RG 35/2021) e il secondo (RG 40/2021) riguarda invece le scuole secondarie.

«Il diritto alla scuola è innegabile – prosegue Privitera – non ci stancheremo mai di ripeterlo. E se anche nelle zone rosse esso viene garantito e se il governo nazionale sembra voler tornare indietro sui suoi passi riguardo la DAD, non potevamo accettare che i più piccoli dei nostri figli ne venissero privati». 

«Come Catania Family Lab non potevamo non fare la nostra parte. Fare rete e mettere insieme le forze è quello su cui crediamo di più ed è essenziale nel sostenerci nel difficile ruolo dell’essere genitori. Genitori attivi e consapevoli», conclude Barbara Privitera.

«Come ampiamente argomentato nel ricorso dai nostri legali – prosegue Lucia Murabito – i motivi della chiusura delle scuole sono da ricercarsi nella cattiva organizzazione di tutto il resto come i trasporti ad esempio, o i mancati controlli all’uscita. Le nostre scuole si sono dimostrate sicure e i nostri figli molto più rispettosi delle norme rispetto a tanti adulti».

«I nostri figli – continua – sono già stati ampiamente privati di tutti i loro diritti: gli affetti, le attività di svago, l’attività sportiva, gli amici, la normalità. Le ripercussioni di tutto questo le vedremo più avanti, e saranno gravissime. Non possiamo permettere che vengano privati anche della scuola. Ne va del loro futuro e del nostro».

«Loro sono la classe dirigente di domani e meritano una scuola in presenza, degli insegnanti che li affianchino. Non uno schermo. Già vi si immergono abbastanza senza che li obblighiamo a farlo anche per apprendere», conclude Murabito.

Nel frattempo, la Regione potenzia la piattaforma www.continualascuola.itcon un finanziamento di ben 70 mila euro. Il portale consentirà di attivare le “aule digitali”, offrendo al docente e agli alunni la possibilità di condividere lavagna, schermi e supporti di vario tipo, in piena interazione.

Alla piattaforma si possono collegare contemporaneamente fino a 200 istituti scolastici o enti di formazione, ma il numero di studenti per aula è illimitato. Ciò consente di servire, ad esempio, due aule in simultanea.

E.G.

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Redazione

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