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La cultura storica dell’Isola sbarca su Netflix: ”The Queen’s Gambit” e la difesa siciliana

Il 23 ottobre approda su Netflix “The Queen’s Gambit’” – la regina degli scacchi- una serie che ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo. Il telefilm porta su una delle più grandi piattaforme di streaming di tutto il mondo un po’ di cultura e di storia della nostra amata Sicilia.

La serie

”La regina degli scacchi” è una miniserie da sette episodi che narra della burrascosa vita di Beth Harmon -Anya Taylor-Joy- che, sin da piccola, scopre la sua passione e il suo talento per gli scacchi e coltiva il suo sogno di diventare una grande maestra in questa disciplina.

Beth si farà strada con coraggio e audacia, sempre a testa alta in un mondo prevalentemente composto da uomini- ovvero quello scacchistico-  durante il particolare periodo della storia mondiale: quello della guerra fredda.

La sua vita si alternerà tra successi e delusioni, in perenne lotta contro alcol e psicofarmaci. Ma il vero nemico di Beth per gran parte della sua vita sarà lei stessa, fino al momento in cui riuscirà ad accettare e convivere con i suoi demoni interiori, le sue debolezze ed un passato di abbandono.

La difesa siciliana

Malgrado le digressioni sul personaggio, il tema centrale rimane quello degli scacchi. Per chi ha già visto la serie Netflix, al primo posto nelle classifiche per settimane, si ricorderà sicuramente di una delle aperture preferite da Beth: la difesa Siciliana.

È il signor Shaibel,  il custode del collegio della bambina, che accende la passione di Beth per gli scacchi. E così, in un seminterrato sudicio, l’uomo le spiega la potenza della difesa siciliana nel gioco degli scacchi.

Per i più esperti, si tratta dell’apertura più giocata dal nero quando il bianco apre con 1. e4. Consiste nel rispondere c5 per bilanciare con il controllo della casa d5 la mossa del bianco. Il bianco può decidere di giocare un gioco più aperto, giocando prima 2. Cf3  e 3. d4 alla terza, oppure un gioco chiuso giocando 2. e3.

Una storia tutta “Made in Sicily”

La denominazione di questa apertura apparve già nei primi anni del Seicento in un manoscritto di Gioacchino Greco “il Calabrese”.

Tuttavia sappiamo che la prima volta che in un libro stampato si parlò di “Partita Siciliana” fu in un volume pubblicato a Londra nel 1813: “The Works of Damiano, Ruy Lopez and Salvio on the Game of Chess”, di Jacob H.Sarratt.

Il primo ad utilizzare frequentemente questo tratto pare sia stato nel 1600 il nostro illustre concittadino Pietro Carrera, sacerdote catanese, nato a Militello, allievo del campione siracusano Paolo Boi. Nel suo libro “Il gioco de’ scacchi” analizzava appunto alcune varianti della difesa siciliana. E la mossa, diventata famosa a livello internazionale, sarebbe proprio ispirata alla sua figura.

Di certo Carrera non avrebbe mai immaginato che questa linea di gioco, dopo secoli, sarebbe diventata una delle più utilizzate al mondo e che un pezzo delle nostre origini e della nostra cultura, in parte grazie a lui, avrebbero fatto il giro del mondo.

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Redazione

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