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Quando il neomelodico coincide con le sbarre di ferro

“Nu latitante nun tene cchiu niente luntano rr’o bbene a nascuse da gente”, recita una celebre canzone del grande cantante napoletano Gianni Celeste. Il brano, certamente pittoresco e di pura fantasia, sintetizza perfettamente i temi principali della canzone neomelodica: malavita, armi e amore.

Ma, purtroppo, vi è spesso un sottile legame tra i cantanti neomelodici e la criminalità. A testimoniarlo il recente arresto dell’artista Graziano, al secolo Alfio Giuseppe Maggiore, accusato di essere a capo di un’organizzazione criminale attiva nello spaccio. A fargli compagnia, altri volti celebri del panorama neomelodico.

Il successo di Niko Pandetta

Bello, bravo e di successo: Niko Pandetta, è ormai una personalità consolidata nel mondo della canzone napoletana. Legatissimo allo zio Turi Cappello, detenuto al 41 bis, il cantante ha avuto qualche piccolo guaio con la legge in passato.

La gioventù, si sa, è complice di errori compiuti sulla base dell’inesperienza. A vent’anni, il solista viene arrestato per rapina e spaccio di sostanze stupefacenti. Quattro anni dopo, ancora ai domiciliari, Pandetta viene beccato a spacciare dal balcone di casa.

L’ultimo arresto risale a maggio 2017 per resistenza a pubblico ufficiale. Adesso però, il cantante sembra aver messo la testa apposto.

Andrea Zeta tra concerti ed estorsioni

Essere figli di Maurizio Zuccaro non è semplice. Né tantomeno tentare di crearsi un nome nel mondo della musica neomelodica senza venire sempre associati alla figura di uno dei potenti boss del clan Santapaola-Ercolano. Filippo Zuccaro, in arte Andrea Zeta, con il suo visino pulito da bravo ragazzo ci stava quasi riuscendo.

Ma il 20 marzo scorso, il cantate neomelodico è finito in manette. Il 34enne è ritenuto responsabile di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, usura, detenzione e porto illegale di armi e reati in materia di stupefacenti. L’operazione che visto l’arresto di altre 13 persone verte sul controllo della discoteca Ecs Dogana. Filippo Zuccaro al momento si trova ancora in carcere ma ha sempre con sé l’affetto delle sue accanite fan. Quest’ultime, fiere del proprio idolo, hanno persino lanciato l’hashtag #IOSTOCONANDREAZETA per ribadire ancora una volta la discutibile innocenza del cantante.

Il modello di Orazio Pino

L’odor di mafia nel mondo neomelodico non è un fenomeno nuovo. La prova è in Orazio Pino, morto lo scorso 24 aprile. L’ex collaboratore di giustizia, vicino al clan Nitto-Santapaola, ha perso la vita a Chiavari, nel genovese, con un colpo di pistola. La dinamica dell’omicidio è ancora avvolta nell’oscurità, ma niente esclude un possibile “regolamento dei conti”. Pino era il proprietario di un’etichetta discografica, la «Step Records». La casa di produzione, negli anni ’90 registrava sul mercato cantanti neomelodici napoletani e siciliani.

Ma, in fondo, il mondo neomelodico è ricco di spunti e riferimenti alla criminalità ben espliciti. Da titoli come “Arresti domiciliari” o “Nu pentito ‘nnammurato”, ai video dove sono perfettamente riprodotti atti criminali. Insomma dalla realtà alla finzione, o viceversa?

 

 

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