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Negozi chiusi la domenica, il web si divide

Entro l’anno sarà promossa una legge che impone lo stop la domenica e nei giorni festivi delle aperture agli esercizi e ai centri commerciali.

La promessa, avanzata da Luigi di Maio, ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, andrebbe a “sanare” la condizione dei lavoratori, dopo la liberalizzazione delle aperture e degli orari nel commercio introdotta nel 2011 con il decreto ‘Salva Italia’.

Una proposta del genere ha però sollevato un polverone di critiche. I primi a rigettare le chiusure domenicali sono gli esponenti del PD e di Forza Italia.

Secondo l’ex premier Matteo Renzi, infatti “obbligare tutti alla chiusura domenicale, come vuole Di Maio, è assurdo: significa semplicemente far licenziare tanti ragazzi”. Il suo pensiero, espresso chiaramente in un post scritto su Facebook è una bella bocciatura in riferimento alla proposta e un aperto attacco al ministro pentastellato.

«Sostenere che le famiglie si separino perché si lavora anche di domenica significa vivere su Marte. Di Maio si conferma il ministro della disoccupazione: se questo provvedimento sarà approvato, tanti ragazzi perderanno il posto di lavoro. Penso che il futuro dell’Italia non stia nell’attesa di un sussidio dello stato, ma nel lavoro. Se però la domenica vuoi bloccare tutto, allora sii coerente: niente treno, niente stadio, niente bar, niente cinema» scrive il senatore.

Di Maio, dal canto suo, difende la proposta di legge definendola “una misura di civiltà” e sottolinea che “ci sarà un meccanismo di turnazione: resta aperto solo il 25%, il resto chiude”. Tale procedimento verrà stabilito dalla legge e dai sindaci delle varie città.

«Si tratta – dichiara il ministro – di un provvedimento di cui abbiamo discusso in Parlamento e in passato ed è una proposta anche del Pd, anche se Renzi dice che è una proposta illiberale. Questa proposta ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di in un negozio dicono: “se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedì al venerdì i miei figli non li vedo più”».

Le chiusure domenicale vengono sostenute anche dal premier Salvini: «Che ci siano delle domeniche in cui i papà facciano i papà e le mamme facciano le mamme è sacrosanto e se serve una legge la faremo. Sono d’accordo sul fatto di andare avanti avendo a cuore anche il tempo delle mamme dei papà e dei nonni, non si può morire sul luogo di lavoro sacrificando tutto al profitto. Bisogna trovare l’equilibrio, ci sono due proposte della Lega in tal senso».

Altro parere contrario, invece, risulta quello del senatore ligure Giovanni Toti, anch’egli autore di un post su Facebook sull’argomento.

«Ma siamo sicuri che sia una buona idea chiudere i negozi la domenica? Penso proprio di no. Perché poliziotti, carabinieri, infermieri e medici, giornalisti, guardie giurate, operatori ecologici, chi lavora nei cinema, in albergo, in un ristorante può fare turni festivi e chi lavora in un Paese dove il tasso di disoccupazione è ben sopra la media europea è normale pensare di perdere tutti questi posti di lavoro? Mentre nel mondo ormai i negozi stanno aperti giorno e notte, da noi si chiudono. E chi dovrebbe venire a investire in Italia?».

«In un negozio e in un supermarket no?- prosegue Toti È una discriminazione doppia. questo Paese ha bisogno di più lavoro e meno regole. La povertà non porta la felicità, anche con qualche ora libera in più. Chiedete ai troppi disoccupati che abbiamo».

Quanti lavorati domenicali ci sono in Italia e in Europa?

Sono 4,7 milioni gli italiani che lavorano la domenica: tra questi 3,4 milioni sono lavoratori dipendenti e gli altri 1,3 sono autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori, etc.). In Sicilia il 23,7% va a lavorare la domenica, quasi uno su quattro.

Ma in Europa la situazione è diversa. Infatti, i numeri italiani si classificano tra gli ultimi per il lavoro domenicale.

La media dei 28 paesi Ue è del 23,2%, con punte del 33,9% in Danimarca, del 33,4% in Slovacchia e del 33,2% nei Paesi Bassi. Austria (19,4%), Francia (19,3%), Belgio (19,2%) e Lituania (18%), sono le uniche percentuali che stanno dietro all’Italia e alla sua media nazionale del 19,8%.

L’opinione del “popolo del web”

L’opinione assolutamente sovrana del popolo del web, ormai campo aperto di dibattito si divide tra poco e contro, in una lotta quasi abituale sotto i post dei politici di turno.

“I centri commerciali hanno distrutto le piccole aziende a conduzione familiare. Invece di portare i bambini la domenica nei centri commerciali portateli nei parchi o passate la giornata giocando con loro. Ne farete adulti intelligenti e non deficienti il cui solo intento è spendere soldi per essere felici. Poi per i generi alimentari o di prima necessità ci deve essere un turno in modo che in ogni paese o città si possa fare la spesa”.

«Voi volete ripristinare il giorno festivo con le famigliole riunite ? È una misura antistorica ! Lo fate per le botteghe ? Se non sono competitive, non sarà questa misura a salvarle: si chiama “distruzione creatrice” ed è connessa alla libera concorrenza. Lo fate per le/i commesse/i dei supermercati ? Sarebbe incredibile tutelare il riposo domenicale di costoro e non quello di infermieri, medici, autisti, pompieri, poliziotti, carabinieri, addetti ai teatri, cinema, ferrovieri, ecc. Costoro non hanno dei familiari con cui congiungersi la domenica ? O sono figli di un Dio minore ? Questa misura è assurda e tradisce una visione non “politica” della società».

«Che tristezza la vita di chi la domenica non ha niente di meglio da fare che chiudersi in un centro commerciale»

«Per me non é giusto chiuderli. Visto che la maggior parte di noi li frequenta durante le feste. Se i lavoratori si lamentano perché alle feste non vogliono lavorare, che cambino occupazione. Il problema secondo me, é cambiare legge su come viene retribuito il giorno festivo, ogni numero di festivitá il lavoratore deve fare durante l’anno, ecc… Ognuno fa le sue scelte lavorative, di vita e personali… Non perché non ci piace qualcosa dobbiamo cambiare.
Il lavoro é importante, ma ce lo scegliamo noi. Decidiamo noi dove trascorrere le domeniche, ma se non volete andare nei centri commerciali, se ce l’avete col sistema, evitatelo».

Sono questi alcuni dei commenti sotto i tantissimi post sulla questione. È evidente come le opinioni si dividano. Sì la domenica rappresenta senza dubbio un’occasione per passare del tempo con la famiglia, ma è anche vero che ci sono dei servizi irrinunciabili, ad esempio quelli sanitari, che predispongono assolutamente un lavoro. E se ogni lavoratore ha pari dignità e diritto, la legge dovrebbe essere estesa ad ogni attività lavorativa.

Il parere degli esercenti

In realtà, il dibattito verte principalmente sulle attività di centri commerciali e supermercati.

L’Eurospin ha lanciato un suo manifesto, promosso dal ministro Di Maio, che sostiene apertamente le chiusure domeniche perché “ci sta a cuore la vita familiare dei nostri colleghi”.

Per Conad, le aperture domenicali rientrano “nell’ottica dei cittadini. Ci sono 19 milioni e mezzo di persone che vanno a fare la spese nei negozi la domenica”.

Granara, presidente di Federdistribuzione sottolinea che «le aperture domenicali sono un grande successo, hanno dato un sostegno ai consumi in un momento di grande necessità».

Invece, la posizione dei Sindacati è chiara: sì alle chiusure.

«Intervenire è una priorità. Indispensabile un confronto per porre un limite alle aperture incontrollate, che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio» dichiara la segretaria generale della Filcams-Cgil, Maria Grazia Gabrielli.

I dati alla mano

«I dati di oggi con quelli pre-crisi del luglio 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,9%. La grande distribuzione ha invece recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,6%: +8% per gli alimentari, +4,4% per i non alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi. Rispetto a 10 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori del 16,5%, quelle alimentari segnano un crollo del 16,3%» spiega Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori totalmente contrario alle chiusure domenicali.

 

 

 

 

 

 

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