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Naufragio, per la Procura non fu sequestro di persona

Si è conclusa ieri, 14 Maggio, la fase delle indagini preliminari, condotta dalla Polizia di Stato ( Servizio Centrale operativo –Squadra mobile di Catania) e dalla Marina Militare italiana, relative ai reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare nei confronti di Mohammed Ali Malek e Mahmud Bikhit
12 gli incidenti probatori durante i quali hanno deposto altrettanti superstiti attraverso testimonianze precise e dettagliate alle quali si sono aggiunte le dichiarazioni raccolte dall’equipaggio della King Jacob.  Durante le dichiarazioni sono emerse le modalità del viaggio, le violenze subite da alcuni migranti e il tentativo di far imbarcare altre persone che però non riuscirono a salire perché il peschereccio risultava già colmo.

Attraverso questi elementi e gli ulteriori apportati dagli accertamenti condotti dalla Marina Militare sul relitto e sulla documentazione dei danni riportata dalla King Jacob, risulta confermata l’ipotesi formulata con la misura cautelare contestata nei confronti dei due indagati.

Il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre, compiute dall’indagato Mahmud Bikhit, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile, sarebbero due delle concause che hanno determinato il naufragio. Il peschereccio era stato caricato di migranti in ogni sua parte, compresi gli spazi inferiori chiusi e, nonostante non sia possibile determinare il numero esatto attraverso dei passeggeri, dalle dichiarazioni convergenti dei sopravvissuti si può parlare di parecchie centinaia di migranti, forse 800.

Non è stato quindi possibile stabilire il numero di donne e bambini che erano presenti né la provenienza dei dispersi.

Il giudice ha ritenuto di dover revocare la misura cautelare in relazione al delitto di sequestro di persona che derivava dall’ipotesi che i portelloni del peschereccio fossero stati bloccati, al fine di impedire i movimenti di coloro che si trovavano negli spazi interni. È infatti emerso dalle testimonianze che alcuni dei sopravvissuti si sono spostati dalla stiva al ponte.

Conclusasi la fase delle indagini preliminari nei confronti dei due indagati, si attende la settimana prossima per la valutazione dell’esercizio penale e dunque per l’apertura della fase del giudizio.
Proseguono inoltre le investigazioni per individuare i responsabili del traffico

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Redazione

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