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Naufragio del 18 aprile 2015, persa la scatola nera

La dinamica della tragedia dell’immigrazione (oltre 700 morti) del 18 aprile scorso è ancora tutta da decifrare. Non fosse altro perché mancano dati importanti, come quelli contenuti nel s-vdr (semplify voyager recorder), la “scatola nera” del mercantile portoghese “King Jacob”, intervenuto per prestare soccorso, sono andati smarriti.

La notizia arriva dalla conferenza stampa di stamane dell’avvocato catanese Massimo Ferrante, legale di Mohammed Alì Malek, l’uomo di nazionalità tunisina accusato di omicidio plurimo colposo e ritenuto il comandante del barcone sul quale si trovavano i migranti. Finiti, in gran parte, in fondo al mare.

Il legale ha spiegato che queste preziose informazioni sono andate perse in quanto la registrazione del s-wdr, il semplify voyager recorder, non venne fermata e dopo dodici ore i dati vennero cancellati.
Il “vdr” registra i ponti di comando, le conversazioni, la velocità della nave, l’orientamento, l’immersione dello scavo e molto altro e poi torna indietro cancellando i dati precedenti. Il comandante della “King Jacob” avrebbe dovuto bloccare e quindi salvaguardare le 12 ore di registrazione a bordo della nave. “Ma questo non è stato fatto”-ha detto ai cronisti l’avv. Ferrante.

In geneale, poi, sulla dinamica della tragica, c’è ancora da fare verifiche.
“La collisione – ha affermato l’avv. Ferrante – tra il barcone e il mercantile avvenne con il ‘King Jacob’ in movimento e non con la nave ferma come si era detto in un primo momento, mentre il salvataggio dei naufraghi fu ritardato da una repentina manovra che nel codice della navigazione viene indicata come la ‘manovra di williamson’”.

Mohammed Alì Malek, 27 anni, da mesi è rinchiuso nel carcere di piazza Lanza con l’accusa di essere stato il comandante del barcone partito dalle coste libiche con un carico di immigrati. Dice di non essere un assassino, e nel frattempo ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato, condizionato ad attività istruttoria, con ogni probabilità legata all’assenza della “scatola nera”. Si attende il momento del giudizio (la data non è stata ancora fissata), che sarà affidato ad altro Gip del Tribunale di Catania rispetto a quello che ha seguito finora le indagini (la dottssa Maria Paola Cosentino).

“Un dato importantissimo è il fatto che la scatola nera della ‘King Jacob’ non è stata consegnata. In caso di sinistro navale- ha spiegato in conferenza stampa il legale- il capitano ha il dovere, non la facoltà, di consegnare al primo approdo la scatola nera con le ultime 12 ore di navigazione.Purtroppo nel nostro caso, sebbene l’S-VDR era a bordo della nave, non è stato salvaguardato“.

“Altra cosa- ha proseguito l’avv. Ferrante spiegando la dinamica possibile del disastro- il ribaltamento è avvenuto nello specchio di poppa quindi lontano dall’impatto. Infatti, dall’incidente probatorio è emerso anche che il salvataggio delle persone non è avvenuto nell’immediatezza dell’urto. Il capitano della ‘King’ ha effettuato la cosiddetta ‘manovra di Williamson’, che serve per girare di 360° e rientrare, e solo a quel punto sono iniziati i salvataggi. Non siamo qui a dire che la colpa del naufragio è della King Jacob. L’urto c’è stato senza ombra di dubbio, ma il ribaltamento, che ricordiamo è avvenuto oltre lo specchio della nave e non nell’imminenza dell’urto, è dovuto a tanti altri fattori. Il mio assistito non vuole e non può passare per omicida.”

A carico dell’assistito dall’avv. Ferrante permangono le accuse più gravi: naufragio e omicidio colposo plurimo.Ali Malek “avrebbe imbarcato – si legge negli atti – su un natante lungo circa 20 metri, privo di ogni necessaria dotazione di sicurezza, un numero di passeggeri del tutto sproporzionato alle dimensioni del natante e al lungo tragitto da percorrere in alto mare”. Un peschereccio troppo piccolo per ospitare oltre 700 passeggeri, ma oltre questo l’affondamento secondo le ricostruzioni degli investigatori, definite anche dalle testimonianze dei superstiti, sarebbe stato causato dalla collisione con il mercantile portoghese intervenuto per il salvataggio dopo l’Sos. “In particolare – aggiunge il sostituto procuratore nella richiesta inviata al Gip – a causa della collisione e della precaria stabilità il peschereccio si rovesciava affondando in pochi minuti. E dunque cagionava la morte di un numero imprecisato di centinaia di persone”.

Diverse le visioni su quel giorno: il comandante del mercantile portoghese ha dichiarato che il peschereccio si sarebbe ribaltato perché i migranti, una volta visto la “King Jacob” in avvicinamento, si sarebbero agitati e spostati su un lato della nave causandone il capovolgimento.

Secondo la Procura della Repubblica di Catania, il rovesciamento della nave sarebbe stato determinato da due concause: le manovre errate compiute dal comandante del peschereccio con a bordo i migranti che, nel tentativo di abbordare il mercantile “King Jacob”, ha portato il peschereccio a collidere col mercantile prima di prua e poi ripetutamente con la fiancata sinistra e il sovraffollamento del natante.
Mohammed Alì Malek, identificato come comandante del peschereccio è accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Stessa sorte per Mahmud Bikhit, ritenuto responsabile di favoreggiamento di immigrazione clandestina.

“Il gip ha depositato il provvedimento dove ha convalidato il fermo e disposto la carcerazione, riconoscendo il ruolo dei due indagati come Mohammed Alì Malek capitano e Ahmud Bikhit come membro dell’equipaggio. In seguito all’attività di indagine possiamo confermare che effettivamente con alcune manovre errate si è determinato l’affondamento del barcone che era enormemente sovraccarico”– aveva affermato il Procuratore Salvi nel corso di una conferenza stampa.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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