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Natale a casa Manzoni. Donna Giulia Beccaria, custode dei perché del piccolo Alessandro?

Un presepe. Una fantasia...

Tra un pacco regalo e l’altro una fantasia solletica l’intelletto. Come avrà vissuto il Santo Natale Alessandro Manzoni da bambino?

Niente è più difficile da vedere con i propri occhi di quello che si ha sotto il naso”.

Riteniamo che lo stimato Alessandro, nel leggere queste parole del sommo Goethe a cui era profondamente legato, abbia certamente pensato alla prima volta che Suo padre, a Natale, lo portò a visitare un presepe vivente tra il ghiaccio della Milano dicembrina.

Evidentemente, lo scrittore tedesco, nell’elaborare la sua filosofia, pensò proprio a quel papà assillato e anaffettivo, che aveva ripetutamente zittito il figlio per evitare la raffica dei “perché?” dai quali era stato pungolato nel pur breve tragitto da casa a destinazione.

Siamo consapevoli che Pietro (nomen omen datogli in dote dalla sorte), uomo poco incline all’entusiasmo e alla passione, forse con una certa improbabilità avrebbe accompagnato Sandrino in piazza a vedere il presepe.

Ma a noi piace dargli una benché minima parvenza di tenerezza.

– “Papà perché fa freddo?”
– “Perché pare che questo Gesù nasca ogni anno?”
– “Perché tutta questa gente?”
– “E soprattutto perché tutta questa gente è felice?”

Già la prima domanda aveva messo a dura prova la pazienza del buon Pietro che alla seconda domanda si era arroccato in un silenzio assordante, vuoi per la sua scarsa loquacità, vuoi per l’oggettiva e dogmatica incapacità che da sempre lo contraddistingueva.

Il piccolo Ale non vedeva l’ora di tornare da mamma Giulia, per poter finalmente placare la sua curiosità.

Mamma “Giulietta” (nomen omen datole in dote dalla sorte-bis) non era certo quello che a quei e ai nostri tempi si definiva una “donna tutta casa e chiesa”, pare fosse addirittura una creatura seducente che indossava con impudica grazia la bellezza propria delle anime inquiete e che fosse perdutamente innamorata dell’amore.

Forse esiste davvero un legame stretto tra tutto ciò che accade.

Il tempo non è lineare e gli effetti, a volte, si riproducono prima delle cause. Ritroveremo, infatti,  il nome di Giulietta, non solo nel capolavoro shakespeariano, ma anche nella partita di calcio Verona – Napoli giocata nella città scaligera alla fine degli anni ottanta in uno striscione storico che recitava la frase “Giulietta è ‘na zoccola”.

Proviamo ad immaginare il presepe visto con gli occhi del futuro romanziere.

Un asino e un bue sonnolenti. Tre pastorelli emaciati e intirizziti. Due Re Magi annoiati (il terzo non ci è dato saperlo). E un improbabile Giuseppe con una Maria troppo laconica. Tutti adoranti un bambolotto di pezza in una scatola trasformata in mangiatoia. Tra gli astanti lui, accigliato e torvo: Alessandro.

Assorto nei suoi mille perché, non poteva conoscere lo spirito natalizio di Dickens (seppur papà Pietro non fosse molto lontano dall’avaro Scrooge). E nemmeno l’allegria dell’albero davanti al Rockefeller Center.

All’improvviso, come quando per una strana coincidenza, in un luogo affollato e rumoroso, tutti tacciono simultaneamente e il suono del silenzio pervade l’animo, si rese conto, chiudendo gli occhi, che quella sensazione era il Natale e non le immagini che le pupille copiavano.

Questa nuova emozione avrebbe reso più lieve il ritorno verso casa schermandolo dagli sguardi maliziosi dei passanti e dalle risatine delle commercianti pettegole che ferivano nell’orgoglio (anche perché, essendo un anaffettivo, nel cuore non si poteva!) del padre come coltelli, e il discusso onore di mamma Giulia che, pur lei assente, inconsapevolmente, lo tormentava dalla bocca di tutti.

Le comari di quartiere non brillavano certo di iniziativa e le contromisure, fino a quel punto, si limitavano all’invettiva 

Oggi, come allora, è meglio una dubbia paternità che una bottegaia ridanciana che la intuisce.

Buon Natale e… mi raccomando: poche domande davanti a un presepe!

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