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Verso il processo penale, il Muos è militarizzazione della Sicilia

«Se un domani ci fosse la guerra, e se anche l’Europa dovvese decidere di non partecipare, la Sicilia sarebbe comunque terra di conflitto perchè ospita il Muos» a dichiararlo è Nadia Furnari, fondatrice e animatrice dell’associazione nazionale antimafie Rita Atria, in occasione di una conferenza stampa che serve a fare il punto della situazione in vista del processo penale al Muos, che sarà celebrato a Caltagirone il 20 maggio prossimo.

Il Cga di Palermo ha stabilito che il Muos , sistema di comunicazione satellitare della Marina militare americana realizzato presso la base di contrada Ulmo, a Niscemi, in provincia di Caltanissetta non fa male alla salute.
Il Cga di Palermo ha accolto la richiesta del ministero della Difesa e dichiarato inammissibile l’appello di Legambiente sui procedimenti amministrativi la realizzazione della stazione militare. «I giudici amministrativi hanno statuito la legittimità del Muos ma questo non significa nulla, il fatto che un atto sia legittimo non significa che sia lecito, prova ne è che il Muos e la Cassazione ha confermato il sequestro – ha spiegato Goffredo D’Antona avvocato dell’associazione Rita Atria – La teoria evidenziata dalla Cassazione e anche dalla Procura di Caltagirone è che non poteva essere rilasciata alcuna autorizzazione nella sughereta di Niscemi

Diversamente la partita sul Muos sarà giocata in ambito penale a cominciare dal 20 maggio. Furnari e D’Antona hanno sostenuto che il giudice in questa sede potrà anche disapplicare l’atto amministrativo.

Nel frattempo la procura ha indicato come  persona offesa proprio l’associazione Rita Atria insieme alla Regione Sicilia e al Comune di Niscemi. L’associazione però non aveva presentato alcun atto di intervento anche se cercherà di costituirsi parte civile forte anche dell’indicazione della Procura. Sarà interessante constatare se invece chiederà di costituirsi parte civile la Regione.

«In questa vicenda stiamo assistendo ad un una sorta di corsa alla diligenza – ha affermato D’Antona – un continuo annunciare di costituirsi parte civile. Noi ci abbiamo messo la faccia durante le indagini preliminari con le istanze di ipotesi di sequestro in un momento in cui nessuno ci credeva. La procura aveva aperto un primo fascicolo, dal canto nostro noi sulla stima degli articoli del giornalista Antonio Mazzeo, dopo aver verificato, abbiamo cominciato a rappresentare questi fatti alla procura della repubblica»

«Come associazione abbiamo deciso di valutare di volta in volta le azioni da intraprendere – ha dichiarato Nadia Furnari – la nostra è una lotta contro la militarizzazione del territorio non contro il Muos, fosse anche innocuo per l’ambiente la nostra è una battaglia ideologica per quanto riguarda le scelte territoriali sulla Sicilia. La decisione del Muos non è stata presa in maniera democratica, senza passare dal parlamento. La lotta alla mafia è anche questo ovvero dalle scelte economiche e territoriali sull’isola perchè ed in questo caso del Muos è giusto chiarire che se la vocazione è militare non potrà esserci una vocazione turistica. Questa è una regione abbastanza oppressa dove ci sono i petrolchimici ma intanto paghiamo il prezzo più alto per la benzina, il gasolio ed il gas.

«Dovrebbero spiegare il perchè siamo una regione molto attenta ai certificati antimafia – continua Furnari – ma il Muos può essere appaltato ad una impresa priva di certificato. Hanno detto perchè americano ma questa stazione appaltante nasce allinterno di una sughereta italianissima dove quindi dovrebbero essere rispettate le normative italiane. Insomma a chi è soggetta la Sicilia? Al governo regionale, a quello nazionale o quello americano. Il muos è un esempio dell’ennesima prevaricazione politica»

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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