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Muos Story. I niscemesi sono effetti collaterali dello scontro tra civiltà

«Io sono contro il MUOS, ma so anche che c’è il terrorismo internazionale». Con queste parole, nell’estate del 2013, durante un dibattito a Caltagirone, il deputato catanese del PD Giovanni Burtone sintetizzava la posizione sua e del suo partito nell’epoca del cosiddetto scontro tra civiltà, quello esaltato l’indomani dell’11 settembre 2001 da una Oriana Fallaci in preda al «fervore guerresco» contro la «Crociata al contrario» dichiarata dal mondo musulmano a quello occidentale e mirata «all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci». E ci esortava a respingerli, a impedirne «l’invasione» a prescindere dal fatto che «usino i cannoni o i gommoni».

«Io sono contro il MUOS, ma so anche che c’è il terrorismo internazionale». È questa “ineluttabile” logica guerresca, che trova nuova linfa nel terrore suscitato dagli attentati di Parigi e di Copenaghen, nell’orrore per i barbari assassinii dell’Isis, di Boko Haram, di al Qaeda ad avere condannato i niscemesi a essere «effetti collaterali» a medio/lungo termine del presunto scontro tra civiltà. Proprio così: effetti collaterali. Come i civili inermi vittime delle guerre. Con la differenza, rispetto all’Iraq o alla Libia, all’Afghanistan o al Donbass, alla Palestina o all’Ukraina, che nessuno ci mostrerà i corpi dilaniati dai bombardamenti, ché a Niscemi i “bombardamenti” sono “invisibili”: ci si ammala di cancro e si muore lentamente e in solitudine, lontano dalle cineprese e dalle fotocamere.

«Abbiamo letto in questi giorni che la decisione del TAR sarebbe inopportuna in un momento in cui il MUOS potrebbe avere interesse per la difesa nazionale», hanno ricordato stamattina gli avvocati Paola Ottaviano e Nello Papandrea, legali dei comitati che si sono opposti alla realizzazione del Muos, sottolineando che «il MUOS non è ancora in funzione non essendo in orbita tutti i satelliti necessari al suo funzionamento». E perché il TAR, con la sentenza del 13 febbraio ha sancito che tutte le autorizzazioni sono da rifare e che, nella sostanza, al momento il MUOS di Niscemi è un’opera abusiva.

Il MUOS s’ha da fare ripetono da anni governanti regionali e nazionali, che in tal senso si sono impegnati con gli Stati Uniti d’America, e gli USA all’impianto di Niscemi tengono particolarmente, perché è una delle quattro stazioni terrestri che, “dialogando” con altrettanti satelliti, mettono in comunicazione istantanea l’intero apparato bellico statunitense su tutto il pianeta: uno strumento essenziale nello «scontro tra civiltà». Talmente essenziale da essere stato realizzato senza valide autorizzazioni e con la repressione sistematica della popolazione e degli attivisti NO MUOS che si sono apposti alla costruzione. Talmente essenziale che stando alle dichiarazioni dell’ex senatore Sergio De Gregorio, si sarebbe attivata la CIA per fare cadere il governo Prodi nel 2008, partecipando alla presunta compravendita di senatori che provocò la fine anticipata della legislatura: «Vi erano preoccupazioni forti da parte degli americani sulle questioni di sicurezza e difesa, in ordine alle opposizioni che venivano dall’ala più radicale del governo Prodi. In particolare c’era preoccupazione sul rafforzamento della base Nato di Vicenza e sulla installazione radar di Niscemi».
Davide contro Golia, che ricorrerà al Consiglio di Giustizia Amministrativa per ribaltare l’esito della sentenza del TAR di Palermo, che senza entrare nel merito, ha l’effetto di continuare a tutelare la salute di una comunità che già paga la vicinanza al petrolchimico di Gela. Una vicinanza che «suggerisce» all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) «che il territorio di Niscemi è interessato da fumi industriali» e, citando dati dell’ISTAT e del ministero della Salute relativi al periodo 2005-2010, racconta che, rispetto alle percentuali regionali, come a Gela, a Niscemi si riscontrino «eccessi significativi di ospedalizzazioni per tumori maligni». Seguono dieci righe di diverse patologie tumorali che colpiscono gli uomini, mentre per le donne si registra «un eccesso di tumori maligni del sistema linfoemopoietico». Inoltre, «meritevole d’attenzione è l’eccesso significativo sia di mortalità che di ospedalizzazione per mieloma multiplo tra gli uomini».

D’altronde, lo stesso Rosario Crocetta, il presidente della Regione ed ex sindaco di Gela che quel territorio lo conosce bene, all’inizio del 2013, in un’intervista rilasciata al regista Enzo Rizzo per il film NO MUOS, quando ancora si ergeva a “paladino” dell’opposizione all’installazione alle antenne satellitari statunitensi, osservava che il sistema immunitario delle persone che abitano in questa zona della Sicilia da decenni è messo a dura prova e deve difendersi dagli “attacchi” del petrolchimico, a cui negli ultimi ventiquattro anni si sono aggiunte le sollecitazioni delle emissioni elettromagnetiche provenienti dalle 46 antenne NRTF esistenti. E che ulteriori insidie alla salute delle persone troverebbero il sistema immunitario già impegnato a combattere altre “guerre” e non sarebbe in grado di reagire come dovrebbe a nuove possibili “aggressioni” provenienti dal MUOS.

I bambini sono le principali vittime delle onde elettromagnetiche emesse dal sistema di telecomunicazioni NRTF della US NAVY. A Niscemi non s’erano mai visti bambini depressi, né autistici: ora ci sono. Così come c’è un vistoso aumento dei tumori infantili, con percentuali superiori alla media nazionale. Di nuovo, rispetto al passato, c’è solo la base USA. Questa realtà emerge dai dati raccolti dal dottore Marino Miceli fra pediatri e medici di base che operano nel territorio comunale; un’indagine da cui emerge che anche gli adulti non se la passano bene, considerando che 14 cittadini su 100, a fronte di una media nazionale del 4%, sono affetti da tumore alla tiroide, mentre 7 uomini su 100 patiscono tumori ai testicoli, contro il 2% nazionale.
Che i bambini siano soggetti a rischio ha dovuto ammetterlo persino la prudente relazione dell’ISS dell’estate 2013: «Cè una evidenza diretta che i bambini sono più suscettibili degli adulti ad almeno alcuni cancerogeni, incluse sostanze chimiche e varie forme di radiazioni».

La base di telecomunicazioni NRTF-8 della Marina militare statunitense (US NAVY), al cui interno è stato realizzato il sistema MUOS, si trova in piena zona A della riserva naturale della Sughereta; è stata realizzata alla chetichella nel 1991 mentre a Niscemi (e nell’intero territorio circostante) era in corso una sanguinosa guerra di mafia protrattasi per tutti gli anni Ottanta, provocando decine e decine di morti e seminando terrore fra la popolazione, con diverse vittime innocenti fra le quali due bambini proprio nel 1991. La presenza mafiosa in quegli anni era talmente pervasiva che nel luglio del ’92 il Consiglio comunale di Niscemi fu sciolto dal ministro dell’Interno (con replica nel 2004). La popolazione, dunque, aveva altro di cui preoccuparsi e non si diede pena per la ragnatela futuristica che stava prendendo il posto di un pezzo consistente di bosco, intorno a una mega antenna alta circa 140 metri. Né gli amministratori si posero domande. O, se se le posero, non cercarono risposte. Fino al 9 settembre del 2008, ufficialmente, nessuno amministratore si pose domande; quel giorno, il direttore della ripartizione urbanistica comunale, prima vistò il nulla osta decisivo alla realizzazione del MUOS e poi partì per Palermo per partecipare alla conferenza dei servizi convocata dall’assessore regionale al Territorio «per il rilascio del nulla osta prescritto per la realizzazione di opere all’interno della riserva naturale». Una mera formalità risolta all’unanimità dai partecipanti: «il Comune di Niscemi, l’Ispettorato Regionale Foreste, l’UPA di Caltanissetta, il DRU – Servizio 10, la ditta U.S. NAVY e 41° Stormo – Sigonella (assente la Soprintendenza)», annotano i giudici del TAR nella recente sentenza che ha bloccato il MUOS.

Il giorno successivo, informato da un giornalista sui possibili rischi per la salute dei cittadini esposti alle onde elettromagnetiche, finalmente un sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino del PD, eletto dopo la scadenza del secondo commissariamento governativo per infiltrazioni mafiose, cominciava a porsi domande e a cercare risposte intanto dall’ARPA, che per la prima volta, a diciotto anni di distanza dalla nascita della base USA, iniziava a svolgere il suo compito e ad «effettuare le misurazioni delle emissioni elettromagnetiche mediante centraline mobili poste sulle case di abitazione più prossime alla stazione radio», registrano i giudici. Nel marzo dell’anno successivo, Di Martino, le risposte iniziò a chiederle anche a degli scienziati indipendenti come il professore Massimo Zucchetti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Torino, e al ricercatore dello stesso ateneo Massimo Coraddu. E sulla scorta dei loro studi, il 5 settembre del 2011 ricorreva al TAR di Palermo chiedendo l’annullamento delle autorizzazioni per la realizzazione del MUOS. Quattro anni e mezzo dopo, il procedimento innescato da quell’esposto è arrivato a sentenza. Ma non è finita ancora.
Alfonso Di Stefano, del Coordinamento regionale dei comitati NO MUOS, annuncia una nuova stagione di mobilitazione contro «la base di morte», con iniziative dal prossimo 27 febbraio all’8 marzo e una nuova manifestazione nazionale per il 4 aprile.
Nell’attesa del CGA.

(1. Continua)

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Redazione

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