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Muos story #2. Le illegalità di Stato e la repressione degli attivisti

Per gli Stati Uniti d’America le leggi italiane non hanno valore e, malgrado la sentenza del TAR di Palermo che azzera le autorizzazioni illegali del MUOS di Niscemi, hanno riattivato le antenne dell’installazione bellica niscemese. E nessuno dei soggetti istituzionali preposti a fare rispettare la sentenza ha finora mosso un dito, ché sono gli stessi soggetti – Ministero della Difesa e Regione Siciliana – che, in barba alla Costituzione e alle leggi, hanno fortemente voluto le antenne satellitari statunitensi e hanno fatto di tutto per ottenere il proprio servile obiettivo. Anzi: lo scorso 26 febbraio la polizia italiana ha scortato all’interno all’interno della base un convoglio di militari e operai: «Poteva apparire una normale squadra addetta alla manutenzione degli impianti presenti nella base – osservano i legali del Coordinamento regionale dei comitati NO MUOS, Nello Papandrea, Paola Ottaviano e Nicola Giudice, nella diffida inviata ieri al Ministero dell’Interno, alla Questura di Caltanissetta, a Carabinieri e Polizia di Niscemi –, senonché dopo il loro ingresso è stata notata la movimentazione delle parabole del MUOS».
Sembra il bis della revoca farsa del 29 marzo 2013, quando la Giunta Crocetta annullò le autorizzazioni concesse dalla precedente Giunta regionale guidata da Raffaele Lombardo: una revoca propagandistica che intendeva depotenziare la manifestazione nazionale del giorno successivo a Niscemi (oltre diecimila partecipanti), garantendo alla Marina militare USA di proseguire indisturbata i lavori con il pretesto della «messa in sicurezza» degli impianti. Talmente propagandistica che lo stesso Crocetta sentenziò preventivamente la «inutilità» della manifestazione, ergendosi a “paladino” unico dell’opposizione al MUOS. Così propagandistica da diventare surreale quando la Regione a guida Crocetta, dopo la revoca, si costituisce al TAR al fianco del Comune di Niscemi, contro se stessa.
«Alla luce della  sentenza del TAR di Palermo, emerge chiaramente come i comitati territoriali NO MUOS siano stati gli unici soggetti ad essersi opposti alla realizzazione di opere illegittime e abusive». Paola Ottaviano e Nello Papandrea, due dei legali del movimento che da anni si oppone alla realizzazione della base di telecomunicazioni satellitari della Marina USA all’interno della Sughereta di contrada Ulmo a Niscemi, non ci girano intorno e sottolineano che, mentre tutto ciò avveniva, «paradossalmente, le forze dell’ordine si adoperavano per garantire l’illegalità, persino consentendo l’ingresso in cantiere a una ditta priva di certificazione antimafia». Il riferimento è alla Calcestruzzi Piazza, al centro di un’interrogazione parlamentare del senatore Giuseppe Lumia. Non solo: per tentare di fiaccare la resistenza, decine e decine di esponenti dei comitati sono stati bersagliati con salatissime multe, l’avvio di procedimenti amministrativi, persino l’arresto e conseguenti processi penali: «Per avere difeso il territorio e la salute, essersi opposti a un sistema di guerra, rifiutandosi di diventare “obiettivo sensibile”, bersagli di un possibile attacco bellico o terroristico», chiariscono Ottaviano e Papandrea.

In realtà, la storia del MUOS di Niscemi non sarebbe mai dovuta iniziare, essendo prevista la sua installazione in piena zona A della Riserva naturale orientata “La Sughereta” (fra l’altro, sito SIC di interesse europeo), dove vige l’inedificabilità assoluta. Ma in Italia le leggi sono fatte per essere infrante dalle istituzioni stesse. Come dimostra il seguito della vicenda, ché in un Paese vagamente normale, anche dopo il primo strappo alla legislazione vigente, tutto si sarebbe concluso quando, in seguito alla circostanziata relazione degli esperti del Comune e dei movimenti, Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, docenti al Politecnico di Torino, le Commissioni riunite Ambiente e Sanità della Regione Siciliana affrontano la questione. Ed è in questa circostanza che emerge che le relazioni “scientifiche” su cui erano basate le autorizzazioni iniziali non erano solo lacunose, ma contenevano clamorosi falsi. E che gli “esperti” che le avevano firmate non erano indipendenti ma al soldo degli statunitensi. Emblematico, in tal senso, il commento del presidente della Commissione Sanità, Pippo Digiacomo (PD): «C’è stata in tutta evidenza una volontà omissiva di coprire gli effetti dannosi del MUOS». Era il 5 febbraio 2013.
Quel giorno poteva sostanzialmente concludersi questa squallida vicenda che vorrebbe condannare i niscemesi a essere «effetti collaterali» di interessi sovranazionali, invece è cominciata la farsa messa in scena dal presidente della Regione, Rosario Crocetta (anch’egli PD), l’uomo che sulla “opposizione” al MUOS ha incentrato ben tre campagne elettorali, arraffando voti a più non posso, per poi gettare la maschera quando non c’era più nulla da ramazzare in chiave elettoralistica, emanando l’illegittima «revoca della revoca».
È proprio fra la revoca delle autorizzazioni (29 marzo 2013) e la successiva revoca della revoca (24 luglio 2013) che si intensifica la repressione nei confronti degli attivisti NO MUOS, che, coi blocchi stradali, tentano quotidianamente di impedire l’ingresso in base degli operai incaricati di completare i lavori, malgrado l’assenza di autorizzazioni. È in questo periodo che la trategia repressiva delle istituzioni italiane tenta di sfiancare il movimento con le multe, di dividerlo, di criminalizzarlo con una raffica di procedimenti penali. Mentre i media mainstream nazionali e regionali suonano la grancassa contro gli «anarchici insurrezionalisti» (sinonimo di «terroristi», nell’immaginario collettivo) e le fantomatiche «infiltrazioni mafiose» nei comitati millantate da Crocetta.
A partire dal mese di aprile 2013, una fitta corrispondenza fra Prefettura di Caltanissetta, Governo nazionale, Regione Siciliana e Ambasciata USA a Roma racconta come le istituzioni sia siano mosse per “aggiustare” le cose. Una corrispondenza resa pubblica dagli attivisti di Anonymous, dopo un’incursione nella banca dati del Ministero dell’Interno, in agosto, e raccontata da Antonio Mazzeo sul periodico I Siciliani giovani. Una corrispondenza dalla quale emergono preoccupazioni e tresche di Stato finalizzate a continuare i lavori, tanto che il 3 maggio il dirigente generale dell’assessorato Territorio e Ambiente, Vincenzo Sansone, rivendica per iscritto «che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base». Quattro giorni dopo, nella memoria che l’ufficio legale della Regione deposita al TAR nella controversia col ministero della Difesa, gli avvocati di Crocetta confermano che «eventuali disagi o ritardi» nella costruzione del MUOS non sono attribuibili alla Regione, bensì «riconducibili ai presìdi spontaneamente organizzati dalla popolazione del territorio interessato e da simpatizzanti». E chi vuole intendere, intenda.
Oggi, malgrado una sentenza del TAR che azzera le autorizzazioni, Governo e Regione continuano a fare i sudditi degli statunitensi e, invece di vigilare affinché siano rispettate le leggi nazionali, lasciano che la Marina militare USA possa proseguire indisturbata nei propri intenti e, per essere certi che ciò possa avvenire, così come in passato, fanno scortare gli operai da Polizia e Carabinieri, come denunciato dai legali dei comitati.

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Redazione

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