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MUOS, la sentenza del TAR che boccia Crocetta

Autorizzazioni scadute, parere dell’Istituto Superiore di Sanità (alla base della «revoca delle revoche») carente e inadeguato, studi erronei e incompleti sulle interferenze del MUOS sulle rotte aeree. In sostanza, se la Regione avesse dato retta agli studiosi – i professori Mario Palermo e Massimo Zucchetti, autori di una articolata ed esaustiva relazione – che essa stessa aveva segnalato per partecipare alla redazione dello studio dell’ISS, il procedimento davanti al TAR non avrebbe avuto motivo d’esistere e il presidente Rosario Crocetta non avrebbe subito questo smacco. Poiché le conclusioni del professore Marcello D’Amore, «verificatore» nominato dal Tribunale per districarsi fra i vari pareri tecnici, sono analoghe a quelle dei professionisti che la Regione aveva indicato all’ISS, ma del cui parere non ha voluto tenere conto.

Ecco, di seguito, le conclusioni dei giudici (qui la sentenza integrale) della prima sezione del TAR di Palermo (Caterina Criscenti, presidente ed estensore; Maria Cappellano, primo referendario; Luca Lamberti, referendario).

 

2.4. Conclusioni.

Da quanto complessivamente fin qui esposto deriva, per un verso, che i lavori comunque compiuti, dopo l’annullamento d’ufficio con effetto retroattivo dei relativi atti autorizzativi, avevano perso il loro titolo legittimante, sicché la revoca che si è inteso disporre in data 24 luglio 2013, senza la riedizione del procedimento, non poteva avere alcun effetto ripristinatorio e di riviviscenza delle autorizzazioni rilasciate nel 2011 ormai definitamente eliminate dal mondo giuridico. E ciò sia perché l’acclarato vizio di difetto di istruttoria non poteva essere sanato ex post attraverso provvedimenti di secondo grado, sia comunque per mancanza, quanto meno, di una valida autorizzazione paesaggistica, ormai scaduta per decorso del periodo quinquennale.

 

3. È opportuno per completezza, avendo costituito oggetto di approfondito esame tra le parti, analizzare, sia pur brevemente, anche il quarto motivo del ricorso dell’Associazione Legambiente (corrispondete ai motivi II), III), IV) e V) del ricorso dei NO Muos) col quale si lamenta che il provvedimento del 24 luglio 2013 poggerebbe comunque su presupposti erronei e carenti.

Anche questa censura è meritevole di positiva considerazione, sia in conseguenza di quanto fin qui si è rilevato, ma anche per altri aspetti che prescindono dalla qualificazione degli atti adottati nel marzo 2013.

Occorre a tal fine riprendere il contenuto del provvedimento prot. 32513 del 24 luglio 2013.

La motivazione su cui si fonda la c.d. “revoca delle revoche” è la seguente: posto che la revoca del provvedimento di autorizzazione era prevalentemente motivata dall’assenza di uno studio rilasciato da un ente pubblico di rilevanza nazionale e che tale ente è stato individuato nell’ISS; visto che lo studio condotto dall’ISS conclude ritenendo rispettati i limiti della legislazione italiana in materia di protezione della salute umana dai campi elettromagnetici e prevedendo, in determinate condizioni, solo rischi del tutto trascurabili: ritenuto non più sussistenti i presupposti per l’applicazione del principio di precauzione, devono essere revocati gli atti di revoca precedentemente emessi.

Sussistono, ad avviso di questo giudice, i dedotti vizi di contraddittorietà fra atti, erroneità dei presupposti e difetto di motivazione.

Se il procedimento autorizzatorio originario, chiuso nel 2011, risultava incompleto per mancanza di studi inerenti non solo la salute, ma anche l’ambiente e il traffico aereo (fino a quel momento non considerato), e per tale ragione lo si è inteso annullare, non v’è dubbio che bisognasse provvedere ad una integrazione istruttoria su tutti quei profili e all’interno del procedimento, partendo da un rinnovo della VINCA, con l’indizione di una regolare conferenza di servizi estesa a tutti i soggetti titolari degli interessi pubblici coinvolti, e non poteva essere sufficiente l’acquisizione di un parere scientifico ab externo, reso da un organo tecnico ministeriale. Occorreva cioè non un ulteriore intervento in autotutela, ma un nuovo provvedimento positivo quale esito di un rinnovato procedimento di primo grado.

Ma v’è di più. L’inadeguatezza di siffatto studio a superare le carenze rilevate dall’Assessorato, e ancor prima dalla Giunta regionale, emerge anche sul piano contenutistico.

Lo studio dell’ISS costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e – fatto ancor più significativo – risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione Siciliana, Dott. Mario Palermo e Prof. Massimo Zucchetti.

I due esperti, con una loro autonoma relazione allegata allo studio ISS, evidenziano, fra l’altro, che rimangono aperte le valutazioni predittive in campo vicino, per le quali la stessa relazione principale dell’ISS dà atto trattarsi di un campo molto esteso vista la dimensione delle antenne (vd. pag. 20 relazione ISS) e di non avere a riguardo informazioni specifiche (vd. pag. 18), e che non sarebbe stata ben indagata nello studio ISS neppure la reale dimensione del rischio alla salute.

Con nota del 12 luglio 2013, indirizzata al Sottosegretario di Stato presso la Presidenza del Consiglio, al Ministro della Salute e al Presidente della Regione Siciliana, il Presidente dell’ISS trasmetteva la relazione finale, evidenziando che per la parte relativa alla valutazione dei campi elettromagnetici i rappresentanti della Regione siciliana avevano stilato autonome conclusioni.

Con nota del 18 luglio 2013 il Capo di Gabinetto del Presidente della Regione trasmetteva all’ARTA, all’Ufficio Legislativo e Legale e al Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente la relazione finale del gruppo di studio, nonché copia della relazione degli esperti nominati dalla Regione quali, a loro volta, allegati alla nota del 12 luglio 2013.

Di tali “dissintonie” (così definite dai predetti esperti) nelle conclusioni raggiunte il provvedimento in esame non dà contezza alcuna, limitandosi in maniera succinta a richiamare e recepire le conclusioni della relazione dell’ISS.

Come invece evidenziato, con approfondita analisi, dal Prof. Marcello D’Amore, verificatore nominato da questo Tribunale nel ricorso proposto dal Comune di Niscemi e poi riconvocato con ordinanza n. 1025 del 16 aprile 2014 con lo specifico compito di integrare la precedente verificazione, estendendola allo studio dell’Istituto superiore di Sanità, le osservazioni critiche dei due esperti sono condivisibili e comunque l’ISS si è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore. Conclude il verificatore affermando che “le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del MUOS in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base NRTF nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del MUOS sono trattate rispettivamente dall’ISS, dall’ISPRA e dall’ENAV in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti”.

Ne consegue che la rinnovata valutazione posta a base del provvedimento di revoca del 24 luglio 2013 poggia su presupposti erronei o incompleti, che peraltro non possono dirsi superati neppure dalle pur puntuali osservazioni fatte pervenire dalla difesa erariale in data 14 e 15 ottobre 2014 (controdeduzioni ISPRA, ISS ed ENAV depositate nei ricorsi promossi dal Ministero), le quali restano a loro volta estranee al procedimento nell’ambito del quale, invece, tutte le indagini dovranno eventualmente essere condotte.

[…] Mancanza d’indagini preliminari circa le interferenze del MUOS sulla navigazione aerea in partenza dall’aeroporto di Comiso.

Posto che costituisce fatto notorio, che emerge comunque anche dagli atti di causa, che l’aeroporto di Comiso non è rimasto chiuso dopo l’inaugurazione, come invece il Ministero asserisce, i pareri resi da ENAV nel prosieguo dell’iter procedimentale (sia pure con le modalità prima stigmatizzate), nei quali si individuano procedure strumentali di volo potenzialmente interessate dal fascio MUOS, pareri peraltro estesi agli aeroporti di Sigonella e Fontanarossa, da soli confermano la rilevata carenza istruttoria, della quale aveva dato atto pure il verificatore nella propria relazione, richiamando anche quanto dichiarato proprio dal dott. Bufo dell’Enav nel corso della seduta del 5 febbraio 2013 (vd. relazione – pag. 21).

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Redazione

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