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Donna morta al Cannizzaro. “Medico non avanzò obiezione di coscienza”

Catania – L’ospedale contro la famiglia della donna morta al Cannizzaro, alla 19esima settimana di gravidanza di due gemelli grazie alla procreazione assistita in altra struttura. Se da una parte i familiari sostengono che la ragazza sia morta a causa dell’obiezione di coscienza del medico, che non sarebbe intervenuto in tempo, dall’altra i dirigenti dell’ospedale Angelo Pellicanò e Paolo Scollo, escludono che il medico abbia avanzato la sua obiezione.

Se è vero che tutti i medici del reparto di Ginecologia e Ostetriciadell’ospedale Cannizzaro sono obiettori di coscienza (12 su 12 ndr), secondo l’ospedale Cannizzaro, il medico è intervenuto in maniera celere, inducendo l’aborto del secondo feto per cercare di salvare la vita alla madre.
A peggiorare la situazione, secondo il quadro clinico presentato, sarebbe stata un’infezione.

“Non c’è stata alcuna obiezione di coscienza da parte del medico che è intervenuto nel caso in questione, perché non c’era un’interruzione volontaria di gravidanza, ma obbligatoria chiaramente dettata dalla gravità della situazione”, afferma il direttore generale dell’ospedale Cannizzaro, Angelo Pellicanò. “Io escludo – aggiunge Pellicanò – che un medico possa aver detto quello che sostengono i familiari della povera ragazza morta, che non voleva operare perché obiettore di coscienza. Se così fosse, ma io lo escludo, sarebbe gravissimo, ripeto perché il caso era grave. Purtroppo – conclude il direttore generale dell’ospedale Cannizzaro – nel caso di Valentina è intervenuta uno choc settico e in 12 ore la situazione è precipitata”. Il medico, spiega il direttore di Ginecologia e Ostetricia Paolo Scollo, ha addirittura indotto l’aborto del secondo feto per cercare di salvare la vita alla madre.

I familiari hanno presentato denuncia ed è stato aperto un fascicolo. Il procuratore Carmelo Zuccaro ha disposto il trasferimento della salma in obitorio, bloccando i funerali che erano stati organizzati nel paese del Catanese di cui la donna era originaria, e il sequestro della cartella clinica. La magistratura disporrà l’autopsia dopo avere identificato il personale in servizio che sarà indagato, come atto dovuto, per omicidio colposo per potere eseguire l’esame autoptico.

Secondo quanto riportato dal legale della famiglia, uno dei medici, obiettore di coscienza, si sarebbe rifiutato di estrarre uno dei feti che, dai controlli risultava avere  gravi difficoltà respiratore, fino a quando fosse rimasto vivo.

La donna era stata ricoverata per dilatazione dell’utero anticipata. Nei 15 giorni di ricovero che seguono, la situazione precipita. La giovane madre ha dolori lancinanti e pressione arteriosa bassa. Secondo i controlli, uno dei due piccoli aveva difficoltà respiratorie ma il medico si sarebbe rifiutato di farlo nascere. Stessa cosa alcune ore più tardi sarebbe accaduta con il gemello.

La giovane, in condizioni gravissime, è stata portata in rianimazione ma non ce l’ha fatta.

Per i magistrati, la ricostruzione dei familiari della vittima “al momento non trova alcun riscontro” in un atto ufficiale e documentale, qual è la cartella clinica. In ogni caso, sarebbe stato poi necessario stabilire un rapporto di causa ed effetto tra la morte dei due feti e quella della puerpera con la presunta, e non accertata, dichiarazione di obiettore di coscienza del medico intervenuto.

Intanto, sono stati inviati gli ispettori del Ministero della Salute. Ne faranno parte due componenti nominati dal ministero, un carabiniere del Nas e due tecnici della Regione Siciliana. L’arrivo degli ispettori è previsto tra domani sera e venerdì mattina.

Il video della conferenza stampa

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Redazione

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