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Morti sul lavoro 2014, 3 casi a Catania

“Nonostante ci sia una diminuzione in valore assoluto di incidenti sul lavoro,dobbiamo però considerare come anche il numero di occupati sia diminuito in modo sensibile. Ciò significa che sul lavoro accadono molti incidenti legati spesso alla mancata prevenzione, poiché molte aziende con meno di 10 dipendenti sono soggetti a regole di prevenzione molto deboli. Crediamo che tutto ciò potrà solo peggiorare con l’avvento del Job acts. Non a caso il 25 novembre scorso la Cgil ha proposto a livello nazionale, unitamente  con gli altri sindacati, una piattaforma per la modifica del testo unico sulla sicurezza”. A dichiararlo Giuseppe Oliva, responsabile mercato del lavoro e contrattazione della Cgil.

Nel 2014, la città di Catania ha registrato tre morti sul lavoro, lo stesso numero di vittime registrato nel 2013. In Sicilia i dati INAIL dichiarano 50 vittime (la nostra Regione é al sesto posto nella classifica nazionale, mentre prima è la Lombardia), mentre gli infortuni con esito non mortale ammontano a 26352 in tutta l’Isola. Un dato complessivamente in calo rispetto agli anni scorsi, anche se in Italia, i morti sul lavoro nel 2014 sono stati ben 567.

In tutta la regione, l’incidenza sul totale delle morti è del 9,5%. Catania anche per quest’anno ha dunque allontanato da sé il triste primato di “maglia nera” in termini di mortalità nei luoghi di lavoro che si è purtroppo vista riconoscere sino al 2012; il primato regionale passa invece alla città di Palermo con 13 decessi nel 2014.

Il capoluogo regionale è seguito dai 6 di Caltanissetta, i 6 di Trapani, i 6 di Messina, i 5 di Agrigento, i 5 di Siracusa, i 3 di Ragusa e i 2 di Enna.

“Abbiamo messo in comparazione i dati INAIL con quelli dell’ Osservatorio indipendente di Bologna che integra anche i dati sulle morti dei lavoratori non registrati, spesso perché operano in nero; mentre a livello nazionale la discordanza è considerevole con 660 ( addirittura 1350 se si contano le morti in itinere e su strada) e non 567, per la Sicilia i numeri praticamente coincidono (49 casi contro i 50 dell’Inail) e dunque siamo di fronte ad una rilevazione che registra senza ombra di dubbio un calo considerevole di incidenti mortali rispetto agli anni scorsi- dice Giusi Milazzo, OBR Sicilia- Siamo certi che abbia favorevolmente inciso la formazione obbligatoria a carico dell’azienda così come quella di livello avanzato, oramai alla portata di tutti i settori e anche delle piccolissime aziende.  Non possiamo sottovalutare anche il messaggio di autocoscienza e prevenzione che in questi anni é stato divulgato da enti, sindacati e dagli stessi privati. Un fatto culturale, dunque, che é arrivato finalmente a destinazione”.

er Salvatore Riina , formazione e sicurezza “sono due concetti che sono entrati nel bagaglio dei lavoratori che si avviano verso la consapevolezza completa. Verso cioè la comprensione che essere sicuri nel posto di lavoro, prima ancora che un obbligo di legge deve essere un fatto di autocoscienza e di crescita all’interno dell’azienda stessa. Un interesse che coincide con quello del datore di lavoro”. Riina ha anche illustrato la missione del percorso di formazione Miles, pensato da SDI come strumento di conoscenza e competenza dei lavoratori in tema di salute e sicurezza nel lavoro, attraverso un’integrazione di processi e sistemi che vanno ben al di là degli obblighi di legge.

Per l’esperto della sicurezza,  Orazio Borgia (attualmente impegnato nella sicurezza in Sac Service), “Tutto il sistema sicurezza e lavoro deve essere finalizzato ad evitare l’infortunio, evento traumatico che tutti gli attori del processo devono concorrere a ridurre sino alla completa eliminazione. L’obiettivo è la quota zero, almeno sul piano della mortalità. Ma spesso non basta il controllo fine a se stesso, invece crediamo che il management debba confrontarsi quotidianamente con il lavoratore, che è il referente più adatto a misurare il reale livello di rischio. Lavoratore che deve essere messo nella condizione di potersi esprimere senza inibizioni nei confronti delle aziende o eventuali autocensura”.

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Redazione

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