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Scandalo Montante, video hard e ricatti sessuali contro gli avversari

Le carte dell'inchiesta sono voluminose e i retroscena emersi potrebbero essere soltanto la punta dell'iceberg

Veri e propri dossier: montagne di faldoni contenenti informazioni sulla vita privata degli avversari per azzittirli o influenzarli. L’inchiesta della Dda di Caltanissetta che ha travolto Antonello Montante, ex vertice di Confindustria Sicilia, si sta allargando coinvolgendo nomi di rilievo. Ultimo, anche l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta.

Sarebbe stato proprio Crocetta, a chiedergli un “aiuto particolare”. Cioè, evitare che un video dal contenuto scabroso attinente alla sua vita privata venisse reso pubblico da parte di giornalisti. Non c’è dato sapere se si trattasse di un ricatto o di un favore, ma secondo i magistrati nisseni quello che c’era tra Montante, Crocetta e gli altri indagati era “Un contratto di somministrazione a contenuto corruttivo”. Cioè, nel patto sarebbe rientrata da un lato la nomina dei fedelissimi di Montante e dall’altro il finanziamento della campagna elettorale del 2012 del Megafono.

Il video scabroso? Mi dipingono come una porno star, come se fossi Rocco Siffredi. Ma dov’è questo video? La verità è che non esiste, è una bufala come al solito per denigrare la mia omosessualità. È falso come falsa è stata la notizia dell’intercettazione in cui avrei sentito le frasi contro Lucia Borsellino”. Lo dice all’ANSA Crocetta.

È vero – ha aggiunto nella sua dichiarazione all’ANSA – nel 2012 ho fatto l’accordo politico con Confindustria, con l’associazione che stava combattendo contro la mafia. Persino Claudio Fava dichiarò all’epoca che in Sicilia bisognava fare alleanze con Antonello Montante e Ivan Lo Bello impegnati nella lotta al racket delle estorsioni, battaglia sostenuta anche da ministri e magistrati. E io mi fermo lì, quello che è successo dopo non può essere utilizzato per gettare fango su scelte prese in un determinato periodo storico. È reato fare alleanze politiche con Confindustria? E come la mettiamo allora con i ministri espressione del mondo industriale nei governi a Roma?”.

E ancora: “Mai presi fondi neri per la mia campagna elettorale, in genere servono per comprare voti e io non ho mai pagato nessuno in vita mia. I contributi che ho ricevuto, roba da 5 mila euro, sono arrivati da imprese di Gela, tutto tracciabile e in regola con la legge. Se poi queste imprese aderivano a Confindustria non lo so, so invece che Sicindustria non mi ha dato un euro”.

Di natura diversa, la questione legata a Nicolò Marino, ex assessore nella giunta Crocetta. È il quotidiano La Sicilia a fare riferimento alla testimonianza di Alfonso Cicero presente nell’ordinanza del gip. L’allora commissario dell’Irsap racconta che Giuseppe Catanzaro (attuale presidente di Sicindustria, indagato) «verso la fine del 2013 gli aveva confidato che Montante deteneva un dossier e un video contenente immagini relative alla vita privata del dott. Marino e si stava adoperando per diffonderli mediaticamente al fine di delegittimare costui, che, nella sua funzione di assessore al Territorio e Ambiente, aveva assunto, come detto, posizioni di contrasto con Confindustria Sicilia e con il Catanzaro stesso nella vicenda della gestione dei rifiuti».

Una sorte che toccò anche a Giulio Cusumano, quando era al vertice dell’Azienda trasporti siciliana (Ast), controllata dalla Regione. Il manager si mise di traverso rispetto alla cessione dell’Ast a una microazienda controllata in cui Montante aveva una partecipazione. Per convicerlo a farsi da parte, Cusumano fu ricattato per il suo orientamento sessuale. Racconta che l’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo lo convocò accusandolo di organizzare festini con alcol e droghe. Un legame, quello stereotipato tra il mondo omosessuale e i festini disinibiti, che a Cusumano “fece schifo”. Questa versione è stata smentita da Lombardo che ha annunciato querela. Ad oggi, comunque, l’Ast è ancora pubblica.

Le carte dell’inchiesta sono voluminose e i retroscena emersi potrebbero essere soltanto la punta dell’iceberg.

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Redazione

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