LifeStyle

Tutte modelle, tutte miss, tutte fashion blogger

Solitamente mi piace scrivere di argomenti di ben altra caratura. Forse indegnamente ma almeno provo ad approfondire tematiche di spessore. Ed é proprio qui l’inghippo! L’argomento c’è ed é pure di spessore socio-antropologico. Oserei dire, se non avesse un retrogusto di sarcasmo tendente alla volgarità, “di nicchia”. L’ho detto. Un tema che potrebbe persino portarmi ad annoiarvi con papelli densi di ovvietà frustranti su tracolli di valori e sputtanamento della figura della donna. Parlo dei temibili sciami di fashion blogger e delle slavine di modelle e miss. Ve ne parlo con lo stesso occhio di un documentarista National Geographic e senza, almeno ci provo, dita moralizzanti.

Di fashion blogger ne ho conosciuta una (per sua stessa ammissione) e probabilmente tra le mie conoscenze si annida, chéto e mesto, qualcos’altro del genere. Si perché qui a molestare non é tanto l’oggetto ma l’esorbitante quantità e la sopravvenuta abitudine delle masse al fenomeno. La stessa frustrazione con la quale ormai ci si sorbisce, per due o tre volte, YMCA dei Village People a Capodanno.

Non bastavano i concorsi di bellezza rionali per adolescenti ruspanti ed incoscienti o per post-adolescenti nostalgiche ed assetate di passerella ed obiettivo fotografico? Non sono abbastanza le miss “sagra del carciofo” o “motori&porcini”? Anche le fashion blogger? In che senso? A che pro? Quale l’utilità, quale il “mercato del consiglio” su vestiti ed accessori? Ma soprattutto…perché? Davvero abbiamo bisogno di neomaggiorenni estetiste (mi riferisco al movimento filosofico e letterario. Malpensanti!) autoproclamatesi “docenti di estetica”? Dove è cercata e trovata questa ispirazione? In quale reality show? In quale olgettina? In quale deputata? Perché concimare e per molti versi legittimare le odiose espressioni dei cari radical chic? Il mio quesito potrebbe anche fermarsi qui ma è una strana voglia antropologica a spingermi oltre il dovuto, forse oltre il voluto.

Un impeto di autolesionismo che non viene dal cuore ne dalla mente. Aridaje con il volgare sarcasmo… Passi per i selfie, passi pure per l’attacco cronico da selfie in auto e nel cesso, passi persino la posa con cocktail, labbra pronunciate e mano sul fianco ma perchè – e me lo chiedo dondolante, rannicchiato ginocchia al petto – un book fotografico alla settimana? Sorvoliamo sull’aggravante degli hashtag ma vogliamo parlare dei commenti dei papponi sudati e sudici che sgomitano per scrivere “bellissima” o “cosa ti farei”? E’ davvero questo il modo di sfondare? E’ così difficile fare del volgare sarcasmo su quest’ultima frase? E’ così lontano dalla realtà ciò che state pensando dopo il volgare sarcasmo ispiratovi? No perché certi primi piani “stupiti” di certe aspiranti Naomi Campbell, non fanno pensare ad eventi straordinari dietro il fotografo.

Quella “o” pronunciata non rimanda certamente al concetto di sbigottimento. Intendiamoci! Io comprendo pure che la schiena inarcata all’indietro, la mano sul fianco, le gambe storte (una dritta e l’altra leggermente piegata) ed corpo messo di sbièco rispetto all’obiettivo, siano pose di un sensuale imbarazzante e capisco anche che per smuovere il maschio di oggi, non basta la “mossa” della mitica Ninì Tirabusciò. Davanti a queste gesta, che probabilmente affonda le proprie radici in un antico rito masai o in una misteriosa pratica massonica, mi inchino, abbozzo un applauso e sparo un po di petardi per enfatizzare. Pacifico che è nell’indole della maggior parte delle donne, la voglia di farsi apprezzare anche per l’aspetto fisico, la voglia di mostrarsi e “conciarsi” per bene. Ma davvero tutte possono permettersi una sfilata, un primo piano, un set in spiaggia o semplicemente l’appellativo di “modella”? Messo da parte l’assunto politicamente corretto che vuole “le donne tutte belle”, davvero il mondo ha arsura desertica di modelle e miss? Davvero la donna ha bisogno di tutto ciò per emanciparsi in senso lato? Ammesso che questo appellativo “modella/miss” sia una carica o una qualifica degna di esser pronunciata ad alta voce, ammesso che questo possa chiamarsi “mestiere” o addirittura “qualità”.

Qui si va oltre l’autocelebrazione. Ben oltre la cecità ed ai confini persino del sordomutismo. Qui si rischia di resuscitare il brutto “Brutta” di Alessandro Canino, così per partito preso verso le illuse che credono di illudere. Qui ci si crede artisti senza alcuna vena, intellettuali senza alcun intelletto, qui si vestono panni troppo costosi e preziosi. Il web può dar fascino persino a Gigi Marzullo. Se poi ci si aiuta con Photoshop ed Instagram allora la strada è spianata persino per un raffinatissimo primo piano di Donatella Versace e Franck Ribéry!

Paradossalmente non temo i prediciottesimi, contestualizzandoli socialmente e sociologicamente ma è il “modellismo” – ci si omologa cosi tanto da sembrar inanimati oggetti da collezione – a terrorizzarmi. Studentesse che tra un esame e l’altro, si tuffano dentro un set per sfoggiare culo e tette, con la pretesa, spesso fin troppo pretesa (!!!), di camuffarsi tra le più belle, con la pretesa di acquistar fascino con una posa ripetuta trenta volte, con la pretesa (ammesso a questo punto che ci sia) di esser apprezzata oltre l’aspetto estetico, con lo stupore (ammesso a questo punto che ci sia) per un genere maschile dedito esclusivamente ad apprezzamenti carnali e carnascialeschi. Con la pretesa – e qui non basterebbe tutta l’ironia di questo mondo – di arrivare in alto in costume da bagno ed un tragico “Il mio unico desiderio? La pace nel mondo…”.

 

foto nannimagazine
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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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