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Presenze e assenze al consiglio comunale: la replica del consigliere Mirenda

Sulle presenze in consiglio comunale la polemica è forse facile. Magari, però è meglio approfondire numeri e soprattutto ragioni di certi comportamenti. Così, accade anche al consiglio comunale di Catania: di recente abbiamo pubblicato i numeri delle presenze e –carte alla mano- quello più assente è risultato il consigliere Maurizio Mirenda di “Grande Catania” (v.Link). Naturalmente, come suo diritto, abbiamo dato a lui la possibilità della replica.

Come stanno allora le cose? Il consigliere Mirenda ha sottolineato, in generale, l’esistenza di “scelte politiche” per spiegare la presenza o meno in consiglio e ha aggiunto: “ci sono ordini del giorno che possono essere o non essere condivisi. Fra l’altro non presentandomi non percepisco il gettone.” Ma, ci tiene a precisare Mirenda su “alcuni ordini del giorno di fondamentale importanza sono stato sempre presente. Esempi? Bilancio, piano triennale, regolamenti”.

In generale, quindi, viene fuori la scelta politica del consigliere, che può condividere come non può condividere l’ordine del giorno. Mirenda, poi, è componente di alcune importanti commissioni consiliari: ad esempio, è vicepresidente della commissione urbanistica (è componente anche della comissione commercio e di quello dello sport). “In commissione –spiega- si lavora, si approfondisce. In ambito urbanistico, in particolare, sul piano regolatore, ho proposto di operare sul piano di Stancanelli, nel senso di attivarsi per superare il blocco totale che c’è oggi a Catania”.

E sui rapporti con l’amministrazione Bianco, il consigliere Mirenda dichiara: “siamo per un’opposizione costruttiva.”

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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