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Cronache

Minacce per le tartarughe carretta, l’appello delle associazioni

Era lo scorso 13 luglio quando, una tartaruga marina carretta è stata schiacciata da un mezzo pulisci sabbia, nel corso delle pulizie notturne, sulla spiaggia di Gallina, ad Avola.

Ma l’animale al suo interno custodiva un prezioso carico: 37 uova che avrebbero portato alla nascita delle piccole.

Fortunatamente, la mattina seguente grazie all’intervento della biologa Oleana Olga Prato le uova sono state prelevate e depositate una ad una creando una piccola calotta sotto la sabbia.

Tre giorni fa è avvenuta la schiusa, ma solo due sono nate miracolosamente.

La testimonianza

«Bianca, così l’ho battezzata, perché due anni fa depose nella spiaggia di fontane bianche, era riconoscibile dal carapace rotto sopra la pinna posteriore destra, a causa probabilmente di un incidente con un natante». A raccontare il rinvenimento del povero animale è Massimo Di Guardo, il volontario Wwf che ha segnalato il fatto alla redazione del L’Urlo.

«Alle prime ore di venerdì 13 luglio – continua Guardo – la tartaruga sicuramente stava cercando un luogo adatto per deporre nella spiaggia di Gallina. Probabilmente troppi fattori contrari hanno portato all’incidente che le ha tolto la vita prima di deporre il suo prezioso carico».

«Verso mezzogiorno, Christian, un bagnino del lido Flamingo, mi chiama allarmato perché vede una pinna spuntare dalla sabbia. Dissotterriamo la carcassa e la ispeziono: riconosco Bianca, ormai col carapace distrutto e le interiora di fuori. Vedendo le sue uova mature e pronte per essere deposte, decido comunque di dare loro l’opportunità di provarci e con la biologa Prato creiamo una camera dove le posizioniamo, delimitando la zona».

«Le abbiamo accudite per circa 60 giorni, verificando se qualche neonata fosse nata ma incapace di uscire, per via della poco forza ..e così è stato. Delle 31 uova, solo due piccoli miracoli hanno sorpreso e sono arrivati alla luce due esemplari: verde speranza e rossa passione», conclude il racconto il volontario.

Le due piccole  tartarughine sono state tenute un paio di ore in osservazione e poi subito liberate in mare, dove attivissime hanno subito preso il largo.

«Purtroppo c’è la mentalità che le spiagge vengano pulite di notte, o in primissima mattinata quando ancora c’è buio. In accordo con l’ospedale delle tartarughe di Lampedusa volevamo pubblicizzare la situazione in cui riversano le tartarughe, tra la plastica e l’ignoranza in cui viviamo. Da questa tartaruga, anche di notte stesso, si sarebbero potute recuperare tantissime uova. È una cattiva informazione», dichiara indignato il volontario.

«Anche su altri fronti, c’è un atteggiamento sbagliato. Ad esempio, chi pesca lascia il pesce attaccato all’amo o con le reti. Spesso purtroppo la tartaruga andando ad attaccare o la medusa o il pesce per mangiarlo rimane intrappolata. Se scatta subito la segnalazione, c’è l’ospedale dove portarla e salvarla. Bisogna avvisare la Capitaneria di Porto, non c’è nessuna tutela».

«Non si prendono denunce, ma se ci fosse più attenzione e informazione si potrebbero salvare molte tartarughe, visto che purtroppo in Sicilia, come in tutto il resto d’Italia, stanno andando in estinzione. È colpa della disinformazione delle persone. Se l’operato quella notte ci avesse avvisato probabilmente avremmo potuto salvare più uova» afferma convinto Di Guardo.

La biologa Oleana Olga Prato è stata proprio la salvezza di quei piccoli gusci. E ora, dopo aver dovuto estrarre le uova dal cadavere tumefatto della povera tartaruga, lancia un appello a tutti i cittadini e le autorità.

«Non ho nulla contro i collaboratori che, anzi, aiutano tantissimo ma l’uso di queste macchine andrebbe regolamentato o con fasce orarie o in periodi diversi, al di fuori dei periodi della nidificazione. Si dovrebbe fare un controllo di queste macchine ed eventualmente passare alla pulizia “manuale”. Quello che mi è stato riferito è che i turisti o i bagnati preferiscano vedere la spiaggia “rigata” perché sembra più pulita e ordinata. Il problema nasce dai fruitori, da ciò che sembra. Molti bagnati preferiscono invece ambienti naturali».

Altre tartarughe tra le fauci delle macchine pulisci sabbia

Ma l’episodio non è stato un caso isolato, come racconta la biologa: «Come Bianca, anche un’altra tartaruga quest’anno ha incontrato da vicino un macchinario di pulizia delle spiagge, ma fortunatamente non ha avuto lo stesso destino».

«Una tartaruga nella spiaggia di Marza, ad Ispica, la mattina del 26 giugno, dopo aver lasciato il suo tesoro, ha riconquistato il mare. Il nido ha incontrato però un altro problema legato all’attività antropica: l’erosione costiera e la mancanza di siti idonei alla nidificazione. La spiaggia si presentava troppo poco elevata ed il nido era in pericolo di mareggiate e inondazione».

«È stata necessaria – prosegue la dottoressa Oleana – una traslocazione di emergenza che ha avuto dell’eccezionale: di norma si effettua nella stessa spiaggia, in un sito più idoneo, ma la mancanza di tale punto ha costretto me e il collega Antonio Barlotta del Pro Natura a consultarsi e decidere di effettuare il trasloco a 7 km dal sito naturale di deposizione, accanto ad un nido deposto il 16 giugno».

«Un terzo nido è stato quindi traslocato accanto a questi due e, come avesse capito che il sito fosse sicuro, una tartaruga venne a deporre un quarto nido accanto agli altri tre, in modo tale da poterli vigilare contemporaneamente tutti e quattro».

«Due nidi sono già schiusi, sotto constante monitoraggio da parte dei soci dell’associazione Mal di mare, Pro Natura e di numerosissimi residenti e turisti, che, anche se partiti, continuano a chiedere novità dei nidi di cui si attende ancora la schiusa. Il nido traslocato di 7 km ha dato alla vita 58 neonate su 66 uova deposte, un vero successo visto che le restanti erano comunque per la maggior parte non fecondate».

«La schiusa è avvenuta quasi contemporaneamente a quella del primo nido, di cui 87 neonate su 151 uova hanno preso il largo», conclude la biologa.

Inoltre, qualche giorno fa, un altro nido a Santa Maria del Focallo ha visto una schiusa da record: 117 neonate sono uscite contemporaneamente e hanno raggiunto il mare.

La dottoressa Prato ringrazia anche tutte le associazioni che hanno supportato la causa :«Vorrei poter ringraziare la ripartizione faunistico venatoria di Ragusa per il continuo sostegno alle associazioni nella tutela della fauna selvatica, Pro Natura Ragusa e ASD Mal di Mare Attività Subacquee Pozzallo».

Le due tartarughine “superstiti” hanno ricevuto in dono due bellissimi nomi che lasciano un messaggio di un certo spessore: la “Speranza” che possiamo farcela a ritrovare un equilibrio con la natura mettendoci “Passione”.

 

 

 

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