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“Mimma” di Cracco: un altro caso Permunian?

Con 'Senza' l'autore scaligero si è imposto all'attenzione nazionale aggiudicandosi il premio della Critica 'Etnabook - Cultura sotto il Vulcano 2020'

Eleonora faceva l’editor, valutava manoscritti, gliene arrivavano di tutti i generi: avventura, gialli, fantasy, horror, spesso improponibili, qualche volta brutti, come un aspirante monaco che non bestemmia, ma che agisce da mafioso con la copertura paterna. Raramente accettabili. Belli mai, se non casi unici.

È in questo virgolettato che si presenta Mimma di Massimo Cracco pubblicato nel 2017 per i tipi de L’Erudita, branca indipendente dell’altrettanto indipendente Giulio Perrone Editore. Decidiamo di omaggiare Cracco, acclamatissimo dalla platea di Etnabook – Festival Internazionale del Libro e della Cultura, che si è tenuto a Catania Venerdì 25 settembre 2020 presso la prestigiosa cornice del Palazzo della Cultura, dove si è aggiudicato il Premio della Critica ‘EtnaBook – Cultura sotto il vulcano’ col ben più noto Senza (Autori Riuniti).

Massimo Cracco con in mano 'Senza' Premio della Critica a Etnabook 2020
Massimo Cracco con in mano ‘Senza’ Premio della Critica a Etnabook 2020 – Clicca sulla foto per acquistare ‘Senza”

Vedovanza e cura

Eleonora era rimasta vedova di Enrico, morto a causa di un incidente stradale, ma in compenso aveva ereditato le cure da non far mancare al suocero Piero, ultra ottantenne e malato di Alzheimer e alla figlia Carlotta, bella signorina diciassettenne, la quale come tutte le adolescenti viveva la sua vita frequentando, con ottimi esiti, la scuola, amoreggiando col bulletto di turno come Jacopo e incontrandosi con l’amica del cuore, Giuly, che aveva un fortissimo ascendente sulla ragazza.

 

Post adolescenza di Carlotta

Carlotta non mancava di creare qualche problema alla madre, dalle ribellioni ingiustificate al non cogliere amorevoli consigli per non rimanere delusa da aspettative che le balenavano in mente. Le richieste erano quelle classiche di una ragazzina che si avviava a diventare cognitivamente una donna matura. Dai vestiti che le mantenessero lo status moderno del momento si evinceva una negligenza in famiglia, contra un atteggiamento molto arrendevole e fragile che manifestava con gli estranei. D’altro canto Carlotta, era presente con la madre quando questi si recava dal suocero Piero al quale Carlotta era molto legata da un classico affetto nonno-nipote.

 

Clicca sulla cover per acquistare il libro
Clicca sulla cover per acquistare il libro

Piero e le visite quotidiane e improvvise

Il simpatico Piero viveva a Verona accudito quotidianamente dalla badante Marya proveniente dai paesi dell’est. In questa quotidianità del prendersi cura di Piero, un dì si presentò Benedetto, un gentile signore coetaneo di Piero. Questi decantò il suo arrivo dall’Argentina dove aveva vissuto fin da ragazzo dopo aver lasciato gli affetti, tra i quali lo stesso Piero, nella loro stupenda Valpolicella. Aveva lavorato proprio dove il vino buono è prodotto per mezzo mondo, nella tenuta e al servizio della famiglia di un giudice. Una famiglia di alta borghesia veneta completata dalla moglie del giudice e dai loro tre figlioli: due maschi, uno dei quali era Piero, e una femmina di nome Mimma.

 

Incursioni nel vissuto della famiglia di Piero

Benedetto entra nella vita di Eleonora e Carlotta con molta discrezione e con tanta signorilità presentandosi come fraterno amico di Piero. Questi narrò della loro amicizia e anche della triste e malinconica ‘figura’ di Mimma. La sorellina di Piero infatti, era morta a otto anni a causa di un lungo volo verso il basso nel pozzo della villa di famiglia. Di questi e altri racconti Carlotta era molto entusiasta, tanto che grazie a ciò sfociò un’amicizia con l’anziano amico del nonno; anche lui preso dalla nuova amica le confidò la propria omosessualità, narrando che in quei tempi era tutto molto complesso, perché la pulsione per un essere dello stesso sesso era vista come una malattia. Eleonora e Carlotta però domandavano di Mimma.

 

Mimma, chi era?

Ma chi era veramente Mimma? E cosa era accaduto nella tenuta di Massinago? Quando a Benedetto si chiedeva di più su Mimma, non si ricevevano risposte. Qualche vago e confuso racconto, percepito come uno sviare l’argomento.

C’era Piero però, che volentemente o nolentemente qualche indizio lo consegnava proprio grazie alla malattia che lo affliggeva. Nella confusione comunicativa sporadicamente usciva il nome di Mimma. Approfittando del legame che frattanto cresceva con Benedetto, Carlotta riuscì a farsi raccontare nei dettagli la vicenda di Mimma. Ne uscì fuori un miscuglio, che oggi chiameremo come l’insorgere di un disturbo post traumatico esteso a un disturbo di identità, che coinvolse emotivamente la ragazza; tant’è che la ragazza ‘sentiva’ la presenza di Mimma come una seconda persona in se stessa. Al contempo anche Eleonora chiedeva lumi e numi di indizi perché era stata ispirata dalla vicenda per scriverne un romanzo, cosa che, se a Carlotta aveva prodotto un disagio, a lei invece il beneficio della distrazione dal pensare sempre all’assenza del marito e del curarsi del suocero e della figlia.

Lo stile è tutto

La storia è narrata molto bene. Cracco non fa mancare risvolti interessanti che fanno di questo romanzo, ironico e divertente ma anche cupo e doloroso, un piacere letterario. Scorrevole, appassionante e profondo. La grandezza dell’autore si evince, avendo letto anche il successivo Senza, nella sua versatilità: Massimo Cracco riesce a comunicare, differentemente dal libro che lo ha proclamato Premio della Critica a Catania appena cinque giorni fa, con una scrittura al femminile come molti sanno fare, ma con una marcia in più, quella di essere un eccellente ricercatore di dettagli che appartengono alla sfera psicologica femminea.

 

La logica pure, l’editoria no!

L’ingresso di Benedetto nella vita della nuora e della nipote di Piero fa risaltare più epoche. Un periodo storico. Un evento tristissimo (capirete quando avrete tra le mani Mimma che la stessa non era solo una bambina, bensì ‘memoria’ d’alzheimer). Una disputa mai chiusa sull’omosessualità. Ci chiediamo se l’editoria italiana legge i dattiloscritti che riceve. Se conosce ciò che pubblica. Se si rende conto di avere alcuni ‘cavalli di razza’ in casa, che però lascia marcire negli angoli della disperazione o dei pareri altrui che usano appellare come consulenti. L’editoria italiana è ancora ferma al ‘caso Permunian di cui lo stesso Cracco ha scritto (clicca qui, per saperne di più) o deve attendere che quei pochi casi unici, proprio come quelli che di cernita ne faceva la coprotagonista del romanzo, Eleonora, devono essere pubblicati e avere successo planetario solo da postumi?

Massimo Cracco autore di 'Senza', premio della Critica a Etnabook 2020
Massimo Cracco autore di ‘Senza’, premio della Critica a Etnabook 2020

Congratulazioni a Massimo Cracco e abbattimento di Golia dai coraggiosi Davide

Cracco, a quanto ne sappiamo, è il primo autore che porta in casa Autori Riuniti, che apprezziamo al pari de L’Erudita per aver scommesso sull’autore veneto, un premio di prestigio.

Il premio della Critica di un Festival che si svolge nella città e nella provincia di Catania. In Sicilia, dove non c’è il salone e nemmeno il liquore che ti fa ubriacare per imporre un già quasi del tutto scontato vincitore. Un Festival, Etnabook, come altri, erroneamente detti minori, perché non contaminati (?), come Libri a 180 gradi ideato da Giulia Ciarapica, che si tiene a Sant’Elpidio a Mare o ancora lo storico Giffoni Film festival, dedicato al cinema, ma che sono la rappresentazione mitologica di Davide contro Golia. A Cracco le nostre congratulazioni.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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