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Milano, Palazzo di Giustizia, Imprenditore imputato uccide l’avvocato, il socio e un Giudice

Intorno alle 11:00 di oggi, un imprenditore di 57 anni dall’aspetto bonario, è entrato nel Palazzo di Giustizia di Milano, da un’entrata riservata ad avvocati, magistrati e cronisti (sembra mostrando un tesserino falso).
L’imprenditore, Claudio Giardiello, vestito di tutto punto in giacca, cravatta e soprabito, ha portato con sé una pistola e alcuni caricatori.
Già questo può far prefigurare un piano, approssimativamente delineato, degno dei migliori thriller e di suspense ad effetto.
L’imprenditore, già imputato diversi anni fa per bancarotta fraudolenta nel crac di una società srl di cui era socio di maggioranza, sembra che abbia esploso dapprima quattro colpi nell’aula della sezione penale in cui si stava celebrando il processo a suo carico e successivamente sia salito al secondo piano del Tribunale, dove in un’aula della Sezione Fallimentare si stava celebrando un processo, e abbia sparato anche contro un Magistrato che nell’esercizio delle sue funzioni presiedeva l’udienza.
Risultato: 13 colpi sparati, tre morti (il suo legale, il Giudice che a suo tempo aveva emesso la sentenza di fallimento della società in cui era socio l’omicida e un coimputato) e due feriti.
Dopo alcune ore di una mirabolante fuga a bordo di uno scooter, una volta catturato a Vimercate (in Brianza, ad una trentina di km da Milano), l’omicida ha spiegato il movente del gesto col desiderio di vendicarsi di chi lo avesse rovinato.
E, così, si è scoperto che l’obiettivo era anche la persona del Pubblico Ministero che nell’aula penale stava rappresentando l’accusa nel processo contro di lui. Il Pubblico Ministero, per puro miracolo, si è salvato (possiamo immaginarlo) schivando i colpi riparandosi verso terra e dietro quelle poche austere suppellettili dell’aula di Tribunale.
Scena surreale, nel massimo Tempio della Giustizia, un imputato si fa giustizia del torto supposto subìto e nessuno riesce a fermarlo nonostante il presidio obbligatorio di molti tutori dell’ordine opportunamente armati.
Un assassino in giro per il Palazzo di Giustizia, con pistola e diversi caricatori ?
Perché affrontarlo subito ed ingaggiare una sparatoria in mezzo a tante persone ?
Meglio lasciarlo andare, lasciarlo uscire con tranquillità (magari dall’uscita principale) !!
Al di là del sarcasmo, con grande rispetto di tutte le vittime, è qui da evidenziare come nella circostanza (ma sembra essere un vezzo tutto italiano) la vigilanza e le capacità d’intervento in una fase di emergenza acuta hanno fatto acqua da tutte le parti.
Qui mi preme evidenziare un altro aspetto che attiene alla prevenzione degli omicidi.
E’ acclarato, ormai, che l’incidenza degli omicidi perpetrati con armi da fuoco ha un andamento inversamente proporzionale al numero delle armi da fuoco in circolazione.
Questo dato di fatto ha fatto sì che negli Stati Europei (compresa l’Italia) il mercato delle armi avesse delle forti limitazioni e restrizioni del numero delle persone che se ne potessero dotare.
Dotazione, quindi, autorizzata solo a particolari individui con particolari esigenze, i quali devono preventivamente dimostrare l’idoneità psicofisica e la capacità tecnica al maneggio delle armi. E ciò deve avvenire, anche successivamente con una periodicità al massimo di sei anni.
Orbene, come mai il sig. Giardiello deteneva un’arma ?
Aveva o no un regolare porto d’armi ? Come mai, predittivamente, nella visita psicoattitudinale, la potenziale pericolosità del Giardiello non si era potuta prevedere ?
Tutte risposte che dovrà fornire l’Autorità Inquirente per verificare eventuali altre responsabilità.
Attualmente, le visite per l’idoneità psicofisica al maneggio delle armi vengono rilasciate dalle ASL e sappiamo come tale servizio è molto differenziato da Regione a Regione, addirittura da Provincia a Provincia, senza dilungarsi sul cronico taglio di risorse al personale sanitario e agli strumenti psicometrici che possano permettere di verificare l’effettiva capacità psicofisica dei candidati al porto d’armi.
Insomma, la giungla sanitaria e la relativa disfunzione si riflette anche sulla effettiva capacità di discriminare i potenziali soggetti pericolosi in condizioni di particolare stress psicoemotivo.
E qui veniamo ad un’altra problematica toccante.
Saranno molte le persone che si identificheranno nel Giardiello, per il loro senso di giustizia frustrato e, perversamente, ne ammireranno l’impresa. In tal senso, aspettiamoci di avere altri casi paradossalmente emulativi, durante il corso di tutto il 2015.

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Bruno Calabrese

Psicologo clinico, Psicodiagnosta, Criminologo Esperto nella Valutazione Psicologica Perito, Consulente Tecnico Civile e Penale in Psicologia Forense già Giudice Onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e presso il Tribunale per i Minorenni di Roma

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