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Messina: Nadia Furnari e l’onore del dott. Scammacca – La presa di posizione dell’associazione Rita Atria

Una donna sempre in prima linea. Da tempo impegnata su vari “fronti”, in particolare sull’antimafia e sul contrasto alla violenza sulle donne. Nadia Furnari è questo e altro. Domani, in Tribunale, a Messina, una nuova “puntata” di un lungo percorso di lotte. L’abbiamo intervistata.

Nadia Furnari ci spieghi -in sintesi- cos’è accaduto con S. E. il Prefetto Scammacca? 

«Il dott Stefano Scammacca, Prefetto di Messina, ha chiesto di essere risarcito per i danni da lui patiti per il contenuto diffamatorio di alcune lettere inviate dall’Avv Fabio Repici a tutte le istituzioni in relazione al ruolo dallo stesso esercitato sul caso dello scioglimento del Comune di Barcellona P.G. per infiltrazioni mafiose. Il mio coinvolgimento nasce dal fatto che la stessa era titolare del sito www.ritaatria.it, sito che aveva pubblicato la lettera del Repici con il presunto contenuto diffamatorio. E viene accusata di essere l’organo divulgatore.»

E’ un caso di diritto di critica oppure sono stati utilizzati termini e toni traumatizzanti?

«Secondo il dott Scammacca la mia responsabilità consiste nell’aver pubblicato, e quindi pubblicizzato, quanto scritto da Repici. La mia difesa contesta sia la legittimazione passiva nel giudizio ( bisogna dare la prova che il sito – che non è una testata giornalistica – possa tecnicamente svolgere funzione diffamatoria) sia la sostanza di quanto affermato dal dott Scammacca in ordine all’effettiva diffamazione anche in ordine al superamento del diritto di critica.»

A che punto è il procedimento?

«Trattasi di un giudizio civile attivato da Scammacca contro Repici, Alfano, Garzanti; in primo grado (Tribunale) il Giudice ha rigettato le domande avanzate dall’ex Prefetto condannandolo al pagamento delle spese di giudizio; il dott Scammacca ha presentato appello alla sentenza e la causa verrà chiamata domani davanti alla Corte d’Appello di Messina.»

Sei soddisfatta delle tante attestazioni di vicinanza ricevute in questo periodo?

«Gli amici e le persone che conoscono la mia storia e quella dell’associazione sono sempre stati presenti. E’ una bella sensazione perché in queste lotte ho sempre considerato l’aspetto umano come un grande valore aggiunto.»

Sei pentita di qualcosa? Pensi forse di potere fare autocritica davanti ai giudici?

«Pentita di cosa? di aver pubblicato una lettera inviata ad organi istituzionali e pubblicata da decina di altri siti? Credo si tratti di informazione. Non abbiamo mai negato il diritto di replica. Qualcuno ha detto in via informale che hanno scelto me perché sono il soggetto più debole… cioè, credo, quella con meno telecamere e giornali alle spalle.  Vero. Ma ho dalla mia la dignità di non temere di perdere i beni materiali. L’unico mio timore è quello di perdere la dignità. E ogni giorno cerco di tenere la barra dritta rispetto a ciò che dico e a ciò che faccio.

Voglio precisare una cosa: ci sono decine di blogger e giornalisti denunciati… loro non hanno la fortuna di avere associazioni come la mia e avvocati come i nostri alle spalle. A loro va il mio pensiero. E questa solidarietà la voglio estendere proprio a chi, nell’ombra, subisce processi per me ingiusti.»

Quando finirà questa storia, cosa resterà a tuo avviso? 

«Non lo so quando finirà… siamo all’ottavo anno… cosa resterà? La fatica ma nessuna cicatrice. Anche se non dovesse finire bene. »

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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