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Memorie dal partito dei morti

Si narra che non abbia dormito per tutta la notte, fissando le ombre che sul soffitto disegnavano le visioni escatologiche della disfida finale che di lì a poco avrebbe dovuto ingaggiare, meditando sulla sublime missione per cui sembra essere stato prescelto.
Come nel sogno di Costantino – rappresentato nello splendido affresco di Piero della Francesca – alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, contro l’usurpatore Massenzio; o come la “notte bianca” di Vladimir Lenin, passata su un materassino nel soviet di Pietroburgo a poche ore dalla presa del Palazzo d’Inverno, il commissario del popolo Paolino Mangano è agitato dai segni premonitori di quest’ennesimo snodo epocale della storia umana verso cui sembra avviarsi, confortato solo dai sussurri del valletto Luca da Pedara che veglia sul suo sonno.

Paolino si presenta puntuale, nel pomeriggio di ieri, all’appuntamento con la storia, in via Cavalieri, sede del partito. Ma non trova il Concilio di Nicea, né il secondo congresso bolscevico di Londra ma una specie di Circolo Pickwick da cui esala il miasma violento e caotico di umori, sudori e secrezioni di una cinquantina di delegati costretti in uno spazio di pochi metri quadrati, oppressi dalla canicola del Termidoro.
E non trova neppure Massenzio, né il principe Kerenskij ma Pippo Castelli e Tuccio Cutugno, contro cui scaglia le sue truppe di cadetti prevalendo per 26 voti contro 23, divenendo il nuovo segretario del partito Mdp-Articolo 1, cioè il vecchio segretario del partito Mdp-Articolo 1. Del partito nato per morire, frutto dell’intuizione burocratica di avanguardie rivoluzionarie del calibro di Massimo D’alema, Pierluigi Bersani e Roberto Speranza. Del partito che vedrà la luce giusto il tempo di fare il tesseramento e il congresso e poi di liquefarsi in un altro partito, quello dei Liberi e Uguali. Un guscio vuoto in cui si muovono personaggi che sembrano usciti dal cappotto di Gogol, le anime morte del partito nato per morire.

Si narra di un signor Sciatto che, come il nichilista russo evocato da Lenin nelle “Tesi di aprile”, fa sfoggio della sua “fraseologia anarchica” e ogni tanto urla contro la platea “fascisti! fascisti!”, della poliziotta in pensione che con piglio questurino “interroga” gli oppositori del vecchio/nuovo segretario: “E tu chi sei? Chi sei? Che fai qui?” prima che Basilio Orfila chieda a lei: “E tu che fai qui? Chi sei? Ti sei iscritta ieri solo per votare Mangano.”
Si narra di un giovane “valletto” che, eccitato come il il borgataro all’esecuzione di Fra Bastiano, dichiara chiusa l’assemblea subito dopo l’elezione di Mangano, ancora prima che si votino i delegati regionali e nazionali. Le masse proletarie sono in buone mani, il partito dei morti le condurrà al loro “luminoso destino di salvezza”, prima di tornare ad essere il becchino di sé stesso.

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