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#meglioilcarcere – No alla legge sulla diffamazione

Per chi fa questo mestiere, uno tra i pericoli più grandi è quello di autocensurarsi per paura di una minaccia di querela, o di una querela vera e propria. Poi si può dimostrare la proprio innocenza e la cattiva fede del querelante che spesso in maniera strumentale ricorre a questo strumento che è diventato un vero e proprio bavaglio e modo per minacciare i giornalisti.

Come se non bastasse già la legislazione vigente, il Parlamento sta discutendo ed in via di approvazione una nuova norma, che peggiora di gran lunga la situazione attuale. Infatti impone onerosi risarcimenti in caso di condanna ed elimina il carcere, ma praticamente obbliga i giornalisti a non trattare più temi sensibili, a non occuparsi più di inchieste e criminalità. Insomma tutti dovremmo scrivere di ricette di cucina, stando attenti ad non urtare la sensibilità di nessun ingrediente.

Il nostro è un piccolo giornale, fatto di persone e non di numeri. Proprio perché siamo piccoli e siamo dei nomi e dei cognomi abbiamo deciso di sposare questa campagna #meglioilcarcere per impedire che questa nuova legge venga approvata e anche i piccoli giornali e i giornalisti scompaiano nel nulla. L’informazione è democrazia e la democrazia è pluralità.

Esiste il diritto di replica che spesso nessuno esercita perché l’obiettivo non è replicare alle accuse mosse dal giornalista, ma intimorirlo, minacciarlo e zittirlo.

Leggete l’appello e firmatelo anche se non siete giornalisti, perché in un modo o nell’altro, anche da lettori, la faccenda vi riguarda. Riguarda la nostra democrazia di “sistema paese”, non è un battaglia di casta.

Vincenzo Barbagallo (a nome della redazione de L’Urlo)

 

ECCO L’APPELLO

La nuova legge sulla diffamazione è sbagliata.

Doveva essere una riforma della legge sulla stampa che eliminando la pena del carcere per i giornalisti, liberava l’informazione dal rischio di sanzioni sproporzionate, a tutela dei diritti fondamentali di cronaca e di critica: il testo licenziato al Senato rischia di ottenere l’effetto opposto, rivelandosi come un maldestro tentativo di limitare la libertà di espressione anche sul web.

La legge sulla diffamazione che potrebbe presto essere approvata, prevede in particolare:

1) sanzioni pecuniarie fino a 50 mila euro che appaiono da un lato inefficaci per i grandi gruppi editoriali e dall’altro potenzialmente devastanti per l’informazione indipendente, in particolare per le piccole testate online. Inoltre viene pericolosamente ampliata la responsabilità del direttore per omesso controllo, ormai improponibile in via di principio e sicuramente devastante per le testate digitali caratterizzate da un continuo aggiornamento;

2) un diritto di rettifica immediata e integrale al testo ritenuto lesivo della dignità dall’interessato, senza possibilità di replica o commento né del giornalista né del direttore responsabile, e che invece di una “rettifica”, si configura come un diritto assoluto di replica, assistito da sanzioni pecuniarie in caso di inottemperanza, che prescinde, nei presupposti della richiesta, dalla falsità della notizia o dal carattere diffamatorio dell’informazione;

3) l’introduzione di una sorta di generico diritto all’oblio che consentirebbe indiscriminate richieste di rimozione di informazioni e notizie dal web se ritenute diffamatorie o contenenti dati personali ipoteticamente trattati in violazione di disposizioni di legge. Previsione questa che non appare limitata alle sole testate giornalistiche registrate ma applicabile a qualsiasi fonte informativa, sia essa un sito generico, un blog, un aggregatore di notizie o un motore di ricerca, e che fa riferimento al trattamento illecito dei dati che è concetto dai confini incerti in particolare nell’ambito del diritto di cronaca e critica e che non ha alcuna attinenza col tema della diffamazione.

Più specificamente, la previsione di un assoluto diritto all’oblio, esercitato senza contraddittorio, è destinato a produrre un infinito contenzioso tutte le volte che, di fronte a richieste ingiustificate, il direttore legittimamente decida di non accoglierle. Ma la nuova norma può anche indurre ad accettare la richiesta solo per sottrarsi proprio ad un contenzioso costoso o ingestibile e, soprattutto, può portare alla decisione di non rendere pubbliche notizie per le quali è probabile la richiesta di cancellazione, con un gravissimo effetto di “spontanea” censura preventiva. I rischi non solo per la libertà d’informazione, ma per la stessa democrazia, sono evidenti

Una legge che modifica la normativa sulla stampa al tempo del web deve avere come primo obiettivo la tutela della libertà di espressione e di informazione su ogni medium: e questo non si ottiene prevedendo nuove responsabilità e strumenti di controllo e rimozione, ma estendendo ai nuovi media le garanzie fondamentali previste dalla Costituzione per la stampa tipografica.

La legge sulla diffamazione proposta ha invece il sapore di un inaccettabile “mettetevi in riga”, sotto la minaccia di facili sanzioni, rettifiche e rimozioni, per quei giornalisti coraggiosi, blogger e freelance che difendono il diritto dei cittadini ad essere informati per fare scelte libere e consapevoli.

La mancanza di norme che sanzionino richieste e azioni giudiziarie temerarie o infondate non fa che aggravare un quadro di potenziale pressione sull’informazione che la sola eliminazione del carcere come sanzione non è sufficiente a scongiurare e che anzi con la nuova legge si aggrava.

La nuova legge sulla diffamazione è pericolosa per le molte violazioni in essa previste del diritto costituzionale d’informare e di essere informati.

Per questo invitiamo tutti i cittadini ad aderire a questo appello, e chiediamo ai parlamentari di non approvare la legge.

Ne va della libertà di tutti.

 LA LEGGE SPIEGATA IN 4 MINUTI

Per approfondire

Senza le modifiche necessarie, sarà meglio mandare nel binario morto anche questo testo. Il Governo non può stare a guardare
di Alberto Spampinato

Appello al Parlamento: #Nodiffamazione

La nuova legge sulla dif­fa­ma­zione è sbagliata. Da che doveva essere una riforma della legge sulla stampa per evi­tare il car­cere ai gior­na­li­sti col­pe­voli di ripor­tare fatti falsi, rischia di diven­tare un grave danno per il diritto di cro­naca e la libertà d’informazione.
Eleonora Martini

 

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Le nuove norme saranno approvate dopo le feste. E hanno un solo obiettivo: dare una stangata ai giornalisti. Perchè la politica vuole celebrare il funerale delle notizie?
di LIANA MILELLA

 

Fermare subito la legge bavaglio
di Beppe Giulietti

 

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di Nicola Tranfaglia

 

Diffamazione, cinque articoli che sanno di censura
Il testo che è passato al Senato mira al cuore delle notizie. Sanzioni fino a 50 mila euro, smentita entro due giorni senza la garanzia che il ricorrente possa andare comunque dal giudice. E diritto all’oblio indiscriminato per il web
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Diffamazione, quante critiche: “Un pasticciaccio brutto”
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di CARMINE SAVIANO

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Redazione

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