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Mdp Catania, Mangano fugge a gambe levate dalla sua sfiducia

Basilio Orfila ammette che, in questo momento, non c'è tranquillità interna e questo atteggiamento di Mangano non la favorisce.

Ci provano e ci riprovano i compagni di Mpd a liberarsi da Paolino Mangano, ma tutta la buona volontà di rigenerare e costruire il gruppo rosso a Catania proprio non basta: servirebbe un potente solvente per intervenire sul mastice che tiene incollato Mangano alla poltrona di coordinatore provvisorio, che tanto provvisorio non è.

Si è svolta ieri sera l’assemblea per il rinnovo del coordinamento dove gli unici a non volere dimettersi sono Paolino Mangano e Luca Barbato. Durante l’incontro, Pippo Castelli, Tuccio Cutugno e Massimo Papa, esponenti di spicco della formazione, hanno tentato di instaurare con i loro interventi un clima più sereno, unitario e costruttivo verso la costituente di LeU, proponendo le dimissioni di Mangano e Barbato, ultimi resistenti membri del coordinamento provvisorio. Ma niente: i due non hanno mostrato alcun cenno di cedimento.

Così Basilio Orfila ha presentato un ordine del giorno per il rinnovo e l’allargamento del coordinamento provvisorio. È a questo punto che Paolino Mangano, avendo constatato di essere in minoranza, è fuggito insieme a Luca Barbato dalla riunione con fare felino, dichiara chi era presente.

“Penso che volere mantenere la carica di coordinatori provvisori sia un fatto più emotivo e personale” – dichiara Basilio Orfila contattato telefonicamente in serata. “Temono di perdere il controllo di qualcosa che credono di avere in mano, ma di fatto è un ‘giocattolo’ che non riescono a spacchettare per farlo partire, non so se per incapacità o per volontà”. Orfila quindi si sbottona: “O gli piace il ‘giocattolo’ oppure è troppo innamorato del suo ruolo che non sa disfarsene: dal punto di vista politico non c’è nessuna motivazione”. E ribadisce: “L’unica cosa che rimane è il lato emotivo, cioè quello personale che penso non si possa sposare con una questione politica”. Basilio Orfila ammette che, in questo momento, non c’è tranquillità interna e questo atteggiamento di Mangano non la favorisce.

Mangano, secondo i bene informati, vorrebbe gestire tutta la fase che porterà alla costituzione del nuovo partito di LeU ma sembrerebbe che, in realtà, sia entrato in conflitto non soltanto con il 90% del suo partito ma anche con gli altri partiti (Sinistra Italiana e Possibile) che costituiscono la formazione. Discorso diverso invece per Luca Barbato, fedelissimo di Mangano che sembrerebbe legato al suo ruolo più per ambizioni personali che per progetto politico.

A questo punto si attende la convocazione di una nuova assemblea che dovrebbe a quel punto confrontarsi con una conta interna in cui l’ottantenne Mangano proverà a schierare i suoi fedelissimi a partire da Barbato e dai suoi parenti. Allo stesso tempo, Orfila e Castelli proveranno a imprimere una svolta azzerando il coordinamento per rinnovarlo e allargarlo.

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Redazione

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