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Mafia, smantellato gruppo vicino al clan Mazzei: 23 arresti

23 arresti tra Catania e Trapani: è questo il prodotto di una grande operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania. 

Stamane, su delega della Procura Distrettuale di Catania, gli agenti unitamente alla Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, stanno dando esecuzione, ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.i.p. del Tribunale di Catania, nei confronti di 23 persone di queste 10 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 8 raggiunte da misure interdittive. Sugli arrestati pende l’accusa a vario titolo, di reati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere, estorsione in concorso, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, falsità commessa dal privato in atto pubblico, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di scritture contabili. Tutto con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare il clan mafioso “Mazzei” ( “carcagnusi”) e con il metodo mafioso.

Contestualmente, il Nucleo P.E.F. sta curando l’esecuzione di sequestri preventivi anche per equivalente finalizzata alla confisca per sproporzione nei confronti della principale figura imprenditoriale dedita all’illecita commercializzazione di gasolio. A questo si aggiungono infatti i sequestrati preventivi finalizzati alla confisca del profitto illecito derivante dalla ripetuta perpetrazione di frodi carosello all’IVA.

Gli accertamenti patrimoniali, hanno dunque consentito di tracciare beni sequestrabili per circa 20 milioni di euro. Tra i quali figurano quote societarie e/o titolarità di 10 imprese commerciali (titolari, tra gli altri beni, di 7 distributori stradali), 8 fabbricati, un terreno, un motoveicolo e 6 rapporti bancari.

L’operazione “Vento di scirocco”

Il provvedimento trae origine da un’indagine, convenzionalmente denominata “Vento di Scirocco”, condotta dal settembre 2016 al dicembre 2017 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catania mediante intercettazioni, pedinamenti e controlli sul territorio, ulteriormente riscontrati dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e nel corso della quale è stato possibile accertare la responsabilità degli indagati in relazione alla loro appartenenza alla famiglia mafiosa dei Mazzei (cd. Carcagnusi), storicamente affiliata a cosa nostra e operante nel territorio della provincia di Catania.

Il complesso delle attività di indagine sviluppate dai Carabinieri ha consentito di definire inoltre la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli degli affiliati nell’ambito del predetto sodalizio malavitoso registrando, nel contempo, frizioni nelle dinamiche relazionali all’interno della famiglia mafiosa sia in relazione alla corretta gestione dei proventi derivanti dalle attività illecite, sia per dirimere i contrasti venutisi a creare tra due esponenti di spicco del sodalizio per assumere la leadership all’interno del clan.

L’indagine aveva come scopo quello di monitorare le attività della famiglia “Mazzei” e del suo esponente di spicco  Angelo Privitera detto “Scirocco”. Le investigazioni però hanno permesso di individuare quale sede operativa del citato sodalizio l’esercizio commerciale “Ideal Carne”, gestito dai fratelli Luciano e Pietro Lo Re. Qui si incontravano tutti gli elementi di spicco, tra i quali, il predetto Privitera, Carmelo Munzone, Carmelo Pantalena, Sergio Minnella e Claudio Loria. I “meeting” erano finalizzati a discutere delle dinamiche criminali del gruppo mafioso, della gestione degli affari illeciti derivanti dall’usura e dalle estorsioni. Ma anche della tensione venutasi a creare in seno alla “famiglia” successivamente ai contrasti sorti tra Santo Di Benedetto, detto “Santo u panitteri” e Mario Maugeri, detto “Mario Ammuttaporte”, per il riconoscimento della leadership in seno al clan Mazzei.

L’infiltrazione nel settore delle scommesse online

Nel medesimo contesto, i Carabinieri hanno dunque documentato il reimpiego dei proventi delle attività illecite mediante l’intestazione fittizia della “World Games Srl”, società con sede in Catania, operante nel settore delle scommesse on line e nell’attività di gestione, noleggio e assemblaggio di apparecchiature elettroniche inerenti i giochi. In particolare, Angelo Privitera e Carmelo Pantalena attribuivano fittiziamente a Alessandro Lizzoli la titolarità delle quote della predetta società, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Nell’ambito della medesima attività investigativa, si accertava infatti anche un’estorsione posta in essere da Angelo Privitera. Quest’ultimo, avvalendosi della capacità di intimidazione derivante dalla sua appartenenza al clan mafioso “Mazzei”, per Carmelo Munzone e Massimiliano Ponturo, risolveva una controversia di carattere economico. Una frattura insorta tra due soggetti dediti alla commissione di truffe telematiche, facendosi corrispondere, per il suo intervento, la somma di 4.500 euro, utilizzata per l’acquisto di una autovettura in favore del figlio.

…anche frodi fiscali

Le attività in parola hanno ulteriormente consentito di accertare che il clan MAZZEI, con il tramite di Angelo Privitera e Carmelo Munzone, aveva instaurato stabili rapporti con imprenditori dediti alla gestione di depositi e impianti di distribuzione di carburante. Tutti coinvolti in operazioni finalizzate alle frodi fiscali sui prodotti petroliferi. In particolare con Sergio Leonardi , intervenendo, con la propria capacità di condizionamento lungo tutte le fasi della filiera di approvvigionamento del prodotto. Privitera faceva leva anche sui rapporti con soggetti
appartenenti ad altre organizzazioni criminali operanti in diversi contesti territoriali.

Nello specifico, è emersa l’instaurazione di rapporti con esponenti della criminalità organizzata campana
e con BURZOTTA Francesco, soggetto orbitante nell’ambiente mafioso di Mazara Del Vallo, il cui contributo è apparso essenziale per assicurare la stabilità degli approvvigionamenti di carburante da parte del deposito mazarese della PINTA ZOTTOLO S.p.A.

Nell’ambito della medesima indagine, i militari del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza di Catania sono stati delegati dall’Autorità Giudiziaria a valorizzare il vasto compendio indiziario acquisito per l’individuazione delle fattispecie penali tributarie (emissione e utilizzo di fatture “false”, omessa dichiarazione, distruzione e occultamento di documentazione contabile, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte), nonché per la contestazione di ipotesi di contrabbando di prodotti petroliferi immessi nel mercato nazionale in evasione d’imposta (accise e IVA), perpetrato anche attraverso la produzione di documenti mendaci bollati con timbro doganale contraffatto.

La “frode carosello all’IVA”

La Guardia di Finanza ha così accertato il meccanismo illecito eseguito dagli indagati, noto come “frode carosello all’IVA”. In cosa consisteva tale sistema?

Si realizzava attraverso la partecipazione reale e fittizia di più operatori commerciali che si frapponevano tra gli effettivi venditori e acquirenti con l’esclusivo scopo di “capitalizzare” il mancato versamento dell’I.V.A. Il sodalizio criminale riusciva a evadere il pagamento dell’imposta attraverso l’intervento di “falsi esportatori abituali” che emettevano dichiarazioni d’intento non veritiere. Ciò consentivano agli stessi di acquistare da soggetti italiani carburante senza l’applicazione dell’I.V.A. per poi rivenderlo, anziché all’estero, nel territorio nazionale. Un sistema a  vantaggio di imprese sleali che consapevolmente incassavano, tra i profitti illeciti, l’imposta mai versata.

L’esame della documentazione contabile consentiva ai Finanzieri del Nucleo P.E.F. di Catania di tracciare, nella frode carosello, la partecipazione di società “cartiere”, ossia imprese prive di qualsiasi struttura. Le società erano gestite da amministratori prestanome, tra i quali,  Alberto Pietro Agosta, Antonino Campagna, Federico Pandetta, Salvatore Giuffrida e Filippo Cutrona. Questi, orchestrati da Sergio Leonardi, amministratore di fatto della LUBRICARBO S.R.L. presso il cui deposito di Augusta (SR) dove giungeva effettivamente il gasolio. I prodotti petroliferi movimentati con false dichiarazioni d’intento provenivano, fino al 2016, dalla “PINTA ZOTTOLO S.P.A.” di Mazara del Vallo. Successivamente, fino al 2018, da depositi fiscali e commerciali situati nelle provincie di Trapani, Palermo, Ragusa e Reggio Calabria,emittenti di fatture false per circa 100 milioni di euro.

La citata LUBRICARBO, formalmente amministrata da Alessandro Calderara, concludeva il “carosello” conseguendo un profitto illecito di circa 8,8 milioni di euro. Un profitto criminale sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Con il sequestro della PINTA ZOTTOLO nel 2016, la LUBRICARBO di LEONARDI acquistava, nel 2017, da fornitori esteri britannici, maltesi e della Repubblica Ceca gasolio con documentazione di accompagnamento non prescritta per la circolazione in Italia dei prodotti energetici. Poi riciclato clandestinamente nel mercato siciliano attraverso la compilazione di D.A.S. (documento di accompagnamento semplificato) falsi.

Nel complesso, il gasolio consumato in frode è pari a oltre 5,7 milioni di kg ossia quasi 7 milioni di litri. A tale quantità corrisponde un’evasione di accisa di 4,2 milioni di euro e 1,6 milioni di IVA. Sul conto di Sergio Leonardi i Finanzieri del Nucleo P.E.F. hanno condotto accertamenti patrimoniali allo scopo di individuare i beni allo stesso riconducibili anche indirettamente per l’esecuzione di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per
sproporzione. Il patrimonio di Leonardi si aggira sugli oltre 10 milioni di euro ed è costituito dalle quote societarie e/o titolarità di 10 imprese commerciali (titolari, tra gli altri beni, di 7 distributori stradali), 8 fabbricati, un terreno, un motoveicolo e 6 rapporti bancari.

Gli arrestati

Ecco i destinatari della misura cautelare in carcere

1. BURZOTTA Francesco, nato a Mazara del Vallo (TP) l’11.5.1960;
2. GIANNONE Salvatore, nato a Caltanissetta il 10.3.1956;
3. LEONARDI Sergio, nato a Catania il 7 febbraio 1978;
4. LO RE Luciano, nato a Catania il 16.6.1971;
5. LO RE Pietro, nato a Catania il 25.5.1965;
6. LORIA Claudio, nato a Catania il 3.12.1969;
7. MINNELLA Sergio, nato a Catania il 14.12.1960;
8. MUNZONE Carmelo, nato a Catania 17.06.1956;
9. PRIVITERA Angelo, nato a Catania il giorno l’1.8.1964;
10. PANTALENA Carmelo, nato a Catania il 23.2.1973, in atto detenuto nel carcere di Catania
“Bicocca”;

Agli arresti domiciliari:

11. BARBARINO Eugenio, nato a Giarre (CT) il 28.8.1984;
12. CALDARERA Alessandro Concetto, nato a Catania il 16 aprile 1969;
13. LIZZOLI Alessandro, nato a Catania il giorno 11.2.1972;
14. TOSCANO Bernardo, nato a Catania il 04.12.1968;
15. PONTURO Massimiliano, nato a Catania il 27.6.1979;

Divieto temporaneo di esercitare imprese e gli uffici direttivi:

16. AGOSTA Alberto Pietro, nato a Catania il 31 agosto 1986;
17. CAMPAGNA Antonino, nato a Catania il 29 novembre 1964;
18. CUTRONA Filippo, nato a Catania il 16 gennaio 1990;
19. FALSAPERLA Gioacchino, nato a Catania l’11 agosto 1965;
20. FRAZZETTO Salvino, nato a Catania il 15 settembre 1959;
21. GIUFFRIDA Salvatore, nato a Catania il 27 giugno 1983;
22. PANDETTA Federico, nato a Catania il 9 giugno 1983;
23. PINTA Salvatore, nato a Mazara del Vallo (TP) il 21 agosto 1956;

 

 

 

 

 

 

 

 

E.G.

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Redazione

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