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La Satira di TotòPrimo Piano

Mario Michele Giarrusso la passa liscia

I vertici di partito ignorano la gravità del ricatto mosso ai danni della città

Mario Michele Giarrusso lo ha fatto davvero. Dopo avere ricattato a nome del M5S la città, la passa liscia.

Poco importa a Luigi Di Maio e a Giancarlo Cancelleri se il senatore si sia sostituito ai vertici di Governo negando gli aiuti di cui necessita la città di Catania se non prima gli vengono servite le teste di Roberto Bonaccorsi e di Giovanni Grasso.

Domandare scusa alla città? Non è nell’indole del M5S.

Dopo le affermazioni di Mario Michele Giarrusso un comunicato stampa lava la coscienza dei grillini che avevano accolto le parole del senatore, come scimmiette ammaestrate, in un applauso vibrato dai parlamentari e dagli attivisti presenti in sala. Un comunicato stampa dove no: non si prendono le distanze dal senatore. E non si chiede nemmeno scusa alla città. Si smentisce semplicemente la stampa che ha ripreso e riportato quanto dichiarato a un comizio di partito dove domandare non è stato lecito. Come sempre, d’altronde, nella democrazia grillina.

Dal pulpito Mario Michele Giarrusso è stato bravo ad attaccare le posizioni del vicesindaco.

Sotto tiro alle invettive del senatore, soprattutto Giovanni Grasso. I due sarebbero i destinatari di una presunta querela per diffamazione, minacciata e non ancora presentata in Procura. Al vicesindaco si chiedono le dimissioni. All’ex candidato sindaco M5S, anche. La loro colpa? Avere  apostrofato con toni denigratori, in una conversazione privata, i consiglieri grillini Lidia Adorno e Roberto Bonaccorsi.

Il senatore: “La differenza tra noi e gli altri è che noi gli indifendibili non li difendiamo: non aspettiamo la sentenza di terzo grado (per buttarli fuori, n.d.a.)!”. Poco importa però se proprio il senatore Mario Michele Giarrusso abbia ricevuto diverse denunce per diffamazione di cui, per l’ultima, gli è valsa un’imputazione coatta per avere mosso insulti sessisti contro una donna tra l’altro. Intanto lui continua a sedere lì, nella schiera dei parlamentari grillini. Gli stessi parlamentari che alle scorse politiche sono stati premiati dai catanesi con un bel cappotto regionale.

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”.

George Orwell con “La fattoria degli animali” continua a incarnare le logiche politiche grilline. L’unico modo per dimostrare alla città di avere commesso un grave oltraggio, sarebbe stato quello di chiedere le dimissioni di Mario Michele Giarrusso.

Ma forse ai grillini fanno comodo le proteste dei lavoratori che non ricevono da mesi gli stipendi. Proveranno magari anche sadico piacere nel vedere disabili patire la quotidianità perché senza assistenza. Vivere in una città sporca e stracolma di rifiuti e invasa da topi e scarafaggi probabilmente gli sta pure bene. È più comodo e facile chiedere le dimissioni di Roberto Bonaccorsi e di Giovanni Grasso nell’indifferenza dei vertici di partito che non avranno ben compreso la gravità del ricatto mosso dal senatore Mario Michele Giarrusso a nome del M5S e della Lega verso la città di Catania e dei suoi abitanti.

Vignetta: Totò Calì

Editoriale: Debora Borgese

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Redazione

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