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Marco Ligabue: “la mia piccola pazzia”

Non è mai troppo tardi per tirare fuori il talento e mettersi in gioco. Marco Ligabue ha fatto la sua piccola pazzia che l’ha spinto  in giro per l’Italia a far concerti  pur non avendo mai cantato prima; cominciando ad andare a scuola di canto all’età di 40 anni. Ha visto crescere con la chitarra tra le mani, dei racconti che parlano di lui. Nel mare e nel silenzio trova spesso riparo ed ispirazione; nascono così le canzoni che gli hanno regalato il coraggio di salire sul palco mettendosi finalmente in gioco. Lui ce l’ha messa tutta come gli ha insegnato il padre, facendo anche tesoro degli insegnamenti ricevuti dal fratello Luciano, al quale è molto legato: “crescere accanto a lui è stato come avere di fianco l’università della musica”. Marco decide di passare un po’ di tempo con i lettori dell’Urlo e ci tiene compagnia raccontandoci la sua storia.

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Cosa significa per te cantare, cosa desideri trasmettere a chi ti ascolta?

«Mi è venuto naturale. Fino a due, tre anni fa non avevo mai cantato. Non mi interessava, non me la sentivo. Canticchiavo solo per scrivere le canzoni perché dovevo ascoltare le melodie. Finita la bella esperienza dei Rio (chitarrista ed autore), sono nate talmente tante canzoni che parlavano di me, come un racconto personale che mi ha spinto e mi ha dato la voglia di cantare. Sono musicista ma non avevo mai cantato, comincio così ad andare a scuola di canto a 40 anni; mi son trovato bene e mi sono detto, ho voglia di cantare, di raccontare la tematica delle mie canzoni e chi mi ha insegnato mi ha detto “tu puoi fare il cantante” e così ho preso questa decisione.»

Ad un certo punto della tua vita hai deciso di scommettere su te stesso, era arrivato il tempo  di farsi ascoltare e di lanciarsi in una carriera da solista. Nasce così il tuo primo album “Mare Dentro”. Come hai capito che era quello il momento giusto?

«Sono state le canzoni a suggerirlo. Non avevo l’ambizione di fare il solista o il cantante. Mi sono detto, ho delle canzoni che desidero fare ascoltare ai miei amici ed a tante altre persone. Sono state le canzoni a spingermi. Non ero mai stato nei panni di un cantante e devo dire che è un’esperienza che mi sta piacendo tantissimo. Il fatto di rimetterti in gioco nella tua vita, fare dei cambiamenti, iniziare a fare cose nuove, è una cosa che mi sta facendo crescere molto sul canto ed anche a livello di apertura in generale verso la vita.»

Dall’album “Mare Dentro” è stato estratto il singolo :”Ogni piccola pazzia”. Una frase che mi ha colpito particolarmente in questa canzone è: “Tanto il futuro nessuno lo sa, giochiamoci tutto”. Cosa hai messo in gioco per arrivare a tanto successo?

«Ho sempre messo in gioco tutto me stesso, ho preso una parte che mi piace tantissimo del carattere di mio padre. Mio padre era uno che dava tutto, ma tutto sul serio. Non perché dovesse arrivare a chissà che risultato o ambizione. Una cosa che ho capito da mio padre è che quando dai tutto te stesso in un progetto, in una tua passione, in un tuo sogno, quello può andare oppure non andare.  Puoi ottenere risultati bassi oppure alti ed è la vita che te lo dirà, però tu starai sempre bene con te stesso. Hai seguito un tuo sogno dando veramente il massimo, senza dire “no è colpa degli altri, di questo o quello” solo tu sai se hai dato tutto oppure no. Fa parte del mio carattere il fatto di mettermi in gioco e mettercela tutta ed è questo che mi ha trasmesso mio padre.»

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E’ facile diventare qualcuno al giorno d’oggi nel mondo della musica, qui in Italia? Vedi meno possibilità nel nostro paese?

«E’ un periodo difficilissimo nella musica ed in tanti altri settori. E’ difficile farsi conoscere da qualcuno a livello teatrale, a livello di cinema e nella musica è uguale. E’ un periodo difficile perché la crisi ha chiuso tante porte. Nella musica, sono un po’ di anni che vanno di moda i talent, perché le case discografiche non vendono più dischi ed il meccanismo è semplice: cercano di far uscire qualcuno dal talent perché non devono investire nulla, hanno promozione gratuita in tv di un artista per mesi ed è quindi una storia più facile per trovare qualcuno. Alla fine però, le persone che rimangono negli anni, sono quelle che devono fare un percorso di cui il talent può essere solo una tappa ma non può essere l’unica. Si cerca una scorciatoia ma il cammino, il percorso, va sempre fatto. C’è chi rimane negli anni, nel tempo e chi no. Posso citare Luciano, mio fratello, Vasco Rossi, Jovanotti; artisti che hanno un grande racconto nei testi e nella propria vita. Non è gente che ha beccato una canzone per caso, un ritornello o ha fatto due vocalizzi particolari. L’importante per uscire è avere un grande racconto. Se una parte di questo racconto deve passare anche dal talent, ben venga però non è l’unica strada.»

Come nasce una canzone, da cosa trai ispirazione?

«Come sempre, cerco di isolarmi dal mondo. Avendo la compagna in Sardegna, vado in un luogo di mare fuori stagione, isolato con la mia chitarra ed inizio ad abbozzare qualche accordo ed improvviso delle melodie. Quando c’è una melodia che mi piace, che mi emoziona e che mi trasmette qualcosa, comincio a lavorare intorno agli accordi di questa melodia. E’ quasi sempre la melodia che mi ispira, può essere allegra, riflessiva, intima o vivace;  mi fa venire delle immagini, mi fa pensare ad un testo ed a ciò che voglio dire in quel momento.»

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Sei molto attivo sui Social. Che rapporto hai con i tuoi fans?

«I Social mi piacciono, perché mi permettono di avere un contatto con fans da tutta Italia. Non voglio diventarne però dipendente. Con i fans ho un bel rapporto sui social e forse ancora più bello ai concerti, perché in quel momento ti vedi con loro di persona ed è diverso rispetto a scrivere semplicemente un messaggio al computer. Alla fine di ogni concerto mi fermo un po’ per conoscerli, per far le foto, per firmare autografi o scambiare semplicemente due chiacchiere.»

Sei molto legato alla tua famiglia, in particolare a tua figlia Viola. Cosa pensa del fatto che il suo papà è un cantante famoso e come reagisce quando stai per tanto tempo lontano da casa?

«Viola è nata quando io ero un chitarrista nei Rio ed ero sempre in  giro con mio fratello. Da quando è nata vive questa situazione, ormai le sembra quasi una cosa normale. Ogni tanto spalanca gli occhi quando qualcuno mi ferma per strada per una foto oppure per un autografo, perché è qualcosa che ancora la stranisce però lei è contenta, a lei piace tanto la musica. Viene ai miei concerti o ascolta le mie canzoni quindi vive da dentro certi aspetti della musica e questo la rende felice. Viola è mia fan ma è anche molto critica, se c’è una cosa che non le piace me lo dice.»

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Che rapporto hai con tuo fratello Luciano? In che modo è stato per te un supporto nella vita e nella tua carriera?

«Con Luciano, ho sempre avuto un rapporto bellissimo, sia dal punto di vista umano che lavorativo e da sempre collaboriamo. Già avere un buon rapporto è una cosa bella per la vita. Condividiamo insieme la passione per la musica e questo ci ha unito ancora di più perché abbiamo tanto su cui confrontarci. Per la mia carriera è stato importante perché crescere al suo fianco, è stato come crescere di fianco  all’università della musica, è stato anche un maestro, ho avuto modo di crescere e di prendere spunti.»

Cosa accomuna te e Luciano e cosa invece vi rende diversi?

«Abbiamo un carattere diverso. Luciano è un po’ più intimo, più introverso di me. Io sono più solare, più aperto e meno timido. In questo siamo diversi, per altre cose siamo molto simili. Siamo due grandi lavoratori, due testoni che quando si mettono in testa una cosa la vogliono fare, abbiamo tante cose in comune.»

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Hai fatto numerosi tour ed ogni tappa regala emozioni diverse. Quale ricordi con più affetto?

«Ci sono stati tanti momenti belli, faccio tanti progetti sociali legati alle mie canzoni ed ai miei spettacoli e sono queste le cose che ti appagano di più. Abbiamo fatto un festa a Correggio per Nico, un bambino di 10 anni, malato di leucemia. I suoi genitori insieme a tanti amici, per  renderlo più attivo ed occupato, hanno aperto un gruppo su Facebook. Nico non poteva uscire e doveva restare in ospedale insieme ad altri bambini. Quando è stato un pochino meglio, gli abbiamo organizzato un flashmob a Prato e siamo andati a vederlo. Ho pensato “questa storia di Nico è troppo bella, dobbiamo portare la sua festa anche in Emilia” e durante una notte bianca, ho fatto un concerto a Correggio ed è venuto Nico con tutto il suo fans club. Lui è salito anche sul palco e vedere il suo volto, la sua espressione felice, malgrado la sua situazione di salute, è stata una delle cose più belle.»

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Ti sei esibito anche in Sicilia. Cosa pensi della nostra terra, hai avuto una bella accoglienza?

«Io della Sicilia non posso che parlarne sempre bene, è una delle regioni in cui mi sono trovato meglio già dal 90′, quando scendevo per i primissimi concerti di Luciano. Ho sempre trovato un affetto, un calore, un qualcosa di diverso dall’immagine della Sicilia che invece ci viene data dai media. Dalle nostre parti, se qualcuno non è stato mai in Sicilia, pensa subito alla mafia, alla corruzione. La Sicilia invece, è una terra di posti bellissimi, piena di arte, di storia; è fatta di gente passionale, calorosa ed accogliente e di cibi che fanno venire l’acquolina in bocca. La Sicilia è la regione in cui mangio meglio in assoluto

Pensi di tornare?

«Tornerò perché è partito il progetto de “Il silenzio è dolo”. Un ragazzo siciliano mi ha raccontato la sua storia, è uno di quelli in prima linea nella lotta contro la mafia. In questa canzone “Il silenzio è dolo”, ho collaborato con due artisti siciliani, due amici che stimo molto: Lello Analfino dei Tinturia ed il rappar palermitano Othelloman. Abbiamo deciso di fare questa cosa insieme e scenderemo la prossima settimana per qualche incontro presso le università e le radio della Sicilia per presentare al meglio questo progetto.»

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Questa canzone è un vero e proprio inno contro le mafie

«Le mafie come quella siciliana, la mafia capitale, la camorra, la corruzione, si combattono rompendo il muro del silenzio, non servono degli eroi singoli, ma una sensibilità popolare, affinché denunciare e dire le cose che non vanno, sia una cosa normale e non diventi causa di emarginazione. Ho voluto raccontare questo nella mia canzone ma ho voluto anche raccontare la voglia di riscatto della Sicilia. Un ragazzo siciliano di 20 anni, ha il sogno come qualsiasi altro ragazzo di altre parti. Ha le sue passioni, i suoi talenti e non vuole  essere affiancato dall’idea che la Sicilia sia solo sinonimo di mafia.»

https://www.youtube.com/watch?v=2Aq7cA35wbU

Tornando alla tua musica, nel brano “La differenza” canti :“non importa quante volte cadi ma quanto ti rialzi”. Quante volte è caduto Marco?

«Io sono caduto tante volte ma è quando cadi e trovi la voglia di rialzarti che impari una lezione di vita. Se nella vita va tutto bene si impara poco. Io ho avuto tante delusioni, tante porte chiuse in faccia come tutte le persone; dall’ambito sentimentale a quello lavorativo. Ho avuto tante gioie e tante delusioni. Ho sempre cercato di far tesoro di quelle lezioni. Ogni volta che c’è una caduta spesso dietro c’è un segnale che ti aiuta a crescere. Cerco sempre di far tesoro dei “momenti no”

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Lanci un bellissimo messaggio nel singolo “Ti porterò lontano”. Non bisogna far le valigie e scappare dai problemi ma occorre affrontarli. Secondo te, perché oggi viene voglia di fuggire? Di cosa si ha paura?

«La situazione è quella che è. Torno a mio padre, lui era una delle persone più felici del mondo, non aveva niente, non c’era la televisione, il telefonino etc. Lui andava in giro in bicicletta a vendere le uova, fischiettava tutto il giorno, cantava, era felice e la sera andava a fare la festa con gli amici contadini. Adesso abbiamo tutto, c’è la crisi economica ma si sta meglio adesso rispetto al dopoguerra. Abbiamo mille opportunità di comunicare tra di noi, prima non c’era neanche il telefono. Il problema dei soldi e dell’economia, si devono abbattere. E’ normale che il lavoro sia importante per tirare avanti ma questo ci ha fatto perdere il vero centro delle nostre vite: i sentimenti, la famiglia, le amicizie. Siamo presi solo dal fatto di dover avere un lavoro, e di avere sicurezze economiche. Abbiamo messo troppa polvere sulle cose davvero importanti della vita.»

https://www.youtube.com/watch?v=MDMgBPifqks

Hai mai pensato di partecipare a Sanremo?

«Mi sono candidato ma non mi hanno preso. Mi ero candidato insieme ad altri due artisti emiliani. Però, per mille che ci provano, c’è spazio per venti ed è risultata giusta la candidatura di altri. Ogni anno ci provo e ci riproverò perché Sanremo rimane la vetrina musicale più vista d’Italia e per chi vuole far musica è un passaggio importante

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

«Per un mesetto, porterò avanti il progetto de “il silenzio è dolo”, faremo una raccolta firme e la porteremo nelle università. Nella seconda metà di marzo uscirà il mio nuovo singolo, comincerò a far concerti ed a maggio uscirà il mio nuovo disco.»

 

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Redazione

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