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Mara Lapia (M5S), vittima di una presunta aggressione. Cosa dicono realmente i referti?

Si fa presto a dire “Ho subito un’aggressione” perché alla valanga di messaggi di solidarietà può intervenire qualcuno a rompere i giochi. È un po’ quello che è accaduto alla deputata alla Camera del M5S Mara Lapia.

Il caso.

A raccontare all’Ansa quanto accaduto, la parlamentare in persona. “Non avrei mai immaginato che sarei potuta essere in pericolo per il mio ruolo di parlamentare. È inqualificabile un uomo che si accanisce così nei confronti di una donna sola. Mi sento colpita più come donna che come parlamentare”, dichiarava.

“Il mio aggressore aveva una faccia da bruto. Ho visto che mi guardava male già prima che arrivassimo alla cassa, poi quando ho detto alla commessa di stare attenta dopo che mi ha rovesciato addosso alcune lattine di Coca Cola sporcandomi, è esploso con accuse pesanti contro di me: ‘Le hanno sporcato il vestito nuovo -mi apostrofava deridendomi- Voi appestate i posti dove entrate, si sente la tua puzza dentro tutto il supermercato’, ha detto cercando il consenso degli altri presenti”.

Quindi, a scatenare la presunta aggressione in un supermarket, lo status di parlamentare della Repubblica. Aggressione che, a seguito della colluttazione, avrebbe prodotto traumi riferiti alla stampa: una frattura costale, altre costole incrinate, problemi a un polmone e varie contusioni, per un totale di trenta giorni di prognosi.

La testimone.

Avrebbe assistito alla scena e, sia ai poliziotti intervenuti sul posto che alla stampa, ha dichiarato che la deputata si sarebbe buttata per terra da sola quando la madre del presunto aggressore, una donna anziana, si sarebbe avvicinata alla Lapia per invitarla a moderare i toni.

L’audio della testimone fa il giro del web raccogliendo l’indignazione anche da coloro i quali in un primo momento avevano espresso solidarietà alla parlamentare.

È a questo punto che l’on. Mara Lapia pubblica il referto sul suo profilo facebook.

 

Cosa dice in concreto il referto?

“Trauma del torace con infrazione della VI costola sinistra da riferita aggressione“. 

I medici, non essendo inquirenti, nella diagnosi hanno riportato quanto riferito dalla paziente, cioè della presunta aggressione. Ma nulla esclude che il trauma (che di certo non è una frattura!) possa essere stato provocato dalla caduta che, stando a quanto dichiarato dalla testimone, l’on. Lapia si sarebbe provocata da sola.
Inoltre, nulla potrebbe escludere che tale trauma possa essere stato provocato dopo l’evento raccontato, cioè in un momento antecedente all’accertamento sanitario.

Le dimissioni avvengono in codice verde, vale a dire con urgenza minore. I sanitari, riportando perciò nel referto un trauma di urgenza minore, potrebbero riferirsi a semplice dolore (causato presumibilmente dalla caduta) o a un livido.

E ancora, i sanitari riscontrano: “Non evidenti lesioni pleuroparenchimali con caratteri di attività”. Insomma, nulla di apparentemente anomalo.

Perché, dunque i 30 giorni di prognosi? Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima consiste nel fatto che per prognosi si intende il tempo di cura. Affinché il dolore possa alleviarsi fino a sparire, i clinici hanno previsto per l’on. Lapia 30 giorni di cautela. Inoltre, la deputata fa riferimento a una aggressione che avrebbe causato l’infrazione costale. Spesso si può verificare la diagnosi di ulteriori lesioni al torace successivamente. Ma il periodo di malattia è pressoché lo stesso.

I casi di lesioni dolose lievi, gravi e gravissime (ossia con malattia di durata superiore a 20 giorni), sono procedibili d’ufficio e sono di competenza del Tribunale in sede monocratica. Il medico ha perciò l’obbligo di presentare il referto/denuncia che permetta di aprire in automatico un procedimento per l’accertamento dei fatti.

 

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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