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Osservatorio dei diritti Legal Team Sicilia, il report della manifestazione al G7

Il presente report ha lo scopo di divulgare le impressioni raccolte dai legali che hanno partecipato alla manifestazione contro il G7 del 27 Maggio scorso a Giardini Naxos in qualità di osservatori.

In premessa è doveroso ribadire che il nostro compito si è svolto in assoluta indipendenza dall’organizzazione del corteo al quale abbiamo partecipato mettendo a disposizione le nostre competenze per verificare se e in che misura fossero violate e/o rispettate le garanzie costituzionali. Cionondimeno la nostra attività di osservazione ha interessato anche i giorni precedenti la manifestazione poiché, proprio in quel periodo, si è avuta un’imponente attività “preventiva” – senza precedenti nella storia della Repubblica – sulla quale intendiamo pronunciarci nell’assoluta consapevolezza che il lavoro della forza pubblica è stato fortemente influenzato dal clima complessivamente repressivo instaurato dall’operare di recenti provvedimenti normativi (di primo e secondo livello) rispetto ai quali abbiamo già avuto modo di esprimere, in altre sedi, ampie perplessità (c.d. Decreto Sicurezza Minniti).

Da questo punto di vista rileva in primo luogo osservare che la partenza del corteo è stata ritardata dai controlli capillari intrapresi dalle forze dell’ordine verso la quasi totalità dei manifestanti che sono stati perquisiti e “filmati” ad uno ad uno, con modalità molto simili a quelle della schedatura e sulle quali ci riserviamo una più approfondita valutazione di legittimità. Si è avuta ad esempio notizia di alcuni sindacalisti bloccati nelle aree di Villa San Giovanni (RC) o di Tremestieri (ME) ai quali è stato impedito di raggiungere agevolmente il luogo della manifestazione.

Nonostante il riferito contesto il corteo si è svolto in maniera assolutamente pacifica, senza quegli episodi di paventata violenza motivanti l’imponente apparato di sicurezza che, alla luce dei fatti, è risultato quantomeno eccessivo.

Ed infatti, il clima di artata tensione di cui si è detto, ha avuto come ulteriore conseguenza la discussa ordinanza del sindaco di Giardini Naxos che ha imposto la chiusura degli esercizi commerciali proprio al passaggio della manifestazione e sulla base di valutazioni che risultano, prima facie, approssimative e, probabilmente, figlie di un pregiudizio politico affatto condivisibile. A questa ordinanza è peraltro collegato il primo dei tre isolati episodi di (bassa) tensione della giornata del 27. Ad un esercizio commerciale, verosimilmente ed in via eccezionale autorizzato all’apertura, è stata imposta la serrata proprio mentre alcuni cittadini si trovavano all’interno per acquistare bevande. Il comprensibile malcontento suscitato dall’intervento delle forze di polizia – che hanno comunque svolto l’operazione in condizioni di sicurezza per l’ovvia tolleranza dimostrata dai manifestanti- si sarebbe potuto evitare se soltanto si fosse compreso per tempo che, imporre la chiusura degli esercizi commerciali che potevano somministrare bevande e viveri alle circa 3.000 persone sopraggiunte in una assolata giornata del Maggio siciliano, durante una marcia di oltre 2 km, è stato un atto umanamente irresponsabile ed economicamente controproducente (anche se la portata dell’atto è stata ampiamente mitigata dalla generosità degli abitanti di Giardini Naxos i quali si sono invece prodigati ad offrire bevande e ristori ai manifestanti). Soltanto alla fine del corteo si sono verificati gli ultimi due episodi sui quali è opportuno soffermarsi.

Il primo riguarda un gruppo numeroso di manifestanti che ha deciso di contestare simbolicamente la ritenuta occupazione militare del territorio, scandendo alcuni slogan contro la repressione, nel tratto conclusivo del corteo presidiato da un imponente numero di forze dell’ordine. L’arrivo dei manifestanti è stato però respinto con l’uso di lacrimogeni e con l’intervento fisico di alleggerimento operato degli agenti in assetto antisommossa. L’episodio, durato alcuni minuti, è comunque da ricondurre ad una normale dialettica di piazza che ha visto, da una parte, l’azione simbolica di alcuni manifestanti e, da un’altra parte, l’intervento contenuto delle forze di polizia. Da questo punto di vista le dichiarazioni di alcuna stampa in merito ad una presunta “Guerriglia a Giardini” non hanno il suffragio della realtà e risultano ampiamente smentite anche dalle immagini che gli stessi media hanno reso disponibili on line.

L’altro episodio riguarda invece un probabile errore logistico di valutazione che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi. Alle spalle dei manifestanti è improvvisamente apparsa un’automobile civetta della Guardia di Finanza che procedeva tra il gruppo di manifestanti e verso la c.d. zona rossa. Ciò avveniva quando la pur bassa tensione di piazza si era acquietata e quando ancora non tutti i partecipanti alla manifestazione si erano avveduti effettivamente dell’accaduto. Tuttavia, proprio lo spirito della pacifica manifestazione ed il senso di responsabilità che l’ha caratterizzata, hanno consentito di leggere l’episodio non già come una credibile provocazione, bensì come una mera svista nella gestione dell’ordine pubblico alla quale gli stessi partecipanti al corteo hanno posto rimedio consentendo all’automobile di ricongiungersi in sicurezza agli altri automezzi delle forze dell’ordine. D’altra parte, un simile contegno, smentisce le valutazioni politiche recentemente espresse da un alto funzionario statale che, rilasciando inopportune dichiarazioni nell’esercizio delle sue funzioni, in merito al corteo, ha parlato addirittura di “esercizio di imbecillità”.

In definitiva può dirsi che la manifestazione è stata caratterizzata da un sano spirito di dissenso politico espresso nell’ambito dell’esercizio dei diritti costituzionali. Ciò è accaduto nonostante un clima di tensione immotivato ed eccessivo che ha rischiato di sabotare l’agibilità politica di tutte quelle associazioni, partiti e gruppi non formali che hanno ripreso ed esercitato il diritto di portare in piazza le loro idee.

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Redazione

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