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Mancini: “Se qualcuno ha notizie di reato, vada in Procura”

«Se qualcuno ha notizie di reato, vada in Procura a denunciare. Altrimenti, partecipi al dialogo in maniera costruttiva» lo ha affermato l’amministratore della Sac Gaetano Mancini nel corso di una conferenza stampa indetta questa mattina per rispondere a chi, come il presidente Crocetta, in questi giorni ha parlato di una “vendita sottobanco delle azioni”.

«Il processo di quotazione – ha spiegato ancora l’ad  – è pubblico e trasparente per antonomasia, dovendo rendere conto al mercato e agli investitori, sotto il controllo di Consob e Borsa Italiana. Se ci fosse stato del concreto chi ha ricolto tali accuse si sarebbe presentato alla procura invece che ai giornalisti»

«Anche se siamo a scadenza mandato abbiamo degli obblichi – ha affermato Salvatore Bonura presidente della Sac – il primo è quello di rispettare la volontà dei soci che hanno manifestato la volontà di interrompere il percorso di quotazione in borsa ma non hanno indicato alternativa. Se ciò non avviene in tempi rapidi la società rischia.»

Urge, nello specifico, approfondire la questione della provvista finanziaria della società di gestione, impegnata a dare concretezza a quel piano degli investimenti  – approvato dall’Enac e correlato alla concessione quarantennale – finalizzato a potenziare i servizi dello scalo, per rispondere alla domanda di mobilità di un’intera comunità e garantire lo sviluppo economico del territorio.

«Che sia Borsa o un operatore privato», hanno affermato presidente e ad «per il management Sac non può che essere indifferente.

Il processo per individuare un investitore privato potrebbe essere troppo lungo rispetto alle esigenze dello scalo etneo che nel frattempo rischia di perdere la concessione.  La Sac tra ottobre e novembre deve presentare il Pef, piano di investimenti,  avendo oggi a disposizione solo 60 milioni di euro a fronte dei 165 necessari.

«La questione fondamentale», hanno proseguito Bonura e Mancini, «non è la scelta tra Borsa oppure operatori specializzati, ma l’esigenza di capitalizzazione. In questi giorni, sulla stampa, abbiamo letto un vivace dibattito con ipotesi di indebitamento della società o di ricorso a finanziamenti pubblici per gli investimenti. Purtroppo, nessuna delle due ipotesi è percorribile, sia per i parametri di indebitamento che ciò comporterebbe, sia per le regole sugli aiuti di Stato, visto che la società opera su un mercato in concorrenza. Senza contare che vendere le quote dei soci attuali non porterebbe capitali in Sac ed esporrebbe la società al default nei confronti dell’Enac, per gli obblighi della concessione quarantennale, e delle banche, in ragione del contratto di finanziamento in essere, alla luce del fatto che la società si troverebbe davanti a un fabbisogno finanziario aggiuntivo in assenza di garanzie da adeguato capitale sociale».

 

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Redazione

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