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Malanova, una storia che vale la pena di ascoltare

Un attore in scena, Ture Magro, una gabbia, un sapientissimo impianto luci, quello di Lucio Diana, un testo straordinario cesellato da Flavia Gallo e Ture Magro, tanto basta per allestire Malanova e lasciare la platea del Centro Culture Contemporanee Zo senza fiato fino alla fine.

10448762_1500854313525118_3292909389322787633_nLo spettacolo prodotto da Sciara Progetti, Teatro Verdi di Fiorenzuola D’Arda tratto dal libro di Cristina Zagaria e Anna Maria Scarfò per la stagione Altre Scene, il 12 Marzo scorso è stato la perfetta sintonia tra testo e una incredibile capacità attoriale nonché di una regia curata nei dettagli, un insieme di elementi che, quando così ben concepiti, produce qualcosa di straordinario. Una boccata d’ossigeno in mezzo alla banalità.

Malanova è la storia di uno stupro, di un paese, San Martino, in Calabria, di una società trascinata nel’indifferenza e nel pettegolezzo, di personaggi in equilibrio tra religiosità e tradizione la cui accettazione millenaria di una vita intessuta come le maglie strette di un centrino viene disturbata dall’impertinenza di ragazzina, Anna Maria Crifò intestardita a denunciare i suoi stupratori, sollevando un polverone che porterà la Malanova, la disgrazia a diciassette famiglie. Così viene percepito chi, per amore di giustizia, o per proteggere un proprio caro decide di rompere equilibri corrotti all’interno di un paese di provincia.

Locandina-Malanova-1Ture Magro, da solo è riuscito ad essere sette personaggi senza perdere mai un colpo mantenendo l’attenzione del pubblico sempre alta e costante in un turbine che, con discrezione, precipita nella frastuono causando battute d’arresto di sicuro effetto drammatico per poi ricominciare più impetuoso e travolgente. La regia minuziosa ha fatto si che con brevi movimenti all’interno di una gabbia di circa un metro quadro dessero vita ad una intera società ingabbiata da se stessa.

Meritatissime quindi le sei chiamate alla ribalta di un pubblico ancora incredulo e percosso come un colpo di timpano dalla battuta finale che, senza fiato, al primo schiocco di mani si è immerso in una cascata di applausi.

Malanova, uno stupro, un paese fatto da parroci e bizzoche pettegole, da una famiglia trincerata dalla vergogna e dall’atteggiamento mafioso dei figli delle famiglie bene sono tutti elementi che avrebbero potuto diventare patetici o ammiccanti, ma senza mai un attimo cadere nel banale o nel commovente Ture Magro e Flavia Gallo sono stati capaci di raccontare una drammaturgia, nulla di più, raccontare i fatti con una crudezza talmente agghiacciante da trasmettere la tensione necessaria per creare empatia col pubblico dimostrando che non è necessario scomodare grandi impianti scenici o azioni melodrammatiche per raccontare qualcosa capace di essere un grande spettacolo contemporaneo.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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