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Catania, mafia e politica: chi le combatte e chi no

Catania, mafia e politica: chi le combatte e chi no, a seguire il comunicato dei Siciliani:

Il cinque gennaio avevamo cercato, invitando movimenti sociali e politici, associazioni e organizzazioni sociali e antimafia, di costruire un fronte comune condiviso e nel rispetto della diversità.
Solo in pochi risposero al nostro appello, ma quei pochi riuscirono ad organizzare la manifestazione popolare antimafia del trenta gennaio 2016: contro la mafia in Comune, contro lo strapotere di Ciancio – da poco dichiarato non punibile, in barba alla giurisprudenza di Falcone, nonostante quarant’anni di affari oscuri e rapporti con mafiosi.

La necessità di quella manifestazione venne dimostrata dai fatti di cronaca che coinvolsero la giunta Bianco:
– le bugie di Bianco davanti alla commissione parlamentare antimafia sulla telefonata avuta con l’imprenditore-editore Mario Ciancio sull’affaire PUA;- le accuse di contiguità rivolte ad alcuni suoi consiglieri comunali e di circoscrizione;
– la foto che ritrae l’assessore Licandro e il sindaco Bianco insieme a Mimmo Di Bella – presunto prestanome di un clan mafioso – durante l’inaugurazione del progetto “La strada degli artisti nella discoteca “Empire”;
– e infine gli avvenimenti di questi giorni, con l’appalto delle spiagge libere e piattaforme assegnato alla “Café Napoleon” di Librino, che vede tra i suoi uomini il noto pluripregiudicato e indagato per mafia Orazio Buda, affiliato al clan Cappello, con l’assessore alla legalità D’Agata che dichiara “Niente sapevo!”, seguito a ruota dallo stesso sindaco Bianco.

Noi non possiamo affermare – cosa che non tocca a noi ma alla Magistratura – che vi siano delle infiltrazioni mafiose in giunta o nel consiglio comunale. Non pratichiamo la retorica del giustizialismo nè tanto meno del garantismo.
Ma sicuramente possiamo avanzare l’ipotesi che questa giunta e questo consiglio comunale siano inadeguati, moralmente, eticamente e politicamente.

Questa nostra opinione viene adesso – finalmente – pubblicamente condivisa anche da associazioni come Addiopizzo Catania, Libera Catania e altre associazioni antimafia e antiracket, comprese alcune fin qui in rapporti amichevoli con la giunta Bianco.
Alcune associazioni, che pure hanno contribuito allo sviluppo civile e legalitario della città, mancano ancora tuttavia all’appello:  “Città Insieme”, “Briganti di Librino”, “Fondazione La Città Invisibile”, “Comitato San Berillo, gruppo “Gammazita”.
Chiediamo a queste associazioni, in nome della loro storia, di assumere anch’esse una precisa posizione in questo momento drammatico per la storia della città
Non si può più tacere.

Noi siamo sempre qui, impegnati come sempre e come sempre pronti ad ascoltare le voci di chiunque intenda schierarsi apertamente a difesa non delle nostre organizzazioni ma dell’avvenire della città, e soprattutto dei quartieri del centro storico e delle periferie, oppressi dalla malapolitica e dal potere mafioso.

Non ci interessano i giochi di dubbia moralità, in consiglio comunale, fra interessati cambi di casacca, spaccature nel principale partito e sindaco che cerca nuovi alleati nel più becero centrodestra.

Catanesi, non siate sudditi ma CITTADINI e CITTADINE.
Unitevi per non tornare ai tempi bui quando a Catania si diceva “La mafia non esiste”.

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Redazione

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