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Mafia: ecco i Mazzei, i corleonesi etnei

Arrestato Nuccio Mazzei, figlio del boss Santo “U Carcagnusu”, l’omonimo clan sembra vivere il momento peggiore della propria storia criminale.
La storia di un clan formatosi intorno intorno agli anni 60 con il mercato clandestino di vespe e pezzi di ricambio e con piccole estorsioni a piccoli esercizi commerciali. Secondo il pentito Antonino Calderone , fratello del noto boss Pippo , i “Carcagnusi” hanno origine nel quartiere di San Cristoforo e vengono capitanati fino alla prima metà degli anni 70 da un certo “Franco U Carcagnusu”. Subentrato Santo Mazzei, ecco la consacrazione del clan. Consacrazione iniziata nei primissimi anni 90 dopo una cruenta faida interna ai cursoti di Giuseppe Garozzo “U Maritatu”. Mazzei, insieme ai propri fedelissimi (Nicola Tucci, i fratelli Maurizio e Giovanbattista Motta, i fratelli Mario e Salvatore Maugeri “Ammuttapotti” su tutti), conquista autonomia ed ulteriore autorevolezza non solo all’interno dello scenario criminale catanese.

Sono il corleonese Leoluca Bagarella ed il partinicese Vito Vitale, boss fedelissimi a Riina, a volerlo “pungere” ossia a volerlo inserire in Cosa Nostra. Un piano, quello corleonese, per sovvertire alle falde dell’Etna, la leadership di un clan Santapaola che non obbediva più alla strategia della tensione ordita proprio dai potenti corleonesi.

Una guerra, quella contro i Santapaola , protrattasi fino alla fine degli anni 90. Dopo guerre e molteplici arresti, il clan Mazzei ha attraversato una fase di ingrottamento caratterizzata da reati di minore allarme sociale, rinunciando talvolta alle ingenti entrate del rischioso business della droga. Ad oggi svolge le proprie attività criminali un po’ in tutta la città di Catania (é particolarmente attivo a San Cristoforo e Lineri) ma ha allargato i propri tentacoli fino all’estrema provincia etnea ed anche oltre. Si segnalano presenze di cellule criminali legate al clan Mazzei nei comuni di Bronte (con a capo Francesco Montagno Buzzone), Misterbianco, Maniace, Maletto, Cesarò (ME) e Portopalo (SR).

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Biagio Finocchiaro

Mafia, libri, vacanze, satira, costume, interviste, viaggi, politica internazionale e forse qualcosa in più. Potete pure evitare di leggerlo. Nulla di eccezionale. Credetemi. Tanto scrive quando vuole, di ciò che vuole e soprattuto se vuole. Al massimo un pizzico di acido sarcasmo e qualche discreta invettiva, molto buon disordine, svogliatezza, prolissità patologica, ingenuità congenita. Nulla più di un calabrone che, nella disperata voglia di fuggire via, si schianta e si rischianta contro il vetro di una finestra.

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