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Mafia e antimafia, 41bis di Aldo Ercolano. Il Legale: “L’on Fava appare in evidente conflitto di interessi”

«Quale difensore di Aldo Ercolano ho appreso, da una nota giornalistica del 13.1.2015, riportata anche dal giornale Livesiciliacatania, che l’Onorevole Fava è nuovamente intervenuto al fine di porre l’attenzione del Ministro della Giustizia circa l’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Roma riguardante  la revoca del 41 bis o.p., a carico di Aldo Ercolano, provvedimento giurisdizionale che, per la terza volta, ha conclamato la totale illegittimità dei provvedimenti ministeriali succedutisi fin dal 1994. Rilevo con preoccupazione, e spero che l’Autorità Giudiziaria intervenga al più presto, che l’Onorevole Fava appare in evidente conflitto di interesse rispetto alla specifica posizione dell’Aldo Ercolano per i noti fatti che hanno coinvolto quest’ultimo nell’omicidio del padre dell’Onorevole. Trovo inquietante che, al fine di perseguire ciò che appare un evidente interesse personale, dato che il Fava si era costituito parte civile nel processo a carico di Aldo Ercolano, si rilevino atti coperti dal segreto investigativo e riguardanti indagini  della DDA di Catania relative al procedimento “Caronte” ancora in corso. Auspico che l’Autorità Giudiziaria intervenga al fine di tutelare il detenuto Aldo Ercolano da una vera e propria persecuzione, nonostante provvedimenti giurisdizionali  a lui positivi, confermati ripetutamente in Cassazione, che hanno conclamato la sua  totale mancanza di pericolosità di collegamento con la criminalità organizzata.  Appare, dagli interventi riportati nella nota giornalistica, e dai fatti giudiziari succedutisi nel breve periodo, che si stia utilizzando lo strumento politico  e le Istituzioni della Repubblica, al fine di condurre una serie di iniziative a danno dell’Ercolano e dei suoi familiari.»

Roma 13.1.2015

Avv. Fabio Federico

Ecco quanto ha dichiarato l’on. Fava

Revocato ancora una volta il 41 bis al capomafia Aldo Ercolano, pochi mesi dopo la decisione del ministro Orlando di riconfermarlo per altri due anni: per quale ragione?. Lo chiede il deputato Claudio Fava, vicepresidente della Commissione antimafia, in un’interrogazione al ministro della Giustizia, firmata anche dai deputati Davide Mattiello e Laura Garavini (PD) e Francesco D’Uva (5Stelle), tutti della Commissione Antimafia. Nell’atto ispettivo, si ricordano i numerosi rapporti della Direzione Nazionale Antimafia che considerano l’Ercolano “l’uomo di maggior rilevanza criminale all’interno delle famiglie mafiose di Catania”. “Non si comprende – aggiunge il vicepresidente Fava – quali elementi abbiano potuto determinare, in così pochi mesi, una revisione radicale del giudizio sulla pericolosità dell’Ercolano”. “Appena due mesi fa, nel corso dell’operazione antimafia Reset – prosegue l’interrogazione – si sono acquisite intercettazioni telefoniche, trasferite poi negli atti del procedimento, da cui risulta in modo inequivocabile che Aldo Ercolano è tuttora il capo mafia di Catania e che nel corso di una riunione delle cosche catanesi che fanno riferimento alle famiglie Santapaola-Ercolano, al nome di Aldo Ercolano, indicato come l’attuale referente di Cosa Nostra, sarebbe partito tra gli affiliati un lungo applauso”. Sempre a novembre, nel corso dell’operazione antimafia Caronte, è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa anche Vincenzo Ercolano, fratello di Aldo Ercolano. “Secondo il rapporto dei Ros – aggiunge l’interrogazione – l’autotrasporto continua ad essere il business criminale incontrastato degli Ercolano che, per accrescere i propri affari, avrebbero utilizzato la forza intimidatrice del loro cognome. Un potere criminale recentemente consolidato anche attraverso alleanze eccellenti della criminalità organizzata palermitana e con imprenditori collegati alla mafia agrigentina”. “Appare difficile comprendere – commenta Fava – che l’erede designato di Nitto Santapaola alla guida di Cosa Nostra a Catania, applaudito come tale in una riunione delle cosche locali secondo le intercettazioni in possesso della Procura di Catania, per due volte in pochi mesi sia stato restituito al regime carcerario ordinario in palese conflitto con le valutazioni sulla sua pericolosità espresse dalla DNA, dalla Procura di Catania e dal ministro Orlando. Al quale chiediamo di intervenire con urgenza”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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